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Ex coniuge professionista: ha diritto al mantenimento?

8 Settembre 2020
Ex coniuge professionista: ha diritto al mantenimento?

Separazione e divorzio: alimenti solo all’ex moglie che non ha la possibilità di lavorare.

All’indomani del divorzio, all’ex moglie spetta l’assegno di mantenimento solo se il suo reddito non è sufficiente a garantirle una adeguata autonomia dal punto di vista economico. Ma ciò non basta. La donna deve anche essere “meritevole” di tale sussidio; il che si traduce, in termini pratici, nell’incapacità di lavorare. Incapacità dettata dalla crisi del mercato occupazionale, da sopraggiunti limiti di età (circa 45 anni), da una malattia invalidante o dal fatto di essersi dedicata, durante tutta la durata del matrimonio, alla casa e ai figli, così perdendo ogni contatto con il lavoro.

Ci si è chiesto se l’ex coniuge professionista ha diritto al mantenimento. Il titolo di studi e l’abilitazione professionale sono condizioni sufficienti per ritenere sussistente quella “potenzialità lavorativa” necessaria per legge ad escludere gli alimenti? Di tanto si è occupata una recente ordinanza della Cassazione [1]. Ecco cosa hanno detto i giudici supremi in merito. 

Quando la donna non ha diritto al mantenimento

Riavvolgiamo il nastro e ricordiamo cosa è scaturito dalle famose sentenze del 2018 e del 2017 della Cassazione [2] che hanno letteralmente stravolto il criterio di quantificazione dell’assegno divorzile. Per i giudici, l’assegno non ha più la funzione di preservare lo stesso tenore di vita che l’ex coniuge aveva durante il matrimonio. Serve piuttosto per garantirgli l’indipendenza e l’autosufficienza. Ciò quindi a prescindere dalle agiate condizioni economiche di chi paga. 

Insomma, è caduta quella proporzione tra alimenti e redditi di chi paga. Così ben potrebbe essere che un uomo, ricco imprenditore con un reddito annuo di 200mila euro, versi un assegno di mantenimento di soli 1.000 euro all’ex moglie o che quest’ultima non abbia diritto a nulla percependo già uno stipendio da pubblico dipendente. 

Il mantenimento inoltre non è più automatico: non consegue cioè per il solo fatto che uno dei due coniugi non abbia l’autonomia per mantenersi. Al contrario, quest’ultimo deve dimostrare che tale condizione di incapacità non dipende da lui. Questo significa che una persona giovane, con una formazione scolastica o con precedenti lavorativi, non ha alcun diritto al mantenimento avendo in sé le condizioni per trovare un’occupazione (dipendente o autonoma).

L’ex moglie che voglia accampare pretese economiche nei confronti dell’uomo dovrà fornire la prova di essere meritevole. Il che significa:

  • aver cercato lavoro e non esserci riuscita a causa del mercato occupazionale: a tal fine, bisognerà evidenziare di aver richiesto colloqui di lavoro, di aver partecipato a bandi e concorsi, di aver inviato il proprio cv, di essersi iscritta alle liste di collocamento;
  • oppure essere affetta da una malattia che pregiudica – in tutto o in parte – le capacità lavorative;
  • oppure aver svolto per molti anni i lavori domestici, occupandosi del ménage della famiglia, della casa e dei figli d’accordo con il marito, perdendo perciò ogni legame con il mondo del lavoro. È chiaro che, in tale situazione, la donna deve avere maturato un’età tale da escluderla da ogni possibile “reimpiego” in una nuova attività lavorativa (di solito, ciò coincide con i 45-50 anni).

Ex professionista: spetta il mantenimento?

Il fatto di essere una professionista, munita di titolo e di studio, non consente di richiedere l’assegno di mantenimento. E ciò perché l’attività di lavoro autonomo offre delle potenzialità reddituali incompatibili con gli alimenti. 

Diverso però è il discorso se l’ex coniuge ha sì il titolo, ma non uno studio, né ha esercitato l’attività per molti anni a causa della scelta – condivisa con l’altro coniuge – di badare alla famiglia. Si pensi a una donna che è commercialista o avvocato ma ha preferito svolgere lavori saltuari e comunque senza alcun impegno, avendo piuttosto interesse a dedicarsi ai figli e alla casa. In una situazione del genere – sottolinea la Cassazione – sussiste il diritto al mantenimento. 

Scatta dunque l’assegno divorzile per l’ex moglie professionista che non ha mai esercitato. Specie se non ha abbastanza soldi per aprire un suo studio professionale. 

Pesa quindi la storia matrimoniale: bisogna accertare il rapporto fra le scelte adottate dalla coppia – ad esempio, la decisione della donna di dedicarsi a crescere i figli – e la situazione economica di chi chiede il contributo quando il vincolo si scioglie.  


note

[1] Cass. ord. n. 18548/20.

[2] Cass. S.U. sent. n. 8287/18 e Cass. sent. n. 11504/17.


4 Commenti

  1. Io penso che una professionista, se ha davvero faticato con le sue forze per arrivare a crearsi una posizione e avviare uno studio professionale, nonostante abbia la possibilità di restare a casa e prendersi cura della sua famiglia, se ama davvero quello che ha fatto fino a quel momento (prima del matrimonio e della nascita di un figlio), prima o poi sente l’esigenza di ritornare a lavorare, anche se non per bisogno dal punto di vista economico, ma per essere indipendente dal marito, per passione verso quello per cui ha tanto sacrificato e per soddisfazione personale. Sempre che, appunto, abbia raggiunto i suoi obiettivi con le sue sole forze.

  2. Ci sono tante donne che si nascondono dietro la decisione di coppia di voler dedicarsi alla famiglia, quando in realtà sono loro stesse a non voler lavorare e volersi occupare soltanto della crescita del figlio che, il più delle volte, porta dai nonni o affida all’asilo nido, per occuparsi di questioni futili e passare il tempo a fare shopping, a dedicarsi alla manicure, a spettegolare con le amiche, mentre il marito sta chiuso in ufficio e magari si sente pure dire che non dedica abbastanza tempo alla famiglia, perché giustamente deve portare il pane a casa e consentire a sua moglie la vita agiata che fa

  3. Io e la mia ex siamo arrivati ad un accordo e credo che sia davvero raro di questi tempi in cui molte donne cercano di fare le sanguisughe sulle spalle dei mariti. All’inizio, ha provato a fregarmi, ma sa che sono un uomo scaltro e che non può giocare a fare la povera vittima così dopo qualche discussione iniziale si è messa nei miei panni ed ha fatto un mea culpa, considerato che deve ringraziarmi per tutte le occasioni che in questi anni le hanno permesso di vivere tranquillamente senza alcuna ristrettezza economica

  4. Io e il mio ex marito non abbiamo mai affrontato una discussione sul piano economico perché io mi sono dedicata alla famiglia, ma appena si è presentato il problema della separazione, ho iniziato a cercare un lavoretto che potesse assicurarmi la mia indipendenza ed ora sono in un call center. Non abbiamo avuto figli, perché siamo entrambi giovani e dopo il primo anno di matrimonio abbiamo capito di aver fatto un errore e che i nostri problemi di coppia da fidanzati non si sarebbero risolti con il matrimonio così abbiamo deciso di far saltare il matrimonio, separarci e darci la possibilità di ricominciare. Dopo poco tempo, io mi sono fidanzata di nuovo con un altro uomo e siamo andati a convivere dopo poco tempo. Ecco, ovviamente, non c’è bisogno dell’assegno di mantenimento del mio ex

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