Fisco: l’accesso mirato è valido anche senza verbale

7 Settembre 2020 | Autore:
Fisco: l’accesso mirato è valido anche senza verbale

Per la validità dell’accertamento basta documentare le iniziali acquisizioni documentali: così i termini di 60 giorni a difesa del contribuente sono anticipati.

Quando l’amministrazione finanziaria (Agenzia delle Entrate o Guardia di Finanza) bussa alla porta per eseguire un accesso mirato presso la sede del contribuente [1], per acquisire o prelevare documenti contabili ed anche extracontabili, basta il verbale che attesta le operazioni svolte in quel momento e non occorre, invece, il successivo verbale di contestazione delle violazioni che potranno emergere dall’esame della documentazione.

Lo ha stabilito oggi un’ordinanza della Corte di Cassazione [2] ribadendo il principio secondo cui al cosiddetto «accesso breve» non operano le norme previste dallo Statuto del contribuente [3] che offrono un termine di 60 giorni dal momento della chiusura delle operazioni di controllo entro il quale è possibile presentare osservazioni e richieste e durante il quale l’amministrazione non può emettere l’avviso di accertamento, salvi i soli casi di particolare e motivata urgenza.

Nel caso deciso era accaduto appunto che l’Agenzia delle Entrate aveva svolto un accesso breve e mirato presso il contribuente, finalizzato alla sola acquisizione di documenti, senza poi notificare il verbale di constatazione al momento della conclusione dell’ispezione, sicché il contribuente era stato privato del termine dilatorio entro il quale avrebbe potuto difendersi prima dell’emissione dell’avviso di accertamento.

Ma la Suprema Corte ha accolto la tesi dell’Agenzia delle Entrate ed ha ritenuto che in questi casi di mera acquisizione documentale, dopo le quali le operazioni proseguono presso gli uffici del Fisco, non sono applicabili le ordinarie garanzie previste in favore del contribuente o per meglio dire esse vengono anticipate al momento iniziale.

Secondo il Collegio, infatti, «in materia di garanzie del soggetto sottoposto a verifiche fiscali, il processo verbale [4], deve attestare le operazioni compiute dall’amministrazione, sicché, nel caso di accesso mirato all’acquisizione di documentazione fiscale, è sufficiente l’indicazione, in esso, dei documenti prelevati, ferma restando la decorrenza del termine dilatorio [3] dal rilascio di copia del predetto verbale, senza che sia necessaria l’adozione di un’ulteriore verbale di contestazione delle violazioni successivamente riscontrate».

In altre parole, se il contribuente vorrà difendersi preventivamente dovrà farlo “al buio”, in quanto i 60 giorni a sua disposizione decorreranno immediatamente dalla data dell’accesso eseguito per l’acquisizione documentale da parte degli organi accertatori, senza ancora conoscere l’esito del controllo svolto e gli eventuali rilievi mossi; l’Agenzia, comunque, non potrà emettere l’avviso di accertamento prima della scadenza di questo termine. Ma quando lo farà, non occorrerà farlo precedere da un verbale redatto al momento della conclusione delle operazioni di controllo, che non sarà necessario in quanto “assorbito” dal verbale di accesso iniziale.

Nella nuova decisione, la Corte di Cassazione si è appoggiata su un suo recente precedente conforme [5] in cui si afferma che «l’attività di controllo dell’Amministrazione finanziaria non deve necessariamente concludersi con la redazione di un processo verbale di constatazione, essendo sufficiente un verbale attestante le operazioni compiute» e che «il processo verbale di constatazione, redatto dagli organi accertatori in occasione di verifiche presso il contribuente [4], non deve necessariamente contenere le contestazioni, potendo avere una molteplicità di contenuti – valutativi o meramente ricognitivi di fatti o di dichiarazioni – che, per la libera valutazione dell’Amministrazione finanziaria, possono comunque dare luogo alla emissione di avvisi di accertamento», i quali saranno, dunque, perfettamente validi.

In tali casi, quindi, basterà l’iniziale verbale di accesso mirato svolto presso la sede del contribuente, recante l’indicazione dei documenti che in quell’occasione vengono acquisiti dai funzionari accertatori o dai finanzieri e che saranno poi controllati “a tavolino” presso gli uffici (se invece la verifica si svolge presso il contribuente, andranno documentate tutti i giorni le attività di ispezione svolta).

Da evidenziare, però, il fatto che il verbale dovrà contenere non solo l’indicazione delle operazioni svolte durante l’accesso ma anche le domande rivolte al contribuente presente in sede e le risposte da egli fornite. Anche questi elementi potranno, insieme alle risultanze documentali, essere presi a base per l’accertamento. Leggi anche accertamento fiscale dopo una verifica: come difendersi.


note

[1] Ai sensi degli art. 33 del D.P.R. n.600/73 e 52 del D.P.R. n. 633/72.

[2] Cass. ord. n. 18624 del 7 settembre 2020.

[3] Art. 12, comma 7, del D.L. 27 luglio 2000, n.212.

[4] Redatto ai sensi dell’art. 24 della Legge n. 4/1929.

[5] Cass. sent. n. 12094 del 8 maggio 2019.


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