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Prostituzione: chi non è soddisfatto può chiedere rimborso?

6 Settembre 2020 | Autore:
Prostituzione: chi non è soddisfatto può chiedere rimborso?

Se un cliente non raggiunge l’orgasmo dopo un rapporto a pagamento può pretendere di avere indietro i soldi?

Soddisfatti o rimborsati? Non sempre chi paga per avere in cambio una determinata prestazione ha questa garanzia. Specialmente se alla base del servizio ricevuto non c’è un contratto che rispetti tutti i princìpi di un regolare scambio: svolgo per te questa attività e tu mi corrispondi questa cifra. Tra una prostituta ed il suo cliente questo non esiste proprio: l’uomo (o la donna) paga in anticipo e lei fa quello che è previsto per quella cifra. Se poi a lui non è piaciuto, se la prestazione non era all’altezza delle aspettative del cliente, che ci vogliamo fare: di sicuro, i soldi non tornano indietro. O, forse, il cliente può pretendere uno sconto? Anzi, di più: nel settore della prostituzione chi non è soddisfatto può chiedere il rimborso?

La domanda viene suggerita da un episodio accaduto recentemente a Varese, episodio che ha fatto impazzire gli utenti dei social. Un uomo ha pagato una prostituta, ha ricevuto la prestazione ma non ha raggiunto l’orgasmo. Lei, però, ha ritenuto di aver portato comunque a termine il suo servizio e, quindi, ha deciso che per i 40 euro che lui le aveva dato, poteva bastare così. Inutile dire che lui non era d’accordo: per il cliente, il lavoro non era stato concluso a dovere. Ne è stata una furiosa lite, i vicini hanno chiamato la Polizia e gli agenti sono riusciti a mettere d’accordo le parti: la prostituta ha restituito al suo insoddisfatto cliente 10 dei 40 euro ricevuti. In altre parole, gli ha fatto un 25% di sconto. Non è da tutti.

La vicenda potrebbe limitarsi ad un semplice fatto di cronaca, se non fosse perché pone alcune domande che possono avere delle risposte interessanti. E non solo se nel giro della prostituzione chi non è soddisfatto può chiedere il rimborso. Ci si può chiedere, ad esempio, se è legale contrattare verbalmente una prestazione con una prostituta e se la Polizia, chiamata per intervenire in un caso del genere, avrebbe dovuto fare di più oltre a svolgere il ruolo di paciere.

Prostituzione: è legale?

La prima domanda che uno si può fare è proprio questa: indipendentemente da come va a finire la prestazione, andare con una prostituta è legale? La risposta non piacerà a molti, ma è affermativa. Sì, è legale.

A cascata, arriva la seconda domanda: ma è legale che una prostituta si offra al cliente? Anche qui, per quanto possa risultare sgradevole leggerlo, bisogna rispondere di sì: prostituirsi non è illegale.

Questo vuol dire che né lei né lui fanno qualcosa di illecito quando prostituta e cliente consumano un rapporto sessuale a pagamento. Quello che non è consentito dalla legge è lo sfruttamento o il favoreggiamento della prostituzione, cioè ricavare un guadagno dalle prestazioni di una prostituta o spingere una donna a fare il mestiere più antico del mondo per riempire le proprie tasche. E nemmeno che la prestazione sessuale venga consumata davanti ad altre persone, perché si incorrerebbe nel reato di atti osceni in luogo pubblico.

Si può attribuire un altro atto illecito all’esercizio della prostituzione così come avviene oggi, cioè il reato fiscale: i soldi vengono pagati ed incassati in nero, le tasse sui guadagni non vengono versate, non c’è una ricevuta (che il cliente, per ovvi motivi, butterebbe nel primo cestino a disposizione), non c’è una dichiarazione dei redditi, figuriamoci il pagamento con carta di credito o Bancomat. Un bonifico, poi, per carità. Soprattutto se «parlante».

Prostituzione: c’è diritto al rimborso?

Trattandosi di una prestazione in nero, dunque, il cliente insoddisfatto ha poco da pretendere. Va detto che l’esercizio della prostituzione, per quanto non venga ritenuto illegale, è considerato immorale. E qui interviene l’articolo 2035 del Codice civile, che dice: «Chi ha eseguito una prestazione per uno scopo che, anche da parte sua, costituisca offesa al buon costume non può ripetere quanto ha pagato». In parole molto semplici: l’autore di una prestazione contraria al buon costume non può ripetere tale prestazione. Il cliente, a questo punto, deve rassegnarsi.

Inutile dire che non esiste in questi casi un Codice del consumatore a cui appellarsi. È il rischio di chi fa certe cose in un determinato modo.

E la Polizia cosa poteva fare? Visto che l’atto in sé non era illegale, niente di più di quello che ha fatto. In quel caso, le forze dell’ordine possono al massimo accertarsi che la prostituta fosse maggiorenne e, se proprio vogliono andare fino in fondo, segnalare lei e il cliente affinché vengano perseguiti per evasione fiscale. Poi, c’è il disturbo della quiete pubblica causato dalla lite tra le parti.



1 Commento

  1. Sottolineo che la prostituzione in Italia, anche se illecito civile, è già tassata; questo ai sensi dell’articolo 36 comma 34bis della Legge 248/2006, come chiarificato dalla Cassazione con le Sentenze n. 10578/2011, 18030/2013, 7206/2016, 15596/2016, 22413/2016 e dalla Corte Costituzionale con Sentenza 141/2019. Il Codice relativo è 96.09.09 “Altre attività di servizio per la persona non classificabili altrove”.
    Cosa aspettano i sex workers ad aprire la partita IVA e pagare le tasse in merito, rilasciando la ricevuta fiscale ad ogni rispettivo cliente?

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