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Stalking: che frequenza devono avere le persecuzioni

4 Settembre 2020
Stalking: che frequenza devono avere le persecuzioni

Quanto tempo può decorrere tra le singole condotte? Anche se gli atti persecutori sono diluiti in molti anni è possibile parlare di stalking e denunciare? 

Di recente, la Cassazione è giunta a ritenere che il reato di molestie possa configurarsi anche in presenza di pochissime condotte se ripetute in un arco di tempo tra loro ristretto. Si pensi a due telefonate a pochi minuti di distanza l’una dall’altra; o chi fotografi un passante senza che ciò sia giustificato dalla notorietà del personaggio; o a un corteggiatore che, per qualche minuto, importuni una donna per strada. 

Lo stesso dubbio si è posto con riferimento al reato di stalking che, con quello di molestie, ha in comune il fatto di realizzare una condotta reiterata nel tempo. In particolare, è stato chiesto alla Suprema Corte, che frequenza devono avere le persecuzioni per parlare di stalking. Ecco come la Cassazione ha risposto [1] a questo interessante quesito.

Stalking: presupposti

Abbiamo più volte parlato, in questo stesso giornale, dei presupposti dello stalking. Con una semplice ricerca nell’archivio interno compariranno numerosi risultati. In questa sede, possiamo ricordare che si tratta di un reato “a forma libera” ossia il cui comportamento non è tipizzato dalla norma. In buona sostanza, e con parole ancora più semplici, si può dire che qualsiasi comportamento può configurare stalking a patto però che, nella vittima, produca una di queste tre conseguenze:

  • uno stato d’ansia o di paura grave e perdurante;
  • oppure un fondato timore per l’incolumità propria o di un familiare o di qualsiasi altra persona a cui è legata da una relazione affettiva;
  • oppure un’alterazione delle proprie abitudini quotidiane (si pensi al fatto di dover cambiare numero di telefono, l’orario di lavoro o la strada per tornare a casa o anche a chi è costretto a sospendere un account su un social network per non ricevere messaggi inopportuni).

Dunque, se si realizza anche uno solo di questi tre effetti, a prescindere dal comportamento tenuto dal colpevole, si può parlare di stalking. 

Chiaramente, le dichiarazioni della vittima avranno – come in tutti i processi penali – un ruolo chiave nell’identificazione degli estremi del reato e, se non sconfessati da altri elementi esterni, potranno da sole fondare una condanna penale.

Le condotte reiterate

A monte di tutto ciò, per poter parlare di stalking, è necessario essere in presenza di condotte o minacce reiterate nel tempo. Lo dice espressamente l’articolo 612bis del Codice penale a norma del quale «è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita». 

Dobbiamo quindi individuare con precisione cosa si intende con l’aggettivo «reiterate» (sottinteso “nel tempo”).

Qui, la Cassazione preferisce sposare un’interpretazione ampia della norma. Quanto al tempo minimo tra le singole condotte, a detta dei giudici può parlarsi di stalking anche in presenza di comportamenti ripetuti in un arco di tempo assai ristretto, a condizione che si tratti di atti tra loro distinti e autonomi (non quindi un unico atto) e che la reiterazione comporti uno dei tre eventi indicati dal Codice penale che abbiamo elencato sopra [2]. Anche due soli episodi sono ritenuti sufficienti a configurare la reiterazione di atti persecutori.

Una volta presentata la querela, non c’è bisogno di ripeterla per ogni successivo atto persecutorio commesso dal colpevole. Basta già una singola querela per punire tutti gli atti anteriori o posteriori [3].

La frequenza dei comportamenti: quanto tempo può decorrere? 

Abbiamo appena analizzato l’aspetto del tempo minimo che può e deve decorrere tra le singole condotte persecutorie per poter parlare di stalking. Tempo che, come abbiamo appena detto, deve essere sufficiente a configurare una serie di atti tra loro autonomi, anche se ravvicinati l’uno all’altro. In questa serie, è possibile parlare di stalking anche in presenza di due soli episodi.

Ora, invece, affronteremo il tema del tempo massimo ossia della frequenza dei comportamenti illeciti. Secondo la Corte, gli episodi vessatori che configurano il reato di stalking devono essere presi in considerazione anche se tra i medesimi siano decorsi diversi anni. 

Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto sussistente il reato di atti persecutori in presenza di sms ingiuriosi inviati nell’arco di un decennio. In tale ampia forbice temporale, gli episodi erano stati solo tre. Ma – come si legge nella sentenza – la violenza benché perpetrata in un decennio non trova alcuna giustificazione o perdono. 


note

[1] Cass. sent. n. 25026/20. 

[2] Cass. sent. n. 104/2017.

[3] Cass. sent. n. 1930/2017.


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