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I prelievi ingiustificati sul conto bancario del professionista non sono ricavi in nero

22 Novembre 2013
I prelievi ingiustificati sul conto bancario del professionista non sono ricavi in nero

La Commissione Tributaria di Rieti si dissocia dall’orientamento consolidato della Cassazione: non si vede come l’operazione possa essere un’attività occulta del contribuente, “specie se avvocato”.

I prelievi ingiustificati sul conto bancario dal parte del professionista, “specie se avvocato”, non possono essere contestati dal fisco come ricavi in nero.

A dirlo è la Commissione Tributaria Regionale di Rieti [1]: una sentenza che farà piacere soprattutto ai professionisti, perché i giudici si sono riferiti proprio al caso di un avvocato che aveva ricevuto un accertamento in parte basato su alcuni prelievi sospetti dal conto corrente bancario.

La Commissione Tributaria non ha tenuto conto del contrario orientamento della Cassazione, secondo la quale, invece, in tali situazioni, si ha una vera e propria conclamata colpevolezza del correntista: una presunzione di evasione fiscale che il contribuente potrebbe superare solo fornendo – pezze giustificative alla mano – una prova contraria.

È vero anche che, quando è uscita la sentenza della CTR di Rieti (pochi giorni fa), non era ancora stata depositata l’ultima – e ancor più categorica – pronuncia della Cassazione (leggi l’articolo di ieri: “Versamenti e prelievi sul conto corrente: per la Cassazione sono ricavi non dichiarati”).

In ogni caso, i giudizi laziali dimostrano di dissociarsi completamente da quello che dice la Suprema Corte, affermando che, per il libero professionista (nella specie un avvocato), non vale la presunzione di reddito per i prelevamenti dal conto corrente: “non si vede, infatti, come una spesa possa fare presumere un’attività occulta agli occhi del fisco”.

In buona sostanza – si legge nella sentenza in commento – è ragionevole ritenere che la presunzione per i prelevamenti operi solo con riferimento ai redditi d’impresa (cioè per il conto corrente dell’imprenditore, grande o piccolo che sia) e ai redditi di lavoro autonomo, ma non invece per le professioni cosiddette liberali.


In caso di versamento privo di giustificazione è ragionevole desumere il potenziale occultamento di ricavi e quindi di redditi in nero. Ma ciò vale solo per imprenditori e lavoratori autonomi. Non vale invece per i prelevamenti effettuati dal professionista, specie se avvocato.

note

[1] C.T.R. sent. n. 139/2013.


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