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Concorsi pubblici, il test a risposta multipla devono essere anonimi

25 Novembre 2013
Concorsi pubblici, il test a risposta multipla devono essere anonimi

Il Consiglio di Stato dà indicazioni per come devono essere svolti i concorsi pubblici: il mancato rispetto dell’anonimato determina sempre la nullità della graduatoria finale, a prescindere dal fatto che vi sia stata o meno lesione dell’imparzialità in sede di correzione.

Anche nei concorsi pubblici con test a risposta multipla, come possono essere quelli per l’accesso ai corsi universitari, deve essere garantito l’anonimato degli elaborati. In caso contrario, la graduatoria non è valida. E ciò a prescindere dalla verifica se l’eventuale conoscenza del nome del candidato abbia comportato imparzialità durante la correzione dei compiti.

A dirlo è stato il Consiglio di Stato [1].

La questione è sorta a seguito di una serie di ricorsi presentati da studenti contro le procedure seguite dall’università di Messina per il concorso a 200 posti nel corso di laurea di medicina nell’anno accademico 2010-2011. La commissione aveva fatto annotare, accanto al nome dei candidati, elencati in ordine alfabetico, il codice Cineca (la struttura deputata a correggere gli elaborati) con lo scopo di consentire l’abbinamento della scheda anagrafica con la prova corretta, senza rischi di scambio di elaborati. In questo modo, però, l’anonimato delle risposte ai test veniva meno.

Il Consiglio, intervenuto sulla questione, ha risolto un dubbio interpretativo che si era posto, sino ad oggi, in giurisprudenza. La tesi più condivisa è quella secondo cui la violazione dell’anonimato, quando addebitabile alla p.a., rilevi sempre, e questo a prescindere dal fatto che vi sia stata o meno imparzialità nella valutazione dell’elaborato da parte del soggetto preposto alla correzione.

I giudici amministrativi hanno sposato interamente questa tesi. Dunque, nelle prove scritte dei pubblici concorsi o delle pubbliche selezioni di stampo comparativo la violazione della regola dell’anonimato da parte della commissione determina automaticamente la radicale invalidità della graduatoria finale, senza necessità di accertare in concreto l’effettiva lesione dell’imparzialità in sede di correzione.


note

[1] Cons. Stato sent. n. 27/2013.


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2 Commenti

  1. Non riesco a comprendere quale violazione ricorra nell’ipotesi di correzione immediata (subito dopo il termine della prova) di test a risposta multipla su scheda nominativa e firmata, in cui sia possibile una sola risposta corretta e dove non ci sia alcun margine di discrezionalità nell’attribuzione del punteggio da parte della Commissione esaminatrice.
    Mi pare che si rasenti l’assurdo!

  2. invece inserendo il test in una busta da sigillare con all interno una busta più piccola sigillata riportante i dati del compilante sarebbe valida?!

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