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Ex convivente non vuole lasciare casa

3 Novembre 2020
Ex convivente non vuole lasciare casa

Come comportarsi quando termina la convivenza e il partner non vuole andar via dall’appartamento?

Hai convissuto con il tuo fidanzato per ben 10 anni. Avete portato avanti la vostra relazione tra alti e bassi, fino a quando hai scoperto che ti tradiva con la tua migliore amica. Ora, però, lui non vuole andarsene dal tuo appartamento.

In questo articolo parleremo dell’ex convivente che non vuole lasciare la casa di proprietà dell’altro. Cosa prevede la legge? Si può intraprendere un’azione legale per mandarlo via una volta per tutte? Devi sapere che quando finisce la convivenza, il proprietario dell’immobile, se non ci sono figli, può ottenere che l’altro vada via di casa a condizione che gli conceda un congruo termine per trovare un’altra sistemazione. Anche tu stai vivendo una situazione simile? Allora mettiti pure comoda e prosegui nella lettura.

Cos’è la convivenza?

Iniziamo con qualche nozione che ci aiuti ad inquadrare per bene la questione che affronteremo a breve. Quando si parla di convivenza si fa riferimento a due persone maggiorenni, eterosessuali oppure omosessuali, che si amano e vivono stabilmente sotto lo stesso tetto senza, però, essere sposati oppure uniti civilmente.

È importante, tuttavia che ciascun partner goda della libertà di stato e che non sia legato all’altro da rapporti di parentela, affinità, adozione o affiliazione. La coppia convivente, in ogni caso, è libera di rendere una dichiarazione congiunta all’ufficio anagrafe del Comune di residenza, il quale, a seguito di accertamenti, rilascia il certificato di residenza e lo stato di famiglia.

Quali sono i diritti dei conviventi?

Se i conviventi formalizzano il proprio legame tramite dichiarazione all’ufficio anagrafe, allora ognuno può godere dei seguenti diritti:

  • subentrare nel contratto di locazione in caso di morte del partner intestatario;
  • inserirsi nelle graduatorie di assegnazione delle case popolari;
  • visitare il partner detenuto in carcere e scambiare la corrispondenza;
  • assistere il convivente in caso di ricovero ed ottenere informazioni sul suo stato di salute;
  • nominare il compagno convivente come tutore, curatore o amministratore di sostegno oppure come rappresentante in caso di malattia con conseguente incapacità di intendere e di volere;
  • partecipare alla gestione dell’attività dell’impresa familiare e ricevere una parte degli utili;
  • l’obbligo di reciproca assistenza morale e materiale;
  • ottenere il risarcimento del danno in caso di morte del partner a causa di illecito di terzi;
  • percepire gli alimenti in caso di cessazione della convivenza di fatto, sempre che il beneficiario versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere autonomamente al proprio sostentamento;
  • continuare a vivere nella casa familiare, in caso di morte del partner proprietario, per due anni o comunque non oltre i cinque anni, sempre che il convivente superstite non si sposi o vada a convivere con un’altra persona;
  • stipulare, con atto pubblico oppure scrittura privata autenticata, i contratti di convivenza per disciplinare gli aspetti patrimoniali del loro rapporto;
  • ottenere il permesso di soggiorno.

Ex convivente non vuole lasciare casa

Tanto premesso, vediamo adesso come comportarsi se l’ex convivente non vuole andare via di casa una volta terminata la convivenza.

Come ti ho già anticipato in premessa, il partner – proprietario esclusivo dell’appartamento – può ottenere il rilascio dell’immobile da parte dell’ex, il quale non ha alcun titolo per continuare ad abitarci. Durante la convivenza, infatti, il partner abita la casa come “detentore qualificato”. Una volta terminata la relazione, se non ci sono eventuali figli minori da tutelare, chi non è proprietario della casa deve andare via. Ovviamente, non è possibile sbattere fuori dall’abitazione il proprio ex dall’oggi al domani, ma è necessario concedergli del tempo per trovare un’altro alloggio.

Se l’ex convivente non ne vuole proprio sapere di lasciare l’appartamento, il proprietario può intraprendere l’azione di rilascio o di restituzione dell’immobile dimostrando al giudice la cessazione della convivenza. Successivamente, verrà riconosciuto un termine (solitamente, pari a 90 giorni) entro il quale il partner deve lasciare definitivamente l’immobile prima di essere allontanato.

In presenza di figli minori, invece, se i genitori non raggiungono un accordo, allora sarà necessario rivolgersi al tribunale per regolamentare l’affidamento, il collocamento ed il mantenimento della prole. In casi del genere, il giudice assegna la casa familiare al genitore collocatario, cioè a quello con il quale vivranno i bambini, anche se l’immobile è di proprietà esclusiva dell’altro genitore. Un simile provvedimento risponde, infatti, al supremo interesse dei minori a non cambiare casa per non subire altri traumi dopo la separazione dei genitori.

Quando termina la convivenza?

Anche il rapporto di convivenza può cessare da un momento all’altro. Le cause possono essere diverse, in particolare:

  • la celebrazione del matrimonio oppure dell’unione civile con altre persone;
  • il venire meno della coabitazione;
  • la dichiarazione, unilaterale o congiunta, da parte dei conviventi;
  • il decesso di uno dei due partner.

Per dichiarare la cessazione della convivenza è sufficiente compilare un modulo da presentare al Comune di residenza a mano, tramite fax oppure inviando una pec.

Nel momento in cui termina la convivenza, può capitare che uno dei due si trovi in una situazione di difficoltà economica che non gli consente di provvedere al proprio sostentamento. In tal caso, il partner più forte dal punto di vista economico deve corrispondere all’ex gli alimenti (cioè in pratica vitto e alloggio). Se poi ci sono anche dei figli minori, allora, come già detto, in assenza di accordo sarà necessario bussare alle porte del tribunale affinché il giudice si pronunci sull’affidamento e sul mantenimento dei figli, oltre che sull’assegnazione della casa familiare.



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