Diritto e Fisco | Articoli

In quali casi si può chiedere l’aspettativa?

7 Settembre 2020
In quali casi si può chiedere l’aspettativa?
La legge consente ai lavoratori di richiedere un periodo di sospensione del rapporto di lavoro al ricorrere di determinati requisiti.
Non sempre lo svolgimento dell’attività lavorativa è conciliabile con i propri doveri familiari e sociali. Durante la vita di un individuo, infatti, possono verificarsi delle situazioni che non gli consentono di svolgere regolarmente il proprio lavoro. In questi casi la legge consente al lavoratore di chiedere un periodo di interruzione del rapporto di lavoro durante il quale egli è esonerato dalla prestazione di lavoro e il datore di lavoro non deve erogargli la retribuzione.
Ma in quali casi si può chiedere l’aspettativa? Nel nostro ordinamento, a ben vedere, ci sono varie forme di aspettativa, sia retribuita che non retribuita, a seconda del motivo che spinge il lavoratore a chiedere la sospensione del rapporto di lavoro.

Che cos’è l’aspettativa?

Quando parliamo di aspettativa dal lavoro, spesso indicata anche con il termine congedo, ci riferiamo ad un periodo durante il quale il rapporto di lavoro resta sospeso, con reciproca dispensa delle obbligazioni scaturenti dal contratto sia per il datore di lavoro che per il lavoratore.
L’aspettativa è, dunque, una sorta di congelamento del rapporto lavorativo. Durante l’aspettativa il lavoratore non è tenuto a recarsi al lavoro ed è, quindi, dispensato dallo svolgimento della prestazione lavorativa e, dal canto suo, il datore di lavoro non è tenuto ad adempiere alle obbligazioni tipiche del contratto di lavoro, primo fra tutti il pagamento dello stipendio mensile.
Nel nostro ordinamento, ci sono varie tipologie di aspettativa che si differenziano per la ragione giustificativa della stessa. In alcuni casi, la tipologia di aspettativa è introdotta direttamente dalla legge mentre, in altri casi, è il contratto collettivo di lavoro a prevedere delle particolari tipologie di congedo.

Aspettativa non retribuita: in quali casi si può richiedere?

La legge [1] ha introdotto per tutti i lavoratori, sia del settore privato che del settore pubblico, l’aspettativa per gravi motivi familiari.
Per poter accedere a questa particolare tipologia di congedo, devono essersi verificati dei gravi motivi familiari che possono riguardare i seguenti soggetti:
  • coniuge;
  • parte dell’unione civile;
  • genitori;
  • figli;
  • fratelli e sorelle;
  • suoceri;
  • parenti ed affini entro il terzo grado.
Quando si verifica un grave motivo che riguarda una delle predette figure il lavoratore può, dunque, presentare domanda di aspettativa per gravi motivi familiari al proprio datore di lavoro.
La nozione di grave motivo familiare è volutamente generica e non esiste, dunque, un elenco tassativo di casi nei quali il lavoratore può avanzare il diritto all’aspettativa.
Si ritiene, generalmente, che il grave motivo familiare che può consentire l’accesso al congedo può consistere, tra le altre, in una delle seguenti ipotesi:
  • decesso di un familiare;
  • grave patologia fisica o psichica che affligge un familiare;
  • esigenze di assistenza continuativa di un familiare;
  • stato di abbandono di un familiare.
Il lavoratore può chiedere l’aspettativa non retribuita per gravi motivi per un periodo massimo di due anni nell’intera vita lavorativa del dipendente stesso. Il periodo massimo biennale di fruizione dell’aspettativa può essere richiesto sia in modo continuativo che frazionato.
La richiesta di aspettativa dovrà essere accompagnata dalla documentazione comprovante la reale sussistenza del grave motivo indicato nella richiesta.

Aspettativa per cariche elettive

Un’altra tipologia di aspettativa non retribuita è prevista per quei lavoratori dipendenti che vengono eletti all’interno delle assemblee elettive, tra cui:
  • Parlamento nazionale ed europeo;
  • Consigli regionali, comunali e provinciali.

Lo stesso diritto spetta a quei dipendenti che vengono eletti a ricoprire delle cariche elettive monocratiche, come sindaco, presidente della Provincia, presidente della Regione, etc.

In questo caso il lavoratore può decidere di continuare a lavorare oppure di ottenere l’aspettativa fino alla fine dell’incarico elettivo. Analoga all’aspettativa per cariche elettive è l’aspettativa riconosciuta dallo Statuto dei lavoratori [2] ai lavoratori che vengono eletti a ricoprire cariche sindacali.
Si segnalano, inoltre, anche le seguenti ulteriori tipologie di aspettativa previste a favore dei lavoratori:
  • aspettativa per attività di volontariato;
  • aspettativa per l’assistenza ad un familiare portatore di handicap;
  • aspettativa per richiamo alle armi;
  • aspettativa per lo studio e la formazione.

Aspettativa per malattia

Una particolare tipologia di aspettativa non retribuita introdotta dai contratti collettivi di lavoro è l’aspettativa per malattia. Il lavoratore, infatti, se è malato, ha diritto a restare a casa ed a conservare il posto di lavoro per un periodo di tempo massimo detto periodo di comporto [3] la cui durata è definita dai contratti collettivi di lavoro.
Quando tale periodo termina il datore di lavoro può licenziare il dipendente per superamento del periodo di comporto.
Per evitare questo, soprattutto in casi di malattia di lunga durata (come le malattie oncologiche), alcuni contratti collettivi di lavoro prevedono che il lavoratore, prima dello spirare del periodo di comporto, possa chiedere un periodo di aspettativa non retribuita per malattia, mantenendo la conservazione del posto di lavoro, se documenta il perdurare dello stato morboso con idonea certificazione medica.

note

[1] Art. 4, comma 2, L. 53/2000.

[2] L. 300/1970.

[3] Art. 2110 cod. civ.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube