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Comprare una casa all’asta in tribunale può rivelarsi un ottimo affare

22 Novembre 2013 | Autore:
Comprare una casa all’asta in tribunale può rivelarsi un ottimo affare

L’acquisto di una casa messa in vendita all’asta, a seguito di un procedimento di espropriazione immobiliare in tribunale, consente all’acquirente di divenire proprietario di un bene libero da ipoteche, in modo sicuro e trasparente e, spesso, anche ad un prezzo inferiore al valore di mercato.

Acquistare una casa messa in vendita dal Tribunale a seguito di un procedimento di espropriazione può rilevarsi un affare semplice oltre che conveniente e sicuro.

Il potenziale acquirente potrà rivolgersi per ogni informazione e per visitare l’immobile al professionista delegato al compimento delle operazioni di vendita [1], e, quindi, entrerà immediatamente in contatto con un referente senza necessità di recarsi in Tribunale.

In genere, il nome del professionista delegato a ciascuna procedura si ricava dagli atti processuali o, più facilmente, se si consultano i siti internet dedicati alle aste, nella relativa sezione ivi dedicata.

In applicazione delle nuove norme [2] introdotte negli anni dal legislatore per favorire sempre più le vendite nell’ambito dei procedimenti di espropriazione immobiliare, i Giudici titolari dei relativi procedimenti delegano le operazioni di vendita a professionisti, individuati tra i notai, i commercialisti o gli avvocati, iscritti in apposito elenco, al fine di rendere più celere la vendita e soprattutto di creare un contatto più immediato tra i potenziali acquirenti e la procedura.

Inoltre, a differenza di una normale compravendita tra privati, il potenziale acquirente potrà avvalersi di una relazione tecnica, che sarà stata eseguita preventivamente da un esperto nominato dal Giudice [3], il quale, dopo aver prestato giuramento sul fedele espletamento dell’incarico, realizzerà una perizia estimativa e descrittiva dell’immobile.

Attraverso detta perizia estimativa, dunque, l’interessato è in condizione di conoscere tutto ciò che riguarda l’immobile nonché il suo valore commerciale in base al quale sarà stabilito il prezzo di vendita.

Capita spesso che il bene sia messo in vendita dal Tribunale anche ad un prezzo più basso rispetto al valore di mercato stimato dal consulente del Giudice, quando nessun acquirente abbia presentato un’offerta per l’acquisto al prezzo inizialmente indicato.

Per rendere possibile a chiunque l’acquisto tramite il Tribunale di un immobile, e non limitare tale possibilità solo a chi abbia fondi immediatamente disponibili, la legge prevede che l’acquirente possa corrispondere il prezzo di acquisto anche stipulando un mutuo con la banca, che in tal caso verserà direttamente la somma erogata in favore della procedura [4].

Altro aspetto favorevole dell’acquisto tramite il Tribunale consiste nel fatto che il bene immobile viene trasferito all’aggiudicatario libero da ogni trascrizione pregiudizievole, e cioè libero da ogni trascrizione di precedenti pignoramenti o ipoteche, di cui il Giudice ordina la cancellazione con il decreto di trasferimento, che costituisce il titolo di proprietà per l’acquirente e che andrà trascritto nei pubblici registri immobiliari.

L’acquisto da parte dell’aggiudicatario, inoltre, è definitivo, nel senso che resta tale anche nel caso in cui il debitore espropriato successivamente dimostrasse di aver subito illegittimamente l’espropriazione del proprio bene. In tal caso, come confermato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, il sopravvenuto accertamento dell’inesistenza del diritto del creditore a proporre l’espropriazione conclusa con la vendita non farebbe venir meno l’acquisto dell’immobile pignorato da parte dell’acquirente [6].


[1] Art. 591 bis cod. proc. civ.

[2] Art. 2 DL. 14/03/2005 n. 35

[3] Art. 569 cod. proc. civ.

[4] Art. 585 cod. proc. civ.

[5] Art. 586 cod. proc. civ.

[6] Cass. Sez. Un. sent. n. 21110/2012.

note

[1] Art. 591 bis cod. proc. civ.

[2] Art. 2 DL. 14/03/2005 n. 35

[3] Art. 569 cod. proc. civ.

[4] Art. 585 cod. proc. civ.

[5] Art. 586 cod. proc. civ.

[6] Cass. Sez. Un. sent. n. 21110/2012.


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