OGM: un nuovo test per individuare le colture modificate

7 Settembre 2020
OGM: un nuovo test per individuare le colture modificate

Un metodo scientifico in grado di rilevare in laboratorio le modifiche genetiche apportate ai prodotti agricoli aiutando consumatori ed autorità a riconoscerli.

Nasce un nuovo metodo per rilevare le colture geneticamente modificate (OGM): piante, semi, ortaggi e altri organismi i cui elementi sono stati cambiati attraverso l’ingegneria genetica. Si tratta di un test capace di riconoscere, in laboratorio, i cambiamenti apportati tramite le nuove tecniche di editing genetico. Lo rende noto l’associazione Greenpeace in un comunicato, diffuso in Italia dall’agenzia stampa Adnkronos.

Il nuovo test, pubblicato sulla rivista scientifica Foods dopo la necessaria peer review, è apparso «in grado di rilevare una colza OGM resistente agli erbicidi che è stata sviluppata utilizzando l’editing genetico».

Il nuovo sistema di rilevamento viene definito da Heike Moldenhauer, consulente per le politiche dell’Ue presso l’associazione tedesca Food without Genetic Engineering (cibo senza ingegneria genetica) «una pietra miliare nella protezione dei consumatori e delle aziende dell’Ue» perché grazie ad esso «le autorità potranno d’ora in poi identificare anche le colture geneticamente modificate non  autorizzate. Questo aiuterà gli agricoltori, gli apicoltori, gli allevatori, le aziende di trasformazione di mangimi e di alimenti e i rivenditori a tenere questi nuovi OGM fuori dalle loro catene di approvvigionamento e soddisfare la domanda dei consumatori che chiedono alimenti privi di OGM».

«Il nuovo test mostra che la normativa europea può essere applicata anche agli OGM ottenuti attraverso l’editing genetico, mantenendo così gli elevati standard di sicurezza alimentare dell’Unione europea. Non ci sono più scuse per non applicare i requisiti di sicurezza e di etichettatura degli OGM esistenti a questi cosiddetti nuovi OGM», dice Federica Ferrario, responsabile Agricoltura Greenpeace Italia.

«Spetta ora alla Commissione europea e ai governi nazionali valorizzare questo lavoro e sviluppare metodi di screening in grado di identificare sia prodotti geneticamente modificati noti che sconosciuti. Ci aspettiamo che la ministra dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, che ha più volte guardato con attenzione alle tecniche di gene editing, mostri lo stesso interesse per questo test», prosegue Ferrario.

«Il metodo che abbiamo sviluppato rileva quella che è probabilmente la classe più impegnativa di editing genetico: la modifica di una sola lettera del patrimonio genetico. Poiché la comunità scientifica da due decenni utilizza approcci simili per rilevare OGM più complessi, è probabile che questo approccio possa essere utilizzato per sviluppare metodi di rilevamento per la maggior parte, se non tutte, le colture geneticamente modificate. E la buona notizia è che utilizza procedure e apparecchiature simili a quelle che i laboratori specializzati conoscono già», afferma Fagan, scienziato dell’Health Research Institute dello Iowa, negli Usa, che ha condotto la ricerca finanziata da Greenpeace Ue ed altre associazioni, tra cui un’azienda della grande distribuzione organizzata, la catena di supermercati austriaci Spar.



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