Negozi in affitto: canoni ridotti per il Covid

8 Settembre 2020 | Autore:
Negozi in affitto: canoni ridotti per il Covid

Ordinanza del tribunale di Roma: locazione abbassata del 40% per aprile e maggio e del 20% da giugno fino a marzo 2021. Sospesa la garanzia fideiussoria.

Il contratto di affitto di un immobile ad uso commerciale viene stipulato, per logica, sulla base di un solo presupposto: che in quel locale verrà esercitata un’attività in grado di consentire al titolare un guadagno grazie al quale sia in grado, tra le altre cose, di corrispondere ogni mese il canone di locazione al proprietario dell’immobile. Fin qui, niente di straordinario. Lo è, invece, la chiusura non determinata dalla volontà del conduttore ma dalle autorità che emanano un provvedimento per contenere la diffusione di una pandemia, com’è stato il caso dell’emergenza coronavirus.

L’impossibilità di produrre un reddito comporta, inevitabilmente, delle difficoltà a far fronte agli impegni economici come quello, appunto, di pagare l’affitto di un locale. E questo elemento, secondo una recente ordinanza del tribunale di Roma, non va sottovalutato. A tal punto che i giudici capitolini, per venire incontro alle esigenze di locatore e locatario, hanno individuato una via di mezzo: il canone di locazione va ridotto del 40% per i mesi di aprile e di maggio 2020 e del 20% per il periodo da giugno 2020 a marzo 2021. In più, la garanzia fideiussoria va sospesa fino a un debito di 300mila euro.

La decisione è stata presa dopo aver esaminato il caso di un ristoratore che, a causa della chiusura obbligatoria per il Covid, non era più in grado di pagare gli 8.000 euro di affitto mensile. Secondo l’inquilino, il proprietario del locale «non avrebbe ottemperato all’obbligo, derivante dalla clausola generale di buona fede e correttezza, di ricontrattare le condizioni economiche del contratto di locazione a seguito delle sopravvenienze legate all’insorgere della pandemia». Una clausola, spiega il tribunale romano, che la la funzione di «rendere flessibile l’ordinamento, consentendo la tutela di fattispecie non contemplate dal legislatore» per evitare, continua l’ordinanza, che ci sia «l’inevitabile perdita dell’avviamento per l’impresa colpita dall’eccessiva onerosità e la conseguente cessazione dell’attività economica».

Secondo il giudice, la riduzione del canone e la sospensione della garanzia fideiussoria, pur nel limite dei 30mila euro, si rendono necessarie visto che il credito di imposta del 60% introdotto dal Governo sui canoni pagati a marzo 2020 non sembra sufficiente a compensare le perdite subìte non solo a marzo ma anche nei mesi successivi.



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