Sorveglianza sanitaria al lavoro: nessun obbligo del datore

8 Settembre 2020 | Autore:
Sorveglianza sanitaria al lavoro: nessun obbligo del datore

L’ultimo decreto sul contenimento della pandemia non costringe l’azienda ad attivarsi, ma resta il vincolo del protocollo firmato da Governo e sindacati.

Il datore di lavoro non è più tenuto ad attivare di sua iniziativa la procedura di sorveglianza sanitaria eccezionale all’interno della propria azienda nei confronti dei dipendenti maggiormente a rischio di contagio da Covid. Il fatto singolare è che non lo prevede il decreto del 30 luglio scorso con cui sono state prorogate le misure di contenimento dell’epidemia. Pertanto, in mancanza di una norma esplicita che costringa il datore a garantire la sorveglianza sanitaria, l’azienda non è tenuta ad assolvere quest’obbligo. Può, certamente, farlo di sua iniziativa, ma non perché sia vincolato ad attuare tale procedura.

Fino al 1° agosto scorso, dunque, il datore era tenuto alla sorveglianza dei lavoratori la cui salute poteva essere maggiormente a rischio in caso di contagio, come ad esempio chi ha una patologia oncologica o polmonare, chi è immunodepresso, chi supera una certa età, ecc. Inoltre, doveva nominare temporaneamente un medico competente o servirsi di un medico dell’Inail per il periodo dell’emergenza.

Tuttavia, il titolare dell’azienda deve rispettare comunque il protocollo sanitario siglato da Governo e parti sociali lo scorso mese di aprile e ancora in vigore. Accordo che prevede il coinvolgimento del medico competente per identificare i soggetti con particolari situazioni di fragilità, nei confronti dei quali «è raccomandabile che la sorveglianza sanitaria ponga particolare attenzione». Raccomandabile, però. Non «obbligatorio».

Il medico deve intervenire anche quando il dipendente ne fa richiesta legata al rischio lavorativo.

Va ricordato, inoltre, che è stato prorogato al 15 ottobre il diritto allo smart working per i lavoratori più esposti al rischio di contagio da coronavirus, purché l’attività da svolgere a domicilio sia compatibile con la mansione, e su disposizione del medico competente. Significa che il datore di lavoro, in questo caso, deve coinvolgere il medico per gli accertamenti opportuni.



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