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Taglio parlamentari: oltre al numero anche gli stipendi

5 Settembre 2020 | Autore:
Taglio parlamentari: oltre al numero anche gli stipendi

La proposta Di Maio: con il referendum del 20 settembre si potrebbero ridurre gli emolumenti a deputati e senatori. Ma la questione dei risparmi è controversa.

Tagliare non solo il numero dei parlamentari, ma anche i loro privilegi a partire dagli elevati stipendi: è la proposta lanciata oggi dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio, in vista del referendum del 20 settembre dove gli italiani saranno chiamati a decidere se ridurre il numero dei deputati da 630 a 400 e dei senatori da 315 a 200, così diminuendo i componenti del Parlamento di 345 unità.

Secondo Di Maio, bisognerebbe cogliere l’occasione del prossimo referendum per arrivare subito a tagliare anche gli stipendi dei parlamentari. «Gli italiani il 20 e 21 settembre avranno la possibilità di votare sì e tagliare 345 parlamentari. Votare sì è un primo passo: portiamo l’Italia a livello europeo e risparmiamo anche 300mila euro al giorno». E rilancia:  «A quelli che dicono che ci vuole ben altro voglio dire che gli stipendi noi del M5S ce li tagliamo da 8 anni, lo facciano anche loro. Facciamo un patto: si taglino lo stipendio entro il 20-21 settembre, così invece di risparmiare 300mila euro ne risparmiamo 700mila».

Ma è una questione di democrazia rappresentativa – come abbiamo spiegato nell’articolo referendum taglio parlamentari: cosa cambia – o anche di soldi e di poltrone? C’è chi, sondaggi e proiezioni alla mano, ha sostenuto che la scelta del Movimento 5 Stelle di appoggiare il sì al voto referendario equivale a un suicidio politico, perché molti degli attuali deputati e senatori non potrebbero essere rieletti nel nuovo Parlamento a composizione ridotta; a tutto vantaggio delle opposizioni, che invece, vedrebbero incrementata la propria rappresentanza in termini percentuali, sfiorando la maggioranza assoluta dei seggi.

«Con il taglio dei parlamentari tutti avranno meno probabilità di entrare in Parlamento, a cominciare dai Cinque stelle. La forza politica che ne risentirà di più siamo noi», ammette Di Maio, ma sottolinea: «A noi non ci frega niente: il taglio per noi significa risparmi, per gli altri significa che i soldi per le casse dei partiti sono di meno».

La questione dei risparmi derivanti dal taglio del numero dei parlamentari, però, rimane controversa. Per il segretario politico del Movimento 5 Stelle, Vito Crimi, ammonterebbe a 100 milioni di euro all’anno; invece secondo l’Osservatorio sui conti pubblici italiani diretto dall’economista Carlo Cottarelli il risparmio sarebbe molto inferiore, di 285 milioni a legislatura (quindi 57 milioni annui) e soprattutto pari allo 0,007% della spesa pubblica italiana.

«Un importo pari a un euro all’anno per ciascun italiano: il prezzo di un caffè. Non si stravolge la Costituzione per un beneficio tanto irrisorio: farlo non è solo pericoloso, è stupido», dice Cottarelli, che avverte anche come «finiremo per avere un numero di parlamentari insufficiente per far funzionare bene le due Camere».

Lo “stipendio” di un parlamentare ammonta circa a 12.500 euro netti mensili ed è dato dalla somma di due componenti: l’indennità base (soggetta a ritenute fiscali e ai contributi previdenziali e assistenziali) di poco più di 10mila euro, che al netto si attesta intorno ai 5mila, ed una serie di rimborsi spese (esentasse) che costituisce la voce più cospicua (per appprofondire leggi  l’articolo quanto guadagnano i parlamentari).

Perciò, conti alla mano, i calcoli dell’Osservatorio sembrano più vicini alla realtà di quelli del Movimento 5 Stelle. La divergenza nasce dal fatto che l’Osservatorio considera i risparmi netti mentre i pentastellati prendono a base gli emolumenti erogati al lordo.

Ma la proposta di tagliare gli stipendi dei parlamentari non nasce oggi: la aveva già lanciata a marzo scorso, in piena emergenza Covid, il capo dei 5 Stelle Vito Crimi, chiedendo un drastico dimezzamento dello stipendio di deputati e senatori destinando alla sanità le risorse risparmiate. «Basta una delibera degli uffici di presidenza di Camera e Senato per produrre risparmi di 60 milioni all’anno», aveva rimarcato Crimi.

Non risulta, però, che tale proposta abbia mai avuto un seguito e tantomeno un accoglimento. Di ore di discussione sulle rispettive ragioni del sì e del no al prossimo referendum, invece, se ne stanno spendendo parecchie. Il 20 settembre la parola passerà agli elettori: trattandosi di un referendum confermativo di una legge di riforma costituzionale già approvata lo scorso autunno, con la vittoria dei sì 345 poltrone saranno tagliate, altrimenti il numero dei parlamentari italiani resterà invariato.

Per sapere cosa cambia con il taglio dei parlamentari, guarda questo video sul referendum 2020.



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