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3 regole per tutelarsi nei contratti

7 Settembre 2020
3 regole per tutelarsi nei contratti

Firma, clausole vessatorie e data certa: le insidie contenute nei contratti. 

Sarebbe scomodo, ma soprattutto dispendioso, ricorrere al notaio prima della stipula di qualsiasi contratto. Anche se la presenza del pubblico ufficiale costituisce una garanzia per chi non conosce le norme del diritto e vuol tutelarsi dalle furbizie della controparte, il più delle volte, i contratti vengono conclusi tramite scritture private, ossia documenti redatti e sottoscritti direttamente dagli interessati in completa autonomia. Del resto, è questa la regola fissata dal nostro ordinamento che lascia le parti libere di stabilire la forma che più preferiscono per regolare i propri interessi economici. 

Solo in casi straordinari è necessario ricorrere al notaio, come nell’ipotesi di compravendite immobiliari, statuti societari, donazioni di non modico valore e, in generale, tutte le volte in cui ci sono in ballo, oltre agli interessi dei contraenti, anche quelli della collettività.

Il fatto che l’ordinamento consenta di ricorrere alla scrittura privata non deve però significare una diminuzione di tutela. Ecco perché è sempre bene conoscere le principali tre regole per tutelarsi nei contratti attraverso un sano e consapevole fai-da-te: dalle modalità con cui può essere apposta la firma alla verifica della presenza di eventuali clausole vessatorie, dall’importantissima “data certa” che costituisce un’attestazione legale sul preciso momento in cui viene firmato il contratto, a tutte le altre e più disparate regole previste dalla nostra legge.

In questo articolo parleremo proprio di questo, ossia di tutti quei piccoli inghippi che possono annidarsi in un contratto, in modo da tutelarvi in anticipo senza dover entrare per forza in uno studio legale o notarile. 

La firma del contratto

Come si firma un contratto? Sembra l’a-b-c: tutti sanno mettere una firma su un foglio di carta. Ma da questo piccolo dettaglio dipende la validità dell’accordo e, come vedremo a breve, è proprio qui che si nascondono le prime insidie. 

Premesso che un contratto può anche essere stipulato con un accordo verbale – la tradizionale stretta di mano – o con un comportamento da cui si evinca la volontà di concludere l’affare – ad esempio, il gesto di portare la merce dallo scaffale del supermercato sino alla cassa – quando invece si opta per la forma scritta la firma serve per togliere ogni incertezza in merito alla volontà dei soggetti di concludere un determinato assetto di interessi. In pratica, con la firma le parti fanno propria la scrittura privata, dichiarando di averne voluto il contenuto. È chiaro quindi che un documento scritto offre maggiori garanzie di un’intesa orale. 

Se si va da un notaio, non c’è poi possibilità di dire «Questa firma non mi appartiene, non è la mia!» perché è il pubblico ufficiale che ne attesta l’autenticità. Nel caso di una scrittura privata, invece, non c’è alcuna certezza e la firma può essere sempre oggetto di contestazione. 

Ma attenzione. A contestare la firma può essere solo il suo presunto autore, non la controparte. Se un tale viene da voi dicendo che gli dovete mille euro e, per dimostrarlo, vi sottopone un documento dove c’è la vostra sottoscrizione, voi potete dire che quella non è la vostra grafia. In quel caso, sarà lui a dover dimostrare il contrario. E potrà farlo esibendo, in causa, altri documenti da cui risulti l’identità di grafia sottoponendoli poi a un perito calligrafico.

Viceversa, se dopo aver pagato un oggetto, il venditore non vuole consegnarvelo sostenendo che la firma sul contratto non è la vostra, sta sbagliando. Come abbiamo appena detto, infatti, a contestare la firma può essere solo il suo presunto autore e non l’altro contraente.

Il fatto di disconoscere la firma da un contratto però non vi solleverà dall’obbligo di pagamento se risulta che avete approfittato della prestazione. Ad esempio, se utilizzate un’utenza telefonica per diversi mesi e, all’improvviso, per non pagare l’ultima bolletta, sostenete di non aver mai firmato il contratto, non avete chance di vittoria. Difatti, la conclusione del contratto – che non può essere dimostrata tramite il documento scritto – riceve una prova dal comportamento concludente che avete tenuto, ossia dal fatto che avete comunque usufruito del servizio.

La firma non deve essere necessariamente leggibile: può trattarsi anche di uno scarabocchio o di un segno grafico. L’importante è che esso sia quello normalmente utilizzato dal suo autore. 

C’è infine chi firma con la mano sinistra – quando invece è destro – per poter, all’occorrenza, disconoscere la scrittura privata. In realtà, non è così facile: un perito calligrafico potrà accorgersi delle similitudini da una serie di elementi tecnici che sfuggono al comune occhio.

Vediamo ora come tutelarsi dai tentativi di raggiro.

Se vi trovate a firmare una scrittura privata, potete sempre chiedere alla controparte di esibire anche un documento di identità, da allegare magari in copia al contratto, in modo da verificare la similitudine della grafia.

In alternativa, potreste comporre un documento elettronico, su un comune pdf, per poi apporre la firma elettronica.

Un’altra soluzione è quella di registrare la conversazione con la quale si conclude il contratto: se anche non ha valore di prova certa, è sicuramente un altro tassello che toglierà ogni contestazione in merito alla validità della firma. 

Una soluzione più dispendiosa è il ricorso al notaio o ad altro pubblico ufficiale che autentichi la firma (ad esempio, un funzionario del Comune). In questo caso, come detto, non c’è possibilità di contestazione successiva.

Le clausole vessatorie nel contratto

È vero che la legge – salvo casi eccezionali – lascia libere le parti di regolare i propri interessi come meglio credono, e quindi di dare al contratto il contenuto che esse vogliono, ma tutte le volte in cui la scrittura privata, redatta da una sola parte (come, ad esempio, quando vi trovate a sottoscrivere moduli, formulari o note d’ordine), contiene delle clausole particolarmente svantaggiose, è necessario che l’altro contraente metta due firme: una alla fine del contratto e un’altra a tergo di una apposita clausola che richiama, una per una, tali clausole. 

Sono le cosiddette clausole vessatorie, quelle cioè che implicano una compressione dei propri diritti come ad esempio il rinnovo automatico del contratto, la competenza di un giudice specifico per il caso di contestazioni, decadenze, penali e così via.

Senza la doppia firma, quella clausola – e non l’intero contratto – non ha effetti nei confronti della parte svantaggiata.

La data certa nel contratto

Una caratteristica del contratto è la data. Di norma, non è necessaria, ma può servire per eliminare diversi inconvenienti. 

Si ricorre alla data, ad esempio, tutte le volte in cui c’è da mettersi al riparo da eventuali contestazioni da parte di terzi. 

Si pensi a una persona che vende un oggetto a un tale e, dopo poco, anche ad un altro. In questi casi, prevale la vendita avvenuta anteriormente. Senonché, qui sta il principale problema: come dimostrare la data in modo certo? Sarebbe facile per le parti retrodatare un documento, apponendo una data anteriore rispetto a quella effettiva, solo per truffare gli altri. 

Ecco perché la legge non attribuisce alla data messa dai privati un valore certo. Per dare certezza alla data di un documento è necessario procedere alla registrazione all’Agenzia delle Entrate oppure presentarsi dinanzi a un notaio. Ma sono due tecniche abbastanza costose e, soprattutto, burocratizzate. 

Un’altra soluzione è quella di spedire il documento a se stessi con una raccomandata a.r.; in questo modo il timbro postale, in quanto apposto da pubblico ufficiale, ha pieno valore di prova. 

Un tempo, Poste Italiane offriva il servizio “data certa”: non c’era bisogno di spedire lettere, bastava chiedere un timbro sulla busta e pagare. Oggi, però, questo utile sistema è stato eliminato. 

Esiste, tuttavia, un ultimo e sicuramente molto più pratico sistema per dare una data certa a un documento e questo è costituito dalla cosiddetta marca temporale: un software che, tramite un meccanismo informatico, riesce a imprimere a un documento una esatta collocazione temporale, senza timore che questa possa essere contestata. 



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