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Multilevel marketing: come non farsi fregare

3 Settembre 2020 | Autore:
Multilevel marketing: come non farsi fregare

Vendite multilivello o MLM, vendite piramidali e catene di Sant’Antonio: come riconoscerle e cosa si può considerare legale. 

Ormai si sente spesso parlare di vendite multilivello o anche di multilevel marketing. Spopolano sui social network: Fecebook e Instagram ne sono letteralmente infestati.  

Spesso però dietro questi fenomeni si nascondono delle mezze truffe. Nei casi più gravi si tratta di espedienti per camuffare delle vendite piramidali che, a differenza del multilevel marketing, sono vietate dalla legge. Allora, come distinguerle e difendersi?

In questa guida cercherò di spiegare proprio come riconoscere il multilevel marketing e come non farsi fregare.

Instagram e le foto da favola

Prima ancora di entrare nel mondo del multilevel marketing (o MLM per usare l’acronimo spesso impiegato per riconoscere il fenomeno), facciamo un passo indietro. Partiamo da Instagram, un mondo pieno di personaggi un tempo sconosciuti, ma oggi con centinaia di migliaia di follower. Dalle foto capici che fanno la bella vita, trascorrono la vita in perenne vacanza, in posti di lusso e locali alla moda. La loro casa ha sempre una piscina o un’incantevole vista mare-monti, ben arredata con interni di alto design. Pranzano e cenano in ristoranti costosi, curano il corpo, girano su auto di lusso, vestono abiti firmati, indossano accessori raffinati. Ma la realtà è ben diversa. 

Si tratta spesso di persone normali che si guadagnano da vivere, o arrotondano lo stipendio, facendo gli influencer e sponsorizzando vari prodotti, in cambio di soldi o dei prodotti stessi. Così ci sono hotel che regalano soggiorni e trattamenti in cambio di una foto postata su un profilo con molti follower e ristoranti che garantiscono la cena gratis in cambio di un tag sulla foto di un piatto.  

Naturalmente, per alimentare questo business bisogna lucidare la vetrina. E così c’è anche chi arriva ad affittare macchine e ville per far credere di possederle davvero e alimentare questa percezione di una vita di lusso e di raffinatezze.

Finché gli influencer si limitano a mostrare questo stile di vita in foto e video il gioco è innocuo. Tutt’al più, potrete essere spinti a indossare gli stessi abiti, ad acquistare un orologio, una borsa e così via. Insomma, fin qui è un messaggio non diverso da dalle normali pubblicità televisive, tranne che per il fatto che il personaggio in questione vi appare più vicino perché ha la vostra stessa età, parla quasi come voi, ha il vostro stesso modo di comportarsi o quello “di successo” che voi vorreste avere.

Come diventare ricchi con il MLM?

Le cose però cambiano quando l’influencer cerca di coinvolgervi ad entrare nel proprio mercato o, come si dice in gergo tecnico, a diventare un “protagonista”. 

Qui, avviene una trasformazione. Cambia il vostro ruolo: da compratori diventate venditori. O almeno così vogliono farvi credere, perché, nella maggior parte dei casi, servite solo a mantenere in vita la catena. Cerchiamo di capire meglio cosa succede.

Vi viene offerta la possibilità di guadagnare tramite la vendita dei prodotti della stessa azienda per cui lavora già l’influencer. Sembra rosa e fiori, ma non lo è. Qui, nascono infatti le difficoltà. 

Innanzitutto, entrare nella catena non è gratis. Vi verrà infatti imposto un “piccolo acquisto” di un campione di prodotti che poi andrete a vendere: potranno essere cosmetici, integratori, oggetti di vario genere. Si tratta di un primo stock di prodotti, una sorta di campionario base che potrete provare e consumare voi stessi oppure rivendere e iniziare già a guadagnare; le cifre sono variabili a seconda del tipo di prodotti e varia da qualche decina a qualche centinaia di euro nella maggior parte dei casi.

Nel discorso che vi verrà rivolto per convincervi ad entrare viene messo sottoriga il fatto che dovete essere voi a pagare una quota d’ingresso, per entrare a far parte della rete di vendita, e poi anche un’altra quota periodica, di solito annuale, per poterci rimanere. L’interlocutore minimizzerà la cosa e vi dirà che si tratta di una piccola cosa di fronte ai guadagni stratosferici che potrete ottenere impegnandovi con le vostre capacità. Faranno leva sul vostro orgoglio e sulla vostra sete di guadagno, che sono passioni umane ben note a chi organizza questi schemi.

Ammesso che riuscirete a vendere lo stock iniziale, per guadagnare dovrete continuare a vendere ancora ulteriori prodotti. E qui nascono altri due problemi. 

Il primo è il prezzo. Si tratta di prezzi più alti rispetto al mercato. E questo perché le vendite multilivello sono organizzate secondo uno schema piramidale: l’ultimo arrivato entra al livello più basso e deve pagare una percentuale dei ricavi delle proprie vendite non solo alla società proprietaria ma anche a chi occupa i livelli più alti, a partire dall’influencer che lo ha arruolato e convinto ad entrare nel gioco. 

Il secondo problema è la ricerca dei clienti. Voi non siete né promoter, né influencer, né commercianti o comunque persone in grado di convincere la gente a comprare cose che probabilmente non servono. 

Il modo per guadagnare di più col MLM (ma per chi?) 

A questo punto, se vi lamentate con il vostro sponsor perché non riuscite a vendere, lui vi dirà con entusiasmo che esiste un altro modo per guadagnare ed, anzi, è quello più redditizio! Si tratta di far aderire alla struttura di vendita altre persone, che vi faranno guadagnare la percentuale sulle vendite che realizzeranno secondo quel meccanismo a piramide appena descritto, secondo cui chi arriva per ultimo paga sempre una percentuale ai gradini superiori. In pratica avrete la possibilità di realizzare i guadagni dai livelli inferiori della rete.

Se poi i vostri adepti faranno lo stesso e recluteranno, a loro volta, altre persone, allora – vi viene sempre detto – il vostro guadagno diventerà spettacolare.

Il segreto del multimarketing è proprio questo: la sua forte capacità di espansione rispetto al commercio tradizionale. Ma chi si troverà sotto di te avrà gli stessi problemi tuoi e l’unica differenza sarà che adesso sarai tu a incoraggiarlo e spronarlo a vendere, perché se non ci riesce non guadagnate né tu né lui.

Questo è il fenomeno per cui le vendite multilivello a un certo punto alimentano sé stesse. Succede e deve succedere per tenere in piedi il sistema, che ha continuo bisogno di nuovi ingressi per alimentare la base commerciale, altrimenti la piramide crolla perché non arriva più denaro per remunerare quelli che stanno ai livelli più alti. Questi sono, di solito, i creatori ed i primi promotori del sistema, gli unici che, in pratica, guadagnano da questa attività. 

Insomma, nelle vendite multilivello vince sempre e solo chi sta sopra, ai livelli più alti della piramide.

La seconda faccia dell’inganno

Ma l’inganno non finisce qui.

Arriverà un momento in cui vi accorgerete che i guadagni sono magri. E vi andrete a lamentare con il vostro superiore. Lui coglierà la palla al balzo e vi offrirà una ulteriore soluzione per uscire dal problema. 

Vi verrà detto dai vostri sponsor che se le cose non funzionano è colpa vostra, che non vi siete impegnati abbastanza. Vi diranno che, per vendere, dovete convincere, essere persuasivi, sicuri. E guarda caso, vi proporranno di partecipare a dei corsi pensati apposta per voi, che vi aiuteranno a diventare un newtork marketer di successo. 

Ovviamente, per partecipare a questa formazione dedicata dovrete sborsare altri soldi.

Come riconoscere le vendite multilivello

Vediamo ora come riconoscere le fregature e difendervi dalle varie trappole disseminate sui social. Tra poco, vi spiegherò che non tutte sono lecite, ma anche quando lo sono non possono certo definirsi convenienti. 

Ecco i segnali che devono mettervi in guardia. Le frasi tipiche di chi vi propone l’iniziativa e che vi devono far capire che siete davanti a una vendita multilivello sono ad esempio: “Puoi lavorare da casa”, “Hai totale autonomia: decidi tu il tempo necessario da dedicare a questa attività, puoi farlo tranquillamente nel tempo libero”, “Se vuoi non devi fare quasi nulla, sei il capo di te stesso, decidi quando e come impegnarti”.

Una conferma arriva se l’interlocutore vi promette: “Puoi ottenere grossi guadagni, non lasciarti sfuggire questa opportunità, migliora la tua vita, noi ce l’abbiamo fatta”.

Se cercate di essere più concreti e chiedete quanto guadagnerete, vi verrà detto che all’inizio si tratta solo di 300-500 euro al mese, “ma lavorando pochissimo. Poi più cresci… Ci sono degli sponsor che guadagnano decine di migliaia di euro”.

Ora, mio padre mi insegnava sempre che i soldi non te li regala nessuno. E a mente fredda, se non vi farete ammaliare da queste sirene, capirete che si tratta di guadagni irrealistici. Però, è facile cadere nella trappola, guardando le foto dell’influencer che esibiscono una vita di lusso.

Il punto debole del MLM

Anche da un punto di vista economico il network marketing, che nella formula teorica sembra così suggestivo, in pratica non riesce a funzionare su larga scala. Ciò  perché i prezzi dei prodotti messi in vendita sono più alti di quelli della media dei prodotti analoghi sul mercato, in quanto contengono la percentuale necessaria a remunerare tutta la rete di venditori che è molto più ampia delle normali reti commerciali. 

Il passaparola e la fiducia nel venditore non bastano. Inoltre, i mercati di sbocco dei principali prodotti che queste reti vendono (come integratori, prodotti per la cura e il benessere della persona, cosmetici, creme dimagranti, ecc.) sono già saturi.

Il multilevel marketing è legale?

Il multilevel marketing non è illegale, non è di per sé una truffa, anche se, come abbiamo visto, non dà nella maggior parte dei casi guadagni. Il fatto che i guadagni prospettati siano solo apparenti e, in pratica, quasi sempre irrealizzabili – come hanno imparato a proprie spese più del 95% di chi è passato già attraverso questa esperienza – non ne fa una frode.

Ma la vendita multilivello lecita ha ha un confine molto labile con un fenomeno che si chiama vendita piramidale che invece è del tutto illecita. 

La differenza è sottile e sta nel fatto che nella vendita multilivello viene comunque effettuata una vendita reale o almeno potenziale, anche se c’è sempre la piramide gerarchica degli appartenenti alla rete. Nello schema di vendita piramidale non si vende nulla e l’unico vero beneficio economico deriva dal convincere altri partecipanti ad entrare nella rete. È uno schema molto simile alle catene di Sant’Antonio, dove per guadagnare qualcosa siete costretti a diffondere il messaggio a pagamento.

Facciamo un esempio.

Immaginiamo un sito che offre a chiunque la possibilità di iscriversi, dietro pagamento di una quota associativa pari a euro 30,00.

Dopodiché, lo stesso sito offre ai propri iscritti la possibilità di guadagnare il 20% sulle successive quote associative di quanti si saranno iscritti grazie alla loro segnalazione (cioè 6 euro per ogni ulteriore associato procurato).

Così, dopo aver procacciato 6 iscritti, il primo associato percepisce in tutto 36 euro e fa un lucro di 6 euro sugli iniziali 30 euro che aveva pagato per iscriversi. 

Il tutto si ripete a macchia d’olio e, per ogni iscritto, il sito percepisce un utile di 24 euro (cioè 30 euro di iscrizione cui vanno sottratti 6 euro di percentuale al procacciatore), ma senza aver fornito mai alcun bene o servizio a chiunque.

Ebbene, questo meccanismo, quando non è rivolto alla vendita di alcun bene o servizio, o quando è rivolto a reclutare nuovi soggetti piuttosto che sulla loro capacità di vendere beni o servizi, è illecito e punito dalla legge penale. Si tratta, in buona sostanza, di un passaparola telematico, che non produce alcunché, se non arricchire l’originario ideatore. 

Insomma, nel multilevel marketing si vendono, o si cerca di vendere, prodotti veri, che esistono davvero, mentre nello schema piramidale non si vende proprio nulla. La legge n.173 del 2005 vieta le vendite piramidali. Tale comportamento costituisce un reato punito con l’arresto da 6 mesi a 1 anno o con l’ammenda da 100mila a 600mila euro. 

Questa pena è prevista non soltanto a carico degli organizzatori e dei promotori ma – dice la legge – anche nei confronti di chi “realizza” le attività o le strutture di vendita o le operazioni in cui esse si concretizzano, addirittura anche solo “inducendo uno o più soggetti ad aderire”. Quindi, rischia sia il primo che l’ultimo gradino della piramide. 

La legge sa che gli italiani sono abili a camuffare una cosa per un’altra e, quindi, nel tentativo di stanare le vendite piramidali nascoste sotto altre forme di rete commerciali, ha stabilito degli indici presuntivi che fanno ritenere di essere in presenza del reato appena descritto. 

Ad esempio, siamo davanti a una vendita a piramide, quindi vietata, se c’è l’obbligo di acquistare una rilevante quantità di prodotti senza diritto di restituzione del prezzo in misura non inferiore al 90% del costo originario, nel caso di mancata vendita al pubblico. Oppure se c’è l’obbligo di pagare una somma di denaro, al momento del reclutamento nell’organizzazione cioè all’ingresso, o come condizione per la permanenza, “in assenza di una reale controprestazione”.

Nel Multilevel marketing, però, il pagamento viene camuffato il più delle volte come corrispettivo per partecipare a corsi di formazione sulle tecniche di vendita, eventi pubblicitari o conviviali organizzati dalla società o altri benefici ancora, insomma qualcosa che magari vale aria fritta ma ha un apparente valore di controprestazione.



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1 Commento

  1. Ecco un altro che denigra un sistema di marketing ormai centenario e che continua a funzionare nel mondo.
    Vi piace tanto buttare fango sul MLM o peggio, come nel caso di questo articolo, confondere Il MLM e accomunarlo a truffe, inganni, false promesse, sistemi piramidali (e quindi illegali) e altro?
    Informatevi, prima di avere la pretesa di saper scrivere un articolo su un argomento così delicato.
    Soprattutto su un sito che si chiama “la legge per tutti”.
    Mi chiedo infatti: dov’è in questo articolo sul MLM la legge 105 del 2006? Neanche un accenno?
    Davvero vergognoso, credetemi.
    Scusate l’indignazione.

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