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Covid: i primi problemi negli ospedali

4 Settembre 2020 | Autore:
Covid: i primi problemi negli ospedali

Molte strutture costrette a rinviare di nuovo gli interventi chirurgici non urgenti, questa volta per la mancanza di sacche di sangue.

Non saremo ufficialmente nella temuta «seconda ondata» di contagi da coronavirus, ma già alcuni segnali ci dicono che qualcosa sta succedendo nelle strutture sanitarie. E a pagare il conto – oltre, ovviamente, a chi è finito in terapia intensiva – sono sempre gli stessi, cioè quelli che dovranno attendere altro tempo ancora per sottoporsi ad un intervento chirurgico non urgente. Ma, comunque, necessario. Altrimenti non sarebbe stato prescritto.

Sale operatorie piene? Non proprio: manca il sangue. È uno degli effetti a cascata del Covid. Una delle silenziose conseguenze della pandemia che rischia di farsi sentire solo quando sarà troppo tardi o, comunque, quando si arriverà al punto più critico, vale a dire nel momento in cui fioccheranno gli appelli per donare.

I volontari ci sono. A tal punto che non c’è spazio dove metterli senza violare le misure di distanziamento imposte per evitare i contagi. Ecco perché le scorte di sangue cominciano a scarseggiare e le Regioni, che in questo Paese gestiscono la sanità pubblica, non sanno più a chi rivolgersi. Ci vorrebbero almeno 600/700 sacche in più al giorno, che ora non ci sono. Risultato: molti ospedali devono dire ai pazienti che avrebbero dovuto essere operati prima o durante il lockdown di aspettare un altro po’ a passare sotto i ferri.

Il rischio di affollamento nei centri di donazione del sangue (dove gli ingressi devono essere scaglionati), l’impossibilità di passare a prelevarlo a domicilio per le restrizioni Covid e l’obbligo imposto nei mesi scorsi di restare a casa hanno rallentato enormemente l’attività. Ora, facendo due conti delle sacche di sangue disponibili per far funzionare le sale chirurgiche, ci si rende conto che la situazione comincia ad essere preoccupante.

Per un intervento, a seconda della sua entità, ci possono volere da una alle 20 sacche, sempre che tutto fili liscio, altrimenti tocca aggiungerne qualcuna in più in corso d’opera. I responsabili dei centri di donazione continuano a richiamare l’attenzione dei volontari, garantendo la massima sicurezza. Ma tra chi non si fida e chi è costretto a rispettare un protocollo che rallenta tutta la procedura, il paziente non ha un’operazione urgente da fare può aspettare a casa sua in religioso raccoglimento. Probabilmente lo fa da un anno, quando gli avevano fissato l’appuntamento per marzo, poi saltato a causa del Covid. Probabilmente, ci sperava in questo autunno per levarsi definitivamente il pensiero, e ora dovrà rimandare e sperare di poterlo fare questo inverno. Prima o poi arriverà il suo turno. Probabilmente.



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