Antenne 5G: sì alle installazioni grazie alle norme Covid

4 Settembre 2020 | Autore:
Antenne 5G: sì alle installazioni grazie alle norme Covid

I Comuni non possono vietare le nuove tecnologie per rete mobile: il Dl Semplificazioni ha eliminato gli ostacoli e il servizio è di pubblica utilità.

Via libera all’installazione delle antenne 5G e stop alle ordinanze dei Comuni che le vietano: con una nuovissima pronuncia, il Tar Sicilia [1] annulla il blocco della sperimentazione stabilito dal Comune di Messina e accoglie il ricorso di Vodafone contro l’ordinanza.

È una pronuncia innovativa, che potrebbe fare da apripista su altri ricorsi presentati dalle compagnie telefoniche contro i numerosi dinieghi imposti dalle autorità comunali alle installazioni delle nuove antenne per la telefonia mobile.

La decisione del Tar di Messina (ancora non definitiva, ma basata su «un primo esame, tipico della fase cautelare», precisano i giudici) si basa sulla ritenuta competenza statale, e non dei Comuni, a disciplinare la materia.

Qui, viene in rilievo il recente Dl Semplificazioni [2], emanato dal Governo a luglio, nel punto in cui vieta ai Comuni la «possibilità di introdurre limitazioni alla localizzazione in aree generalizzate del territorio di stazioni radio base per reti di comunicazioni elettroniche di qualsiasi tipologia e, in ogni caso, di incidere, anche in via indiretta o mediante provvedimenti contingibili e urgenti, sui limiti di esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, sui valori di attenzione e sugli obiettivi di qualità», che sono «riservati allo Stato».

Invece, «i Comuni possono adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici con riferimento a siti sensibili individuati in modo specifico», ma al di là di questo potere non possono – sostiene il Tar – introdurre « un divieto generalizzato alla installazione degli impianti» neanche adottando ordinanze contingibili ed urgenti, appunto come quella del Comune di Messina, che ora è stata dichiarata illegittima dai giudici amministrativi.

Dunque gli Enti locali possono soltanto regolamentare gli impianti di telecomunicazioni e trasmissione magnetica, ma non hanno il potere di vietarne l’installazione nei propri territori.

La pronuncia del Tar è stata adottata in via cautelare e d’urgenza, e il pregiudizio nel ritardo è stato ravvisato nella natura di pubblica utilità del servizio esercitato: qui i giudici hanno richiamato un’altra norma emergenziale, contenuta nel Decreto Cura Italia [3]  in base alla quale «le imprese che svolgono attività di fornitura di reti e servizi di comunicazioni elettroniche, intraprendono misure e svolgono ogni utile iniziativa atta a potenziare le infrastrutture e a garantire il funzionamento delle reti e l’operatività e continuità dei servizi» ed inoltre «soddisfano qualsiasi richiesta ragionevole di miglioramento della capacità di rete e della qualità del servizio da parte degli utenti, dando priorita’ alle richieste provenienti dalle strutture e dai settori ritenuti prioritari dall’unità di emergenza della Presidenza del Consiglio dei ministri o dalle unità di crisi regionali».

In base a queste disposizioni normative e all’orientamento ora emerso nella giustizia amministrativa, gli operatori di telecomunicazioni possono implementare le reti 5G senza subire condizionamenti e divieti da parte dei Comuni, che, stando alla decisione del Tar, non hanno neppure competenza sulla valutazione del rischio sanitario: il monitoraggio sui limiti stabiliti per le emissioni delle radiofrequenze spetta all’Arpa, l’agenzia regionale di protezione ambientale. Allo stato, le frequenze del 5G non sembrano pericolose per l’uomo, ma si è ancora in attesa di dati scientifici completi al riguardo.

Leggi anche “Reti 5G: i rischi sulla salute non detti“.


note

[1] Tar Sicilia, Sezione staccata di Catania, ord. n. 766/2020 del 22 luglio 2020 (n.549/2020 Reg. prov. cau.)

[2] Art. 38, comma 6, del D.L. 16 luglio 2020, n. 76.

[3] Art. 82 del D.L. n. 18/2020 convertito, con modificazioni, in Legge 24 aprile 2020, n. 27.


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