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Mancato pagamento dei contributi: i diritti del lavoratore

2 Novembre 2020
Mancato pagamento dei contributi: i diritti del lavoratore

Gli oneri previdenziali devono essere versati all’Inps interamente dal datore di lavoro, anche con riferimento alla quota a carico del dipendente.

Hai scoperto che, da un pò di tempo, il datore di lavoro non sta versando regolarmente all’Inps i contributi previdenziali. Vuoi sapere se l’Inps può agire nei tuoi confronti per chiederti il pagamento della quota a tuo carico.

Per dare una risposta a questo quesito, occorre premettere che, in ogni rapporto di lavoro, il datore di lavoro è tenuto a pagare mensilmente ad Inps ed Inail i contributi previdenziali ed assistenziali.

Ma quali sono, in caso di mancato pagamento dei contributi, i diritti del lavoratore? La Cassazione è intervenuta anche di recente sul tema, confermando il proprio orientamento protettivo nei confronti della parte debole del rapporto di lavoro: il lavoratore. Ma andiamo per ordine.

Contributi previdenziali: cosa sono?

La nostra Costituzione [1] ha posto le fondamenta di quello che viene comunemente definito Stato Sociale. Nel nostro ordinamento, infatti, i lavoratori hanno diritto ad una serie di prestazioni economiche, a carico dello Stato, quando si verificano degli eventi che impediscono loro la possibilità di lavorare e, dunque, di procurarsi un reddito per vivere.

Basti pensare all’indennità di malattia, all’indennità di gravidanza, ai congedi parentali retribuiti, all’indennità di disoccupazione (Naspi), alla pensione di vecchiaia.

Ovviamente, il sistema di sicurezza sociale ha un costo molto elevato. Ogni giorno, migliaia e migliaia di euro vengono pagati dall’Inps ai lavoratori ed ai pensionati italiani che usufruiscono delle varie prestazioni previste dal nostro sistema di previdenza ed assistenza.

Ma da dove vengono tutti questi soldi? La principale fonte di finanziamento del sistema di sicurezza sociale è rappresentata dai contributi previdenziali sul lavoro dipendente.

Ogni datore di lavoro, infatti, deve versare una somma di denaro, a titolo di contributi previdenziali, all’Inps. I contributi previdenziali si calcolano applicando una determinata aliquota contributiva alle somme erogate al lavoratore a titolo di retribuzione.

L’ammontare dell’aliquota dipende da diversi fattori come, ad esempio:

  • il settore merceologico di attività;
  • il numero di dipendenti impiegati dall’impresa;
  • la categoria legale di inquadramento del lavoratore (dirigente, quadro, impiegato ed operaio).

Chi paga i contributi previdenziali?

Siamo portati a pensare che i contributi previdenziali vengono pagati solo dal datore di lavoro. In realtà non è così. Una parte degli oneri contributivi, infatti, è posta a carico del datore di lavoro e una quota è, invece, a carico del lavoratore. La suddivisione è, solitamente, circa il 30% a carico dell’azienda ed il 9,19% a carico del dipendente.

Tuttavia, il lavoratore non deve provvedere materialmente a versare la quota di contributi a suo carico all’Inps (come, invece, devono fare i lavoratori autonomi nei confronti della loro cassa previdenziale di riferimento). La legge prevede, infatti, che il datore di lavoro debba procedere a trattenere dalla busta paga del lavoratore la quota di contributi sociali a suo carico e, quindi, versarla all’Inps.

La legge [2] pone, dunque, a carico del datore di lavoro la responsabilità sia del pagamento dei contributi a suo carico, sia del pagamento della quota a carico del lavoratore.

Peraltro, qualunque pattuizione tra le parti contraria a questa regola è nulla.

Mancato pagamento dei contributi: i diritti del lavoratore

Cosa succede, tuttavia, se il datore di lavoro omette di pagare i contributi previdenziali e, dunque, anche la quota a carico del lavoratore? Può quest’ultimo subire un’azione dall’Inps per il recupero della parte su di lui gravante? La questione è stata affrontata molte volte dalla Cassazione. In una recente decisione [3], la Suprema Corte ha stabilito che il datore di lavoro può trattenere la quota di contributi a carico del dipendente solo se provvede, tempestivamente, a versarli all’Inps. In caso contrario, la parte a carico del dipendente resta in carico al datore di lavoro inadempiente.

Se l’azienda fallisce il lavoratore potrà richiedere all’azienda la quota indebitamente trattenuta che, avendo natura retributiva, potrà essere insinuata nel passivo fallimentare come credito privilegiato.

Tale principio, in verità, è stato già affermato in numerosi precedenti della Cassazione [4], nei quali è stato ribadito che il mancato pagamento dei contributi da parte del datore di lavoro determina l’obbligazione dell’azienda di pagare anche la quota del dipendente, senza possibilità di una rivalsa successiva nei confronti di quest’ultimo.

Occorre, infine, considerare che trattenere delle somme dallo stipendio del dipendente senza provvedere al versamento a favore dell’Inps potrebbe comportare anche la commissione del reato di appropriazione indebita a carico del datore di lavoro.


note

[1] Art. 38 Cost.

[2] Art. 19, della Legge n. 218/1952.

[3] Cass. 3 settembre 2020, n. 18333.

[4] Cass. 16 ottobre 2018, n. 25856.


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