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Furto bici: cosa si rischia quando è aggravato

5 Novembre 2020 | Autore:
Furto bici: cosa si rischia quando è aggravato

Anche quando è lasciata parcheggiata incustodita e senza protezione, l’aggravante dell’esposizione alla pubblica fede sussiste e inasprisce la pena del reato.

Hai lasciato la tua bicicletta parcheggiata sul marciapiede e te l’hanno rubata. Sai che si tratta di un reato e che puoi denunciare il furto subito, ma vorresti conoscere quali sono le conseguenze penali per l’autore, se verrà scoperto e processato.

Il reato di furto ha la particolarità di prevedere numerose circostanze aggravanti, che hanno l’effetto di inasprire la pena. Quella stabilita dalla legge per il “furto base”, non aggravato, è infatti piuttosto blanda, ma l’applicazione delle aggravanti realizza un aumento notevole, specialmente quando concorrono in maniera plurima e perciò operano congiuntamente.

Il furto di bici è aggravato quando si realizzano, nel caso concreto, alcuni fattori, che dipendono principalmente dal luogo in cui esso avviene e dalla protezione applicata al mezzo: ad esempio, il furto di una bici lasciata incustodita per strada potrebbe avere un trattamento sanzionatorio diverso da quello della stessa bici assicurata con catena e lucchetto ad un palo oppure custodita in un garage.

L’aggravante più ricorrente – e più contestata nella pratica – è quella dell’esposizione alla pubblica fede. Talvolta si lascia la bicicletta senza cautele fuori da un negozio o un bar dove si entra per acquistare o consumare velocemente qualcosa, confidando che in questo breve tempo nessuno la ruberà; ma se ciò avviene si tratta di stabilire se questa aggravante – che come vedremo cambia la pena di molto – è applicabile e in caso positivo quando e in base a quali criteri.

Il reato di furto

La condotta tipica stabilita dalla legge [1] per il reato di furto è quella di impossessarsi di una cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri.

Si tratta del cosiddetto “furto semplice“, non circostanziato da aggravanti. È punito con la pena della reclusione, variabile da un minimo di 6 mesi ad un massimo di 3 anni, e con la multa da 154 a 516 euro.

Il furto aggravato

Ma nella maggior parte dei casi su questo furto base tipico si innestano una serie di circostanze aggravanti specificamente previste dalla legge per questo reato [2].

Esse sussistono quando si verificano le seguenti condotte:

  • introduzione in un edificio o in un altro luogo destinato ad abitazione;
  • uso di violenza sulle cose o di mezzi fraudolenti;
  • ladro che porta indosso armi o narcotici, senza farne uso (altrimenti sussisterebbero reati più gravi, come quello di rapina);
  • fatto commesso con destrezza (ad esempio, il borseggio), oppure quando si commette un furto con strappo [3];
  • furto commesso da tre o più persone, o da una sola travisata o che simuli la qualità di pubblico ufficiale o d’incaricato di un pubblico servizio;
  • furto commesso sui bagagli dei viaggiatori;
  • furto su cose esistenti in uffici o stabilimenti pubblici, o sottoposte a sequestro o a pignoramento, o esposte per necessità o per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede, o destinate a pubblico servizio o a pubblica utilità, difesa o reverenza;
  • furto su metalli (come i cavi del rame) destinati a infrastrutture per l’energia, i trasporti e le telecomunicazioni;
  • furto di 3 o più capi di bestiame raccolti in gregge o in mandria, ovvero su animali bovini o equini, anche non raccolti in mandria;
  • furto che avviene all’interno di mezzi di pubblico trasporto;
  • furto agli sportelli o all’uscita di banche, uffici postali o bancomat.

Queste aggravanti possono anche concorrere fra loro. Se ne sussiste una sola, la pena per il furto monoaggravato è della reclusione da 2 a sei anni (dunque notevolmente superiore rispetto a quella prevista per il furto base) e della multa da 927 a 1.500 euro.

Se, invece, vengono realizzate due o più di queste circostanze – o anche una sola, alla quale si aggiunge una qualsiasi aggravante comune [4] – si avrà il furto pluriaggravato, per il quale la pena parte da un minimo di 3 anni di reclusione e arriva ad un massimo di 10 anni di carcere.

Solo il furto in abitazione e il furto con strappo hanno una determinazione di pena autonoma rispetto alle regole che abbiamo descritto: sono puniti con la reclusione da 4 a 7 anni, che può salire da 5 a 10 anni se ricorrono una o più delle aggravanti che abbiamo elencato.

L’aggravante dell’esposizione alla pubblica fede

La pubblica fede è una regola di comportamento sociale in base alla quale determinati beni si lasciano incustoditi confidando che non vengono sottratti. Per questo la legge [5] ha previsto una specifica circostanza aggravante se ciò avviene.

Solitamente, le cose mobili possono essere esposte alla pubblica fede – cioè in pratica lasciate incustodite, senza particolari protezioni né vigilanza continua del proprietario – per necessità (un’autovettura parcheggiata o appunto una bicicletta, come vedremo) o per consuetudine (un asciugamano in spiaggia quando si va a fare il bagno) o anche per la destinazione tipica del bene (i prodotti esposti per la vendita nei supermercati).

Bici rubata e furto è aggravato

La bicicletta è un tipico veicolo che per sua natura è destinato ad essere lasciato esposto e dunque soggetto a possibili furti. Il proprietario che la parcheggia, momentaneamente o meno, lasciandola incustodita, confida sia nella pubblica fede che abbiamo appena esaminato, sia nella validità dei sistemi di protezione di volta in volta adottati, come la catena antifurto. Talvolta, si fida anche della presenza di impianti di videosorveglianza, con telecamere che potrebbero riprendere l’immagine dell’eventuale ladro.

Bisogna considerare che quando si lascia la bici per strada non c’è solo la consuetudine, ma anche la necessità: chi la guida non può portarsela dietro quando entra, ad esempio, in un negozio o in un altro locale aperto al pubblico e, spesso, è impossibile o difficoltoso anche riporla in cortili o androni chiusi quando ci si reca al lavoro.

La giurisprudenza tiene conto di questi fattori, sia pure con alcune oscillazioni e in prevalenza ritiene sussistente l’aggravante quando il ladro possa impossessarsi della cosa senza dover superare particolari ostacoli, come l’effrazione del lucchetto o il taglio della catena (in tali casi, si avrebbe comunque l’aggravante della violenza sulle cose).

Bici parcheggiata senza protezioni

In un recentissimo caso la Cassazione [5] ha ritenuto sussistente l’aggravante dell’esposizione a pubblica fede al furto di una bici che era stata lasciata per strada senza alcuna protezione.

Il difensore dell’autore del furto aveva sostenuto che «il bene non era esposto né per necessità né per consuetudine alla pubblica fede» perché c’erano state «la circostanza della mancata assicurazione del velocipede con una chiusura; la durata prolungata della sosta; la presenza di un impianto di videosorveglianza» ed inoltre il fatto era avvenuto in un piccolo paese; perciò, secondo il legale, «non appare ragionevole l’affidamento» del proprietario della bici sul fatto che il suo mezzo, lasciato incustodito, non venisse rubato.

L’interesse pratico ad eliminare l’aggravante della pubblica fede in questo caso consisteva nella derubricazione del furto aggravato in furto semplice; ciò avrebbe comportato non solo la riduzione della pena, ma il completo proscioglimento, poiché il furto semplice è punito a querela, che nella fattispecie mancava (c’era stata solo la denuncia di furto presentata dalla persona offesa, senza una richiesta espressa di punizione del colpevole).

Ma la Suprema Corte ha assunto un orientamento rigoroso ed ha ritenuto che «il furto di una bicicletta parcheggiata sulla pubblica via integra l’aggravante in parola, sub specie di esposizione per necessità alla pubblica fede».

Al riguardo, il Collegio ha rilevato che «nel caso di una bici, a ben guardare, non è un comportamento più o meno consolidato negli usi delle persone a giustificarne l’esposizione alla pubblica fede, quando il detentore l’abbia impiegata come mezzo di trasporto per raggiungere una destinazione diversa dalla propria abitazione e relative pertinenze (un negozio, un ufficio, l’appartamento di un conoscente), bensì la pratica necessità che egli la lasci lungo la pubblica via, essendo certamente impossibilitato a portarsela dietro».

Peraltro, «può esservi o non esservi consuetudine, semmai, nell’apprestare sistemi di tutela contro il furto, appunto per impedire che altri se ne impossessino, ma ciò non implica conseguenze di sorta sull’indefettibile e presupposta necessità che il veicolo rimanga esposto alla pubblica fede, e non già perché esiste una consolidata abitudine in tal senso, bensì perché non sarebbe possibile fare altrimenti, quanto meno per elementare ragionevolezza» poiché «un ciclista potrebbe anche sollevare la sua bici e salire le scale di un palazzo, ma si tratterebbe di condotta francamente assurda».

Infine – dice ancora la sentenza – «la validità di tale ragionamento» non è intaccata dalla circostanza che «vi fossero impianti di sorveglianza in zona», poiché «l’aggravante dell’esposizione della cosa alla pubblica fede non è esclusa dall’esistenza, nel luogo in cui si consuma il delitto, di un sistema di tal fatta, sistema che non garantisce l’interruzione immediata dell’azione criminosa». Le telecamere, infatti, avrebbero potuto soltanto aiutare a individuare l’autore, ma non a impedire il furto stesso.

Leggi anche gli articoli “furto di bicicletta: cosa fare” e “furto bicicletta: ultime sentenze“.


[1] Art. 624 Cod. pen.

[2] Art. 625 Cod. pen.

[3] Art. 624 bis Cod. pen.

[4] Art. 61 Cod. pen.

[5] Art. 625, comma 1, n. 7 Cod. pen.

[6] Cass. sez. V, sent. n. 25035/20 del 3 settembre 2020.


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