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Il professionista può fallire e campa con un assegno minimo

25 Novembre 2013
Il professionista può fallire e campa con un assegno minimo

Riconosciuto al professionista caduto in crisi solo l’assegno alimentare nei limiti del necessario per il mantenimento suo e della famiglia; obbligo di rendiconto annuale o trimestrale.

Può essere dichiarato fallito il professionista che, anche senza assumere la veste di socio, abbia partecipato ad iniziative imprenditoriali diverse dalla propria professione. In questi casi, infatti, si verifica un’estensione del fallimento alla persona fisica, per via della “società di fatto” venutasi a creare tra questi e altri soggetti.

Si tratta di un principio che riguarda tutti i professionisti che vengano coinvolti in un attività imprenditoriale loro preclusa come ad esempio ingegneri soci di fatto di un’impresa edile o professionisti che si intromettono nella gestione di un’impresa.

Quando l’attività tecnica cede il passo alla gestione d’impresa, anche il professionista può fallire. In questi casi il fallimento dell’impresa si estende anche all’attività professionale.

Certamente, il professionista, anche a seguito della sentenza di fallimento, può continuare a lavorare. Ma, poiché il fallimento implica che la procedura acquisisca tutti i beni del fallito, gli introiti della successiva attività professionale verranno prelevati dal curatore. Solo il residuo può essere trattenuto dal fallito per esigenze alimentari sue e della sua famiglia.

Spetta al giudice stabilire quanto il professionista possa trattenere.

In pratica, il giudice delegato stabilisce un assegno di mantenimento per il debitore fallito sufficiente solo a garantire a lui e alla sua famiglia il necessario per vivere (nel caso di specie sono stati accordati 1.374 euro). Ad essere salvaguardate sono solo le esigenze insopprimibili del nucleo familiare. Ciò significa che il professionista non può invocare il rispetto del mantenimento di un tenore di vita adeguato.

Tutto il resto degli introiti, invece, deve essere acquisito alla massa attiva del fallimento senza tenere conto delle aspettative dell’obbligato sui redditi derivanti dall’esercizio dell’attività professionale.

La determinazione di tale importo è fatta dal giudice delegato con decreto contro il quale è ammesso il reclamo allo stesso Tribunale. Il professionista è inoltre tenuto a presentare una rendicontazione (trimestrale o annuale) degli introiti della propria attività professionale.

A mettere nero su bianco tutti tali principi è stata una recente sentenza della Cassazione [1].


note

[1] Cass. sent. n. 26206/13.

[Photographer’s Name]/123RF.COM


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