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10 truffe a cui stare attenti quando si cerca un lavoro

7 Settembre 2020 | Autore:
10 truffe a cui stare attenti quando si cerca un lavoro

Dalla promessa di lavori inesistenti al furto di identità, dalla richiesta di soldi online a quella di bustarelle o prestazioni sessuali.

All’apparenza, sembra l’occasione della tua vita: un’offerta di lavoro che ti propone di fare una bella esperienza, di crescere in fretta, di guadagnare facile per arrivare presto a guadagnare tanto. Insomma, un’opportunità a cui non dovresti mai dire di no. Poi, fai il colloquio, si entra nei dettagli e ti rendi conto che ti si chiede uno sforzo ben più importante per fare un mestiere diverso da quello che era stato scritto nell’inserzione. E che prima di arrivare a quel guadagno facile, dovrai perfino lavorare gratis. «Bisogna farsi le ossa», ti sentirai dire. Può darsi. Ma con una certa dignità. Perché a tutto c’è un limite. Di raggiri nel modo della selezione del personale ce ne sono, purtroppo parecchi. Abbiamo selezionato 10 truffe a cui stare attenti quando si cerca un lavoro.

Il lavoro diverso dalla proposta ricevuta

Una delle truffe più diffuse è quella che si potrebbe soprannominare «oro per bigiotteria», cioè: ti promettono una cosa e poi ne devi fare un’altra. Ti fanno una proposta per un lavoro allettante, a contatto con il pubblico, dinamico, di consulenza. Ti candidi pensando ad un’attività brillante e, con enorme stupore, vieni convocato nell’arco di pochi giorni per un colloquio.

L’offerta è talmente interessante che hanno risposto all’annuncio decine di persone. E presto trovi la prima sorpresa: il colloquio non è individuale ma di gruppo. Tenuto da un impiegato o da uno pseudo-dirigente che spiegherà la vera natura della mansione: la vendita porta a porta. Che, in effetti, è un lavoro a contatto con il pubblico, dinamico e di consulenza. Ma non certo quello che ti aspettavi, anche perché nell’annuncio non era stato specificato.

Nella maggior parte dei casi, dovrai prendere dei contatti al telefono con i probabili clienti, prendere appuntamento a casa loro, mostrare il prodotto e guadagnare una percentuale se l’operazione di vendita va in porto. Nulla di cui vergognarsi, per carità. Facile chiedersi, però, perché per fare un lavoro dignitoso e onesto come il venditore porta a porta non venga specificata l’attività direttamente nell’annuncio e venga proposto un altro tipo di mestiere o si stia sul generico.

Quando il candidato scopre la verità, o abbandona oppure, se ha bisogno di soldi per campare, accetta quello che gli verrà proposto. Certe aziende puntano proprio su questo, sulla disperazione di chi ha bisogno di fare qualcosa pur di pagare le bollette. Così, lanciano un’esca appetitosa per farlo abboccare.

Il lavoro gratis

Chi ti propone un lavoro chiedendo di fare un primo periodo gratuito e poi si vedrà sta tentando di truffarti. Qualsiasi attività prevede un contratto sin dal primo giorno. Anche per un periodo di prova. Quindi, non esiste che ti si dica di fare qualche settimana gratis per vedere se vai bene e se il posto ti piace. Altrimenti ti si sta proponendo qualcosa di illegale.

Spesso, si tende a tirarla per le lunghe. Le due settimane di prova diventano tre o quattro. Quando hai lavorato così per un mese o un mese e mezzo, ti senti dire che non vai bene, prendono un altro al tuo posto e vanno avanti così. Questo è l’obiettivo di chi pretende il lavoro gratis anche solo per un periodo di tempo: avere chi gli porta avanti una parte dell’attività senza spendere un centesimo.

Lo stage non retribuito

Lo stesso discorso vale per chi campa sulle spalle degli stagisti. Non sempre si tratta proprio di un lavoro gratuito, ma poco ci manca. Il trucco è molto simile: si offre un periodo di stage non retribuito o dietro un compenso irrisorio «per imparare il mestiere» e, quando il periodo di tirocinio si conclude, tanti saluti e avanti il prossimo. Ci sono delle aziende (qualcuna anche molto nota) che vanno avanti così da anni.

Il corso di formazione a pagamento

C’è anche chi non solo non spende dei soldi per reclutare qualche persona in più che gli porti avanti la baracca: addirittura, ci guadagna sopra. E non solo in termini di produttività. Si tratta del solito furbo che offre dei corsi di formazione a pagamento come condizione per poter avere un contratto di lavoro. Il problema è che non sempre al termine del corso a pagamento scatta il rapporto di lavoro. Tu avrai pagato per imparare qualcosa, certo. Ma se hai fatto quel corso è perché ti è stato promesso un lavoro. Se la promessa non viene rispettata, cioè se il contratto non arriva, sei stato truffato.

Il furto d’identità

Quella del furto d’identità è una delle truffe più raffinate per imbrogliare chi ha bisogno di lavorare. Funziona così: rispondi ad un’inserzione via Internet, vieni contattato e ti si chiede di fornire le tue generalità e di inviare un tuo documento di identità e il tuo codice fiscale. Dopodiché, ci sarà il silenzio più assoluto. Il truffatore sparirà dalla circolazione e userà i tuoi dati per fare degli acquisti online o per vendere dei prodotti che non saranno mai spediti. Il tutto, ovviamente, a tuo nome e a tue spese.

Sappi che nessuna azienda seria ti chiederà di inviare dei documenti simili per posta elettronica o attraverso un form. Quindi, stai ben attento non solo a ciò che mandi via e-mail ma anche ai dati personali che inserisci nel tuo curriculum. Soprattutto quando chi propone il finto lavoro è un’azienda o un’agenzia di cacciatori di teste che non forniscono il proprio nome.

L’invio di denaro per un lavoro all’estero

Un ulteriore passo avanti nella truffa del furto di identità è quando, oltre ai documenti, vengono richiesti anche dei soldi. Succede, di solito, quando viene proposto un lavoro all’estero a chi vuole cambiare vita, magari in coppia e in un Paese lontano come gli Stati Uniti. Un’opportunità allettante per accedere alla quale, però, c’è bisogno di una certa quantità di denaro in modo da sbrigare non ben precise «pratiche burocratiche». La somma dovrà essere inviata ad una finta ambasciata che, in realtà, è un conto corrente aperto in qualche angolo irraggiungibile del mondo.

Puoi immaginare come va a finire: non solo il lavoro non esiste, ma non ti torneranno mai indietro né i documenti né i soldi.

L’invio di denaro per un colloquio

Possibile che qualcuno sia disposto a pagare anche per fare un colloquio di lavoro? C’è chi lo fa, senza rendersi conto che, in questo modo, diventa vittima di una truffa. Funziona così.

Il truffatore sceglie un’azienda vera, possibilmente di piccole o grandi dimensioni, e visita il suo sito web. Con qualche spicciolo registra un dominio simile tenendo nascosti i propri dati. Poi, inserisce nel suo sito un redirect a quello vero dell’azienda scelta a caso. Pubblica un’offerta di lavoro e chiede di inviare un curriculum all’indirizzo e-mail creato apposta per la truffa. Chi risponde, viene convocato per un colloquio in un luogo che richiede un pass di sicurezza per l’accesso, ad esempio un aeroporto. Ovviamente, per avere quel pass bisogna pagare un contributo, che può arrivare a 200 euro. Va da sé che la vittima si presenterà da sola al colloquio. E che non vedrà più i suoi soldi.

Il finto lavoro da casa

Con lo sviluppo dello smart working durante la pandemia di coronavirus e la prospettiva di renderlo strutturale, lavorare da casa sembra la scelta più normale al mondo. Il truffatore lo sa e, pertanto, ha creato un modo per guadagnarci sopra.

La truffa consiste nel proporre un lavoro a domicilio con facili guadagni. Non necessariamente al computer, ma anche imballando piccoli oggetti, assemblando dei prodotti, ecc. Chi offre questa possibilità chiede alla vittima di turno un contributo per far arrivare a casa sua il kit con il primo materiale. L’aspirante smart worker si sentirà dire che si tratta di una garanzia per evitare che il lavoro non venga fatto ed il materiale non torni all’azienda. Finisce che il materiale viene venduto ma il lavoratore, oltre ad aver pagato, non riceverà un soldo.

La «bustarella» per vincere una selezione

C’è, invece, chi non ci va molto per il sottile e pensa che sia inutile rovinarsi le meningi per ingannare chi cerca un lavoro quando ci sono dei metodi molto più diretti. Uno, molto di moda in Italia a vari livelli, è quello della classica «bustarella». Vuoi avere una corsia preferenziale in una selezione di personale? Quanto sei disposto a pagare? Vuoi passare il concorso con 800 candidati per un posto solo? Metti qualche migliaio di euro in una busta e non prenderti nemmeno il disturbo di studiare. Funziona così, da che mondo è mondo.

Ovviamente, in questo caso, ci va di mezzo chi chiede ma anche chi dà: entrambi commettono reato.

Il problema è che chi chiede non sempre è la persona che può garantire la spinta giusta. Anzi, con l’azienda o con la commissione del concorso non c’entra proprio nulla. È soltanto un truffatore che ha fatto la stessa promessa a chissà quanti candidati. I quali, ovviamente, staranno zitti e non denunceranno alcunché: chi andrebbe dai Carabinieri o dalla Polizia dicendo di avere pagato qualcuno per vincere un concorso?

La richiesta di prestazioni sessuali

Se la pretesa di una bustarella è una pratica diffusa, la richiesta di una prestazione sessuale in cambio di un posto di lavoro lo è altrettanto. Magari solo per avere un posto come segretaria, come assistente o come cameriera. La proposta viene fatta in maniera più o meno velata, giusto per sondare il terreno e capire la disponibilità della vittima. Non manca chi dice di sì, per vari motivi. Peccato che, nella maggior parte dei casi, il «cacciatore» chieda di essere «pagato in anticipo», dopodiché si congederà con la solita frase: «Ti faremo sapere».



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