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Modifica assegno mantenimento

8 Novembre 2020
Modifica assegno mantenimento

In quali casi si può ottenere una revisione degli accordi economici stabiliti in sede di separazione?

Dopo anni di discussioni e litigi, hai deciso di separarti. Non avevi più la forza per continuare una vita di sacrifici con il padre di tua figlia. Ora sei più serena, anche se il futuro ti spaventa. Il giudice ha disposto a carico di tuo marito l’obbligo di corrispondere, a te e alla tua bambina, 400 euro mensili. Tale somma complessiva, però, non ti consente neppure di coprire le spese della casa. Oppure sei un padre separato che ha avuto un figlio dalla nuova compagna. Tuttavia, non riesci ad arrivare a fine mese perché devi pagare il mantenimento alla tua ex moglie e l’affitto di casa.

In questo articolo faremo il punto della situazione sulla modifica dell’assegno di mantenimento. Devi sapere che quando una coppia si separa, il coniuge economicamente più forte deve corrispondere all’altro un contributo periodico. Per stabilire l’esatto ammontare, il giudice deve basarsi su vari fattori, come i redditi delle parti, i bisogni dei figli, ecc. In determinati casi, è anche possibile chiedere la revisione di tale misura che può essere diminuita o aumentata a seconda delle esigenze manifestate e documentate. Ma procediamo con ordine e vediamo per prima cosa come viene quantificato l’assegno di mantenimento.

Assegno di mantenimento: cos’è?

La separazione rappresenta una fase transitoria della crisi matrimoniale in cui non viene meno il dovere di assistenza materiale tra i coniugi. Per questo motivo chi è titolare di un certo reddito è tenuto a corrispondere all’altro e ai figli (se ci sono) un assegno di mantenimento, cioè un contributo mensile per far fronte alle esigenze primarie. Ti faccio un esempio.

Tizio e Caia si separano. Lui è un imprenditore che guadagna 3mila euro al mese, mentre lei non lavora perché ha scelto di dedicarsi alla famiglia.

Ebbene, nell’esempio che ti ho riportato è chiaro che Caia ha diritto al mantenimento, la cui entità potrà essere concordata dalle parti (in caso di separazione consensuale) oppure determinata direttamente dal giudice (in caso di separazione giudiziale).

Assegno di mantenimento: quali sono i requisiti per ottenerlo?

L’assegno di mantenimento non è una misura che scatta automaticamente, ma è riconosciuta al coniuge economicamente più debole solo a condizione che:

  • non gli sia stata attribuita la colpa per la fine del matrimonio (il cosiddetto addebito della separazione). Pensa, ad esempio, al marito che sorprende la moglie a letto con un altro;
  • non percepisca alcun reddito. In altre parole, non spetta nessun contributo a chi lavora e ha uno stipendio che gli consente di mantenersi. Se invece il coniuge percepisce un reddito talmente basso da non garantirgli una vita dignitosa, è chiaro che avrà comunque diritto all’assegno;
  • non conviva con un’altra persona. In tal caso, infatti, a provvedere all’ex coniuge sarà il nuovo compagno. Attenzione però: una semplice relazione con un’altra persona non comporta l’immediata perdita del mantenimento.

Assegno di mantenimento: quali criteri sono presi in considerazione?

Se i coniugi non raggiungono un’intesa, per la quantificazione dell’assegno di mantenimento il giudice deve valutare la situazione reddituale di entrambi, eventuali proprietà, l’assegnazione della casa coniugale, lo stile di vita, la capacità di spesa, ecc. Per tale ragione, bisogna produrre le dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni.

Inoltre, per stabilire il mantenimento da corrispondere ai figli si prenderanno in considerazione anche il tenore di vita goduto dai minori durante la convivenza dei genitori e le loro esigenze attuali. Ti faccio un esempio.

Tizio è un impiegato che si è separato dalla moglie Caia. Il giudice, all’udienza di separazione, ha riconosciuto alla donna, a titolo di mantenimento, una somma complessiva di 500 euro mensili, di cui 200 euro per lei e 300 euro per il bambino.

Va precisato che il mantenimento corrisposto ai figli copre esclusivamente le spese ordinarie, cioè quelle necessarie per far fronte ad esigenze primarie di vita (come ad esempio, il vitto, l’alloggio, i medicinali da banco, la cancelleria scolastica, il trasporto urbano, ecc.). Tutte le altre spese straordinarie, cioè quelle impreviste e non futili, come ad esempio una visita specialistica, un master, un viaggio all’estero per motivi di studio e così via, sono da concordare e ripartire a metà tra i due genitori.

Modifica assegno mantenimento

Capita a volte che il coniuge obbligato a corrispondere all’altro il mantenimento non riesca ad arrivare a fine mese perché, nel frattempo, si è creato un’altra famiglia oppure ha perso il lavoro. In casi come questi, la legge prevede la possibilità di chiedere una revisione dell’assegno di mantenimento. Questa situazione si verifica in caso di:

  • peggioramento della situazione economica di uno dei coniugi: ad esempio, il marito obbligato viene licenziato oppure la moglie, beneficiaria dell’assegno, si ammala gravemente;
  • incremento dei redditi di uno dei coniugi: pensa, ad esempio, al marito che eredita una notevole somma di denaro.

Ovviamente, per ottenere la modifica dell’importo del mantenimento, quindi un aumento o una riduzione, è necessario presentare un’istanza al giudice, allegando tutta la documentazione che dimostri i fatti sopravvenuti [1] tali da giustificare una revisione. Una volta effettuata la valutazione, il giudice potrà:

  • rigettare la domanda: in tal caso, continuano a valere le condizioni di separazione previste anzitempo;
  • ridurre o aumentare l’importo dell’assegno di mantenimento, dopo aver accertato il peggioramento o il miglioramento della situazione economica del coniuge.

Infine, il fatto che un marito separato si trasferisca all’estero, magari in un Paese dove la vita è meno cara, non è un motivo valido per ottenere la riduzione dell’assegno di mantenimento, qualora non dimostri un peggioramento complessivo delle sue condizioni economiche [2].


note

[1] Cass. sent. 18530/2020 del 07.09.2020.

[2] Cass. ord. 18612/2020 del 07.09./2020.


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