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Covid: ecco il piano segreto del Governo sull’emergenza

8 Settembre 2020 | Autore:
Covid: ecco il piano segreto del Governo sull’emergenza

Obiettivi, possibili scenari, priorità: il contenuto del dossier tenuto nascosto da febbraio ed emerso soltanto ora.

Tutto doveva essere pronto per fronteggiare l’emergenza coronavirus. Nero su bianco, in un dossier di 40 pagine intitolato «Piano Sanitario nazionale per la risposta a un’eventuale pandemia da Covid-19». Eventuale, sì. Perché il documento è stato scritto il 19 febbraio, cioè due giorni prima che venisse ufficializzato a Codogno il primo caso di contagio in Italia. Solo che la firma su quel rapporto è stata posta il 21 febbraio, cioè il giorno dopo il caso del ricercatore di Castiglione.

Un piano rimasto chiuso a chiave e tenuto nascosto per mesi in un cassetto «per non spaventare la popolazione». Nonostante lo scoop del Corriere della Sera che ne parlò già a fine aprile, il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha sempre negato l’esistenza del dossier. Fino a due giorni fa, quando le carte sono venute alla luce. Dovendosi arrendere all’evidenza, Speranza ha parlato di «studio in itinere con valutazioni ipotetiche e aleatorie». Evidentemente non si sono messi d’accordo sul titolo da dare al rapporto.

Che ci sarà mai scritto in quel piano di così spaventoso da decidere di tenerlo segreto? È sempre il Corriere a raccontarlo.

Viene fatta una premessa: la Cina ha dimostrato l’«elevato potenziale epidemico» del virus. Di conseguenza, «le misure di contenimento tempestive e radicali sono efficaci nel ridurre l’R0 sotto il livello soglia e nel tenere sotto controllo l’epidemia». E poi: «Dalla conferma del primo caso di trasmissione locale diventa fondamentale attivare tempestivamente misure di contenimento».

Viene fissato un obiettivo ben preciso: «Garantire un’adeguata gestione dell’infezione in ambito territoriale e ospedaliero senza compromettere la continuità assistenziale, razionalizzando l’accesso alle cure, per garantire l’uso ottimale delle risorse. L’erogazione di cure appropriate ridurrà la morbilità e la mortalità attenuando gli effetti della pandemia».

Vengono stabilite le priorità: avere scorte adeguate di mascherine, tute e guanti, ma soprattutto maggiore disponibilità dei posti in terapia intensiva. Strumenti insufficienti, rimasti inchiostro su carta bianca, quando è scoppiata l’epidemia in Italia. Leggendo il documento adesso e pensando al tempo prezioso che è stato perso nel reperire i dispositivi di protezione, fa uno strano effetto vedere che gli esperti prevedevano al 19 febbraio di «dotare le unità operative di scorte adeguate di tute coverall, maschere, scudi, cappe, guanti e altri presidi nelle diverse misure e taglie. Le scorte – continua il piano segreto – devono essere adeguate al volume atteso di pazienti secondo il livello di attività previsto dall’organizzazione».

Vengono anche descritti tre possibili scenari sulla base di quanto stava accadendo in quel momento in Cina.

Primo scenario: un livello di rischio con «sostenuta ma sporadica trasmissione e diffusione locale dell’infezione».

Secondo scenario: un livello di rischio con «diffusa e sostenuta trasmissione locale con aumentata pressione sul Servizio sanitario nazionale che risponde attivando misure straordinarie preordinate».

Terzo scenario: un livello di rischio «con diffusa e sostenuta trasmissione locale con aumentata pressione sul Servizio sanitario nazionale che risponde attivando misure straordinarie che coinvolgono anche enti e strutture non sanitarie». Gli scenari 2 e 3 sono quelli che possono potenzialmente mettere in crisi i reparti di terapia intensiva.

Già, la terapia intensiva. Anche di quello si parla nel rapporto, con tanto di numeri. «Dall’analisi dell’offerta assistenziale-ospedaliera riferita alla terapia intensiva – si legge – è emersa una dotazione complessiva nazionale di posti letto pari a 5.324 (di cui 687 in isolamento semplice e a pressione negativa) con un tasso di occupazione dell’85%. Ipotizzando di poter fruire del 15% dei posti letto disponibili con una riduzione dell’attività di chirurgia elettiva del 50% (come previsto negli scenari 2 e 3), si potrebbero liberare progressivamente fino a 1.597 posti letto di cui 103 in isolamento». Il tempo ha mostrato le carenze anche su questo fronte.

Infine, un invito alle Regioni: quello di attenersi scrupolosamente alla linea del Governo centrale. Anche qui, abbiamo visto com’è andata a finire.

Da aggiungere, soltanto, un dubbio: cosa spaventa di più i cittadini? Sapere a fine febbraio che era in arrivo un’epidemia sulla quale Governo e autorità sanitarie erano già al lavoro oppure sapere a metà settembre il contenuto di un piano volutamente nascosto per non mostrare quanto quel lavoro è stato carente?



3 Commenti

  1. Ovviamente, meglio una paura iniziale con la consapevolezza di quello che sarebbe potuto succedere che una finta calma apparente. SE avessero detto come stavano le cose sin da subito, la gente magari si sarebbe comportata diversamente e molti avrebbero assunto una condotta più responsabile

  2. Piano segreto del Governo che viene fuori solo ora… A che pro? Tanto lo sapevamo che il Governo stava architettando alle nostre spalle un piano e sapeva tutto da tempo ma ha taciuto. A mio parere, stanno facendo tanto caos anche su questo vaccino. Tante parole inutili. Ma si esponessero quando sono certi delle cose senza lasciarci eternamente in bilico e dandoci informazioni sempre incerte e ansiogene

  3. Di certo, il Governo non ha saputo gestire l’emergenza al meglio, perché se era già previsto un rischio di questo tipo avrebbe dovuto predisporre tutto ciò che era necessario per assicurare anche al personale sanitario tutti i dispositivi di protezione personale di cui aveva bisogno. Mi sembra assurdo che la gente si sia ammalata proprio negli ospedali e che tanti medici sono morti per questa maledetta pandemia, perché magari non erano sufficientemente messi al sicuro nelle strutture sanitarie

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