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Trasferimento lavoratore Ccnl commercio

3 Novembre 2020
Trasferimento lavoratore Ccnl commercio

I contratti collettivi di lavoro prevedono una serie di diritti e di garanzie per i lavoratori che vengono trasferiti ad una nuova sede di lavoro.

Il luogo di lavoro è un elemento così importante nel rapporto di lavoro che, spesso, il lavoratore non avrebbe accettato quell’impiego se avesse dovuto lavorare in una sede di lavoro diversa da quella prevista dal contratto. E’, infatti, l’aspirazione di molti poter lavorare a due passi da casa, senza dover sconvolgere la propria esistenza e i propri affetti. Questo equilibrio, tuttavia, può essere turbato dalla decisione del datore di lavoro di modificare la sede di lavoro del dipendente. In questo caso si parla di trasferimento del lavoratore.

I contratti collettivi di lavoro prevedono delle tutele per il lavoratore trasferito. Ad esempio, in caso di trasferimento del lavoratore, il Ccnl Commercio prevede una serie di diritti e di tutele che riguardano sia il preavviso con cui la modifica della sede di lavoro deve essere comunicata, sia le tutele economiche cui il lavoratore trasferito può avere accesso.

Trasferimento del lavoratore: che cosa si intende?

Come abbiamo detto in premessa, il luogo in cui il lavoratore deve svolgere la prestazione lavorativa riveste, nell’ambito del rapporto del lavoro, un’importanza fondamentale. Molti lavoratori, infatti, non accettano un impiego solo perché è in linea con le loro aspettative professionali ma lo accettano anche e soprattutto perché si trova vicino casa.

Il trasferimento del lavoratore è il provvedimento adottato in maniera unilaterale dal datore di lavoro con cui il luogo di lavoro previsto nel contratto di assunzione viene modificato.

La modifica della sede di lavoro viene comunicata al lavoratore con una lettera di trasferimento che deve indicare:

  • la nuova sede di lavoro presso la quale il lavoratore sarà tenuto ad eseguire la propria prestazione lavorativa;
  • la data a partire dalla quale la modifica del luogo di lavoro sarà effettiva.

Considerando i profondi effetti che il trasferimento produce nella vita del lavoratore, in base alla legge [1], tale modifica del contratto di lavoro è legittima solo se fondata su comprovate esigenze organizzative, tecniche e produttive aziendali.

I motivi che hanno determinato il trasferimento non devono essere necessariamente esplicitati nella lettera, né il datore di lavoro può ritenersi obbligato a fornire tali indicazioni se gli vengono richieste dal dipendente.

Se, tuttavia, il lavoratore impugna il trasferimento presentando un ricorso al tribunale del lavoro, il datore di lavoro avrà l’onere di provare l’effettiva sussistenza delle ragioni tecniche, organizzative e produttive che hanno reso necessaria l’assunzione di questo provvedimento.

In particolare, il datore di lavoro dovrà provare:

  1. l’inutilità del dipendente presso la sede di origine;
  2. la necessità di quello specifico dipendente, con le sue peculiari competenze, presso la sede di destinazione;
  3. i criteri di scelta seguiti nella determinazione del lavoratore da trasferire.

Trasferimento: quali diritti spettano al lavoratore?

La legge si limita a prevedere la necessità che il trasferimento si fondi su comprovate esigenze aziendali.

I contratti collettivi di lavoro, tuttavia, hanno introdotto una particolare disciplina in caso di trasferimento del lavoratore, prevedendo diritti di natura economica per il lavoratore trasferito oltre al diritto ad un certo preavviso nella comunicazione della nuova sede di lavoro.

Trasferirsi comporta, infatti, anche dei costi. Basti pensare alle spese di viaggio e di trasporto, al trasloco dei propri arredi, ai costi da sostenere per chiudere un contratto di locazione presso la sede di origine, etc.

Il Ccnl Commercio [2], ad esempio, prevede che il lavoratore trasferito abbia diritto ad una serie di indennità che dipendono dalla situazione familiare del lavoratore stesso.

In particolare, se il lavoratore non è capofamiglia avrà diritto:

  • al rimborso delle spese vive effettuate per il viaggio attraverso la strada più breve;
  • al rimborso delle spese vive sostenute per il trasporto dei bagagli e del mobilio;
  • al rimborso, per un massimo di sei mesi, del canone di locazione che il lavoratore deve continuare a pagare perché non è stato possibile sciogliere il contratto;
  • ad una diaria pari a quella corrisposta al personale in trasferta.

Se, invece, il lavoratore è capofamiglia avrà diritto alle seguenti indennità:

  • rimborso delle spese vive di viaggio attraverso la strada più breve, sia per sé che per le persone della propria famiglia;
  • rimborso delle spese vive sostenute per il trasporto del bagaglio e del mobilio;
  • rimborso del canone di locazione dal quale non è stato possibile sciogliersi per 6 mesi;
  • diaria nella misura fissata per il personale in trasferta per sé e per ciascuno dei suoi conviventi a carico.

La disposizione contrattuale prevede che la diaria sia corrisposta per il tempo strettamente necessario ad effettuare le operazioni di trasloco.

Inoltre, il Ccnl Commercio prevede il diritto del lavoratore che viene trasferito ad un congruo preavviso di trasferimento. Tale diritto è, tuttavia, previsto per i soli lavoratori con responsabilità di direzione esecutiva ai quali la modifica della sede di lavoro deve essere comunicata con un preavviso di 45 giorni elevati a 70 giorni per coloro che hanno familiari a carico.

Inoltre, per tale tipologia di dipendenti, si prevede il diritto al rimborso della differenza tra il canone di locazione sostenuto nella sede di provenienza e il canone di locazione effettivo pagato nella nuova sede di assegnazione per un periodo massimo di 9 mesi.


note

[1] Art. 2103 cod. civ.

[2] Art. 170, Ccnl Commercio.


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