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Affidamento figli coppia convivente

3 Novembre 2020
Affidamento figli coppia convivente

Genitori non sposati: quali sono le modalità di affidamento della prole?

Tu e la tua compagna avete convissuto per sette anni. Ora, però, avete deciso di interrompere definitivamente il vostro rapporto per prendere due strade diverse. Dalla vostra unione è nato un bambino che adesso ha tre anni e mezzo.

In questo articolo parleremo, in particolare, dell’affidamento dei figli di coppia convivente. Cosa prevede la legge? Devi sapere che a partire dal 2012 non esiste più alcuna distinzione tra figli legittimi e figli naturali. Ciò vuol dire che anche la coppia convivente, al pari di una sposata, deve provvedere al mantenimento, all’educazione e all’istruzione della prole. In caso di separazione poi sarà necessario rivolgersi al tribunale ordinario qualora i genitori, ex conviventi, non riescano a raggiungere un accordo sull’affidamento e sul collocamento dei minori. Ma procediamo con ordine ed analizziamo insieme tutti gli aspetti della questione. L’argomento ti interessa? Allora non perdere altro tempo e prosegui pure nella lettura.

Coppia convivente: definizione e requisiti

L’espressione “coppia convivente” è utilizzata per indicare due persone maggiorenni, eterosessuali oppure omosessuali, legate da un rapporto affettivo stabile e che abitano nella stessa casa. Si tratta, quindi, di una coppia che si comporta come se fosse sposata, pur non avendo mai formalizzato la propria unione con il matrimonio o l’unione civile (al riguardo si parla anche di convivenza more uxorio o di coppia di fatto).

Inoltre, affinché possano qualificarsi come coppia convivente, i due partner:

  • devono godere della libertà di stato, cioè ognuno non deve essere già sposato o unito civilmente con altre persone;
  • non devono essere legati tra loro da rapporti di parentela, affinità, adozione o affiliazione.

Per capirci, due studenti universitari che abitano insieme non sono una coppia convivente.

Per dimostrare la convivenza, i partner possono rendere una dichiarazione congiunta all’ufficio anagrafe del Comune di residenza, il quale, a seguito di accertamenti, rilascia il certificato di residenza e lo stato di famiglia.

La legge Cirinnà [1] ha poi riconosciuto molti diritti ai conviventi, come ad esempio la possibilità di subentrare nel contratto di locazione in caso di morte del partner, di nominare il compagno convivente come tutore, curatore o amministratore di sostegno, di stipulare i contratti di convivenza, ecc.

Tuttavia, siamo ancora lontani dall’ottenere una piena equiparazione tra i conviventi e i coniugi. Infatti, alla nascita del bambino i genitori non sposati devono procedere al suo riconoscimento congiuntamente o disgiuntamente, in quanto non vige la presunzione di paternità o maternità. Inoltre, in caso di cessazione della convivenza, i genitori dovranno seguire una procedura specifica per disciplinare le modalità di affidamento e mantenimento della prole. Ma su questo punto ci soffermeremo a breve.

Affidamento figli coppia convivente

Vediamo allora come comportarsi quando una coppia convivente si lascia e ci sono dei figli minori da tutelare.

Prima di tutto è bene precisare che la riforma della filiazione [2] ha eliminato ogni distinzione tra figli legittimi (ossia quelli nati in costanza del matrimonio) e figli naturali (cioè nati al di fuori del matrimonio). Oggi, infatti, tutti i figli hanno il diritto di essere mantenuti, educati, istruiti e assistiti moralmente dai propri genitori.

Chiarito questo aspetto, ti dico subito che se due conviventi si lasciano, questi devono rivolgersi necessariamente al tribunale ordinario per regolamentare gli aspetti relativi alla prole (cioè il mantenimento e l’affidamento).

La procedura può essere di due tipi:

  • consensuale: se i genitori trovano un’intesa sugli aspetti relativi all’organizzazione e alla gestione dei figli. In tal caso, è possibile depositare in tribunale un ricorso congiunto contenente l’accordo che poi verrà formalizzato dal giudice;
  • giudiziale: in caso di elevata conflittualità, tale da non consentire ai genitori di trovare un accordo sui figli, uno dei due deve depositare un ricorso, sempre in tribunale, affinché sia il giudice a disciplinare ogni aspetto della questione (dalla divisione delle spese straordinarie all’esercizio del diritto di visita). Il procedimento contenzioso è molto più lungo in quanto si snoda in diverse udienze.

Ma a chi viene affidato il figlio? La regola generale è quella dell’affidamento condiviso, ossia il figlio viene affidato ad entrambi i genitori, indipendentemente dalla collocazione del bambino (cioè dove lo stesso andrà effettivamente ad abitare). Lo scopo, chiaramente, è quello di consentire a ciascun genitore di partecipare in ugual misura alla vita del figlio e di vederlo e tenerlo presso di sé.

In presenza di gravi motivi, tali da arrecare un grave pregiudizio alla crescita e all’educazione del minore, allora il giudice può stabilire l’affidamento esclusivo. Pensa, ad esempio, ad un padre alcolizzato oppure ad una madre che fa uso di sostanze stupefacenti. In casi del genere, il figlio viene affidato ad un solo genitore, il quale dovrà occuparsi delle scelte relative all’ordinaria amministrazione della prole, mentre l’altro conserva il diritto di visita, secondo un calendario deciso dal giudice, nonché il diritto di vigilare sull’istruzione e sull’educazione del bambino.

Mantenimento figli coppia convivente

Come ti ho già spiegato, anche i figli nati da una coppia convivente hanno diritto ad essere mantenuti fin dal giorno della loro nascita, anche in caso di separazione dei genitori.

In pratica, il genitore affidatario o collocatario avrà diritto a percepire dall’altro un contributo periodico, di solito mensile, per provvedere alle esigenze di vita del bambino. L’assegno di mantenimento comprende tutte le spese ordinarie, cioè vitto, alloggio, abbigliamento, cancelleria scolastica, ecc. Non sono comprese, invece, le spese straordinarie, cioè quelle necessarie per far fronte ad esigenze eccezionali ed imprevedibili. Pensa, ad esempio, ad una visita medica specialistica oppure ad un viaggio di studio all’estero. Tali spese, preventivamente concordate, devono essere suddivise tra i genitori al 50%.


note

[1] L. n. 76/2016 del 20.05.2016.

[2] L. n. 219/2012 del 10.12.2012.


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