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Posso lavorare da mia moglie durante la malattia?

2 Novembre 2020
Posso lavorare da mia moglie durante la malattia?

Il dipendente che si assenta perchè sta male non deve svolgere attività che possono rallentare il rientro in servizio.

Nel nostro ordinamento i lavoratori sono tutelati nel caso in cui insorge una malattia che impedisce loro il regolare svolgimento dell’attività di lavoro. Tuttavia, il dipendente in malattia deve rispettare una serie di obblighi e di doveri se vuole evitare di subire un procedimento disciplinare da parte del datore di lavoro che può anche portare al suo licenziamento.

Se tua moglie ha un’attività economica e ti chiedi: Posso lavorare da mia moglie durante la malattia? Devi essere consapevole che lo svolgimento di attività di lavoro nel negozio di tua moglie ti potrebbe costare molto caro e farti perdere il posto di lavoro.

Il dipendente assente per malattia, infatti, deve cercare di minimizzare il disagio arrecato al suo datore di lavoro e deve cercare di guarire quanto prima per rientrare al lavoro.

Malattia del lavoratore: che cosa si intende?

Con la firma della lettera di assunzione, il lavoratore si impegna a svolgere, nell’orario di lavoro pattuito, la sua prestazione di lavoro a favore del datore di lavoro. Proprio a fronte del lavoro svolto, il dipendente riceve lo stipendio mensile da parte dell’azienda.

Può accadere, tuttavia, che il lavoratore non sia in condizione di recarsi al lavoro, perché il suo stato di salute psico-fisica non gli permette lo svolgimento della prestazione di lavoro.

La malattia del lavoratore è un’alterazione temporanea dello stato di salute del dipendente che gli impedisce di eseguire la prestazione lavorativa.

La tutela del lavoratore in malattia si esprime sia nel rapporto con il datore di lavoro sia nel rapporto con l’Inps. Sotto il primo profilo, il dipendente in malattia è esonerato dalla prestazione di lavoro e può, quindi, restare a casa fino alla guarigione senza doversi recare al lavoro.

Per quanto concerne la tutela Inps, il lavoratore malato riceve dall’ente di previdenza l’indennità di malattia Inps, ossia, una somma di denaro che compensa la perdita di retribuzione derivante dalla sospensione del rapporto di lavoro.

Ovviamente, per far scattare la tutela del dipendente in malattia, non basta che il lavoratore affermi di essere malato ma occorre che lo stato morboso sia certificato dal medico curante attraverso il certificato telematico di malattia. Senza tale certificazione, l’assenza dal lavoro è ingiustificata e nessuna prestazione a carico dell’Inps può essere richiesta dal dipendente.

Lavoratore in malattia: quali sono i suoi obblighi?

La malattia non determina solo diritti a favore del lavoratore ma anche doveri ed obblighi. In particolare, il lavoratore in malattia ha l’obbligo di comunicare tempestivamente la propria assenza per malattia al datore di lavoro, con ogni mezzo idoneo (Telefono, sms, mail, WhatsApp, etc.).

Non appena è stata comunicata l’assenza all’azienda, il lavoratore deve recarsi presso l’ambulatorio del medico di base o, se non è in condizione di uscire di casa, richiedere la visita domiciliare. Lo scopo della visita è farsi rilasciare il certificato telematico di malattia che arriva in automatico all’Inps e al datore di lavoro tramite Pec.

Il certificato di malattia indicherà la prognosi di malattia, ossia, il numero di giorni di riposo a casa prescritti dal medico e durante i quali il lavoratore può essere assente dal lavoro.

Durante tutta la durata dell’assenza per malattia il lavoratore deve farsi trovare a casa, presso il domicilio indicato nel certificato di malattia, nelle fasce di reperibilità per eventuali visite mediche di controllo.

Nel settore privato, le fasce sono le seguenti:

  • mattina: dalle ore 10.00 alle ore 12.00;
  • pomeriggio: dalle ore 17.00 alle ore 19.00.

Inoltre, visto che l’assenza per malattia determina comunque un disagio organizzativo per l’azienda, il lavoratore deve cercare di accelerare al massimo il decorso della malattia e la guarigione ed evitare di svolgere qualsiasi attività incompatibile con lo stato morboso e potenzialmente in grado di rallentare il rientro al lavoro.

Lavoro durante la malattia: quali conseguenze?

L’obbligo del lavoratore di evitare ogni attività che possa ritardare il ritorno in servizio è stato ribadito, anche di recente, dalla Cassazione [1].

Nel caso esaminato dagli Ermellini, un lavoratore, assente per malattia in quanto colpito da dermatite cronica alle mani, era stato colto mentre aiutava la moglie nel suo bar ed era stato licenziato per giusta causa dal datore di lavoro.

La Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento in quanto l’esecuzione, durante l’assenza per malattia, di una attività di lavoro che può pregiudicare i tempi di recupero della malattia, costituisce una grave violazione dei doveri di correttezza e buona fede che il lavoratore deve sempre seguire nel corso del rapporto di lavoro.


note

[1] Cass. 2 settembre 2020, n. 18245.


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