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Quando l’assegno di divorzio è a carico degli eredi

7 Settembre 2020
Quando l’assegno di divorzio è a carico degli eredi

Morte dell’ex coniuge: come fare per ottenere un contributo economico per il proprio sostentamento?

Tu e tuo marito avete divorziato. Il percorso è stato lungo e difficile, ma piano piano la conflittualità tra voi si è appianata e i figli hanno smesso di essere arrabbiati con entrambi. Fino a poco tempo fa, il tuo ex ti corrispondeva un assegno periodico, così come stabilito dal giudice. Ora, però, lui è morto e all’improvviso ti sei ritrovata senza alcuna forma di sostentamento.

In questo articolo parleremo di quando l’assegno di divorzio è a carico degli eredi. Devi sapere, infatti, che la legge prevede la possibilità, in caso di decesso dell’ex coniuge obbligato al versamento, di chiedere al giudice, in presenza di determinate condizioni, un contributo economico. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire prima di tutto cos’è l’assegno divorzile e quali sono i presupposti per ottenerlo. Se l’argomento ti interessa, allora non perdere altro tempo e prosegui nella lettura.

Assegno di divorzio: cos’è?

Quando il giudice dichiara la fine del matrimonio può porre a carico dell’ex coniuge l’obbligo di corrispondere all’altro l’assegno divorzile, ossia un contributo economico periodico (solitamente, a cadenza mensile) necessario per il sostentamento. Le parti, tuttavia, possono accordarsi affinché l’assegno sia corrisposto in un’unica soluzione (sempre se ritenuta equa dal tribunale). In quest’ultimo caso, però, il beneficiario non potrà avanzare pretese future.

Tale misura, quindi, ha una natura:

  • assistenziale: nel senso che è finalizzata a garantire all’ex coniuge, privo dei mezzi necessari per il proprio sostentamento, una vita dignitosa;
  • compensativa e perequativa: detto in parole semplici, l’assegno deve essere proporzionato al contributo economico che ognuno ha dato durante il matrimonio.

Assegno di divorzio: come si calcola?

Per riconoscere il diritto all’assegno divorzile, il giudice deve valutare attentamente:

  • le ragioni che hanno sancito la fine del matrimonio, tenendo conto anche di eventuali colpe. Pensa, ad esempio, alla moglie che scopre i continui tradimenti del marito;
  • il contributo personale ed economico fornito da ognuno: ad esempio, la moglie che ha scelto di non lavorare per crescere i figli;
  • redditi di ciascun coniuge: per ottenere l’assegno in questione, il richiedente non deve avere l’indipendenza economica;
  • la durata del matrimonio;
  • l’età del richiedente e le ragioni oggettive che non gli permettono di provvedere autonomamente al proprio sostentamento. È chiaro, infatti, che se la moglie non ha mai lavorato per prendersi cura della casa e dei figli, una volta arrivata a 60 anni difficilmente riuscirà a trovarsi un’occupazione che le consenta di vivere dignitosamente.

Come puoi notare, per determinare l’esatto ammontare della misura assistenziale non si tiene più in considerazione il tenore di vita goduto dall’ex coniuge in costanza di matrimonio.

Assegno di divorzio: quando non è riconosciuto?

L’assegno divorzile non spetta quando:

  • il matrimonio è finito esclusivamente per colpa del coniuge che richiede il contributo economico;
  • mancano i requisiti per il riconoscimento dell’assegno;
  • l’ex coniuge si sposa oppure inizia una convivenza con un’altra persona. In tal caso, infatti, a provvedere al suo sostentamento sarà il nuovo compagno;
  • fallisce o muore il coniuge obbligato.

Quando l’assegno di divorzio è a carico degli eredi

A questo punto, vediamo cosa succede se muore l’ex coniuge obbligato a versare l’assegno di divorzio. Il beneficiario è destinato ad arrangiarsi? Ti faccio un esempio.

Tizio e Caia hanno divorziato. Il giudice ha condannato Tizio a pagare all’ex moglie 500 euro mensili, dato che la donna, ormai di una certa età, non lavora e non ha altri mezzi di sostentamento. Dopo circa 9 mesi dalla pronuncia della sentenza, Tizio muore a causa di un infarto.

Ebbene, come puoi notare nell’esempio che ti ho riportato, Caia è rimasta all’improvviso priva del contributo economico che le consentiva di vivere. In casi del genere, se non ci sono figli, la legge prevede la possibilità che l’ex coniuge superstite – beneficiario dell’assegno divorzile – possa presentare un’istanza e chiedere al giudice che siano gli eredi di Tizio a corrisponderle il sostentamento. Ovviamente, chi richiede un simile contributo non deve essere sposato o convivente con un’altra persona. Attenzione però: il giudice potrebbe stabilire anche un importo inferiore rispetto a quello precedentemente versato dal defunto.

Per quantificare l’assegno a carico degli eredi, il tribunale deve tener conto:

  • dello stato di bisogno del richiedente;
  • dell’importo dell’assegno divorzile versato dall’ex quando era ancora in vita;
  • delle sostanze ereditarie;
  • del numero degli eredi e delle loro condizioni economiche;
  • dell’eventuale godimento della pensione di reversibilità.

Trattandosi di un diritto di natura alimentare, la domanda può essere presentata in tribunale in qualsiasi momento (e, quindi, non è soggetta a termini di prescrizione).

Assegno di divorzio: l’ex coniuge obbligato può chiedere la revoca?

Come già anticipato, la corresponsione dell’assegno di divorzio cessa automaticamente se il beneficiario muore o si sposa una seconda volta.

La legge prevede, altresì, la possibilità per il coniuge obbligato di chiedere la revoca o la revisione dell’assegno di divorzio qualora sopraggiungano giustificati motivi che modificano le condizioni economiche di entrambe le parti. Pensa, ad esempio, se l’ex coniuge obbligato al versamento perde il lavoro oppure mette al mondo un figlio avuto dalla nuova compagna.

La domanda, in tal caso, deve contenere esattamente i mutamenti intervenuti sulle condizioni personali o economiche dopo la sentenza di divorzio che ha riconosciuto il diritto all’assegno.



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