Diritto e Fisco | Articoli

Google: i suggerimenti diffamatori sulla stringa di ricerca sono illegali

26 Novembre 2013 | Autore:
Google: i suggerimenti diffamatori sulla stringa di ricerca sono illegali

Le funzioni “Suggest” o “Autocomplete” rendono Google non più neutrale e passivo nella trasmissione dei dati e, pertanto, il motore di ricerca è responsabile per l’eventuale accostamento di parole diffamatorie al nome di un proprio utente.

Ormai è risaputo: per il Tribunale di Milano, la funzione “Suggest” o anche detta “Autocomplete”, messa a disposizione da Google ai propri utenti, può costituire fonte di illecito.

Non è la prima volta che il tribunale meneghino condanna il colosso informatico americano per gli accostamenti di parole suggeriti all’utente, in modo automatico, durante una ricerca sul motore.

“Suggest” è, infatti, il nome di quella funzione – a tutti ormai nota – che consente, a chi effettua una ricerca e digita una parola sulla relativa stringa di Google, di ottenere un suggerimento con le combinazioni di altre parole maggiormente usate, in precedenti ricerche.

Per esempio: se si inizia una ricerca con la parola “Brigate”, Google suggerisce in automatico le parole “rosse”, “nere” e “rossonere”. Di questo avevamo già, per altro, parlato in svariati articoli (leggi per esempio: “Se Google abbina al tuo nome la parola “truffa” o altre diffamazioni”).

suggest

L’illecito scatta – sempre secondo l’interpretazione dei giudici milanesi – quando il nome di un utente, scritto sulla stringa di Google, viene affiancato da parole come “truffa”, “terrorista” o altri tipi di vocaboli che possono comportare un giudizio negativo sulla persona e, quindi, una diffamazione. In questi casi, il motore di ricerca è responsabile.

Si tratta di un indirizzo giurisprudenziale ormai costante nella casistica del tribunale di Milano, confermato, da ultimo, con una recente ordinanza emessa a seguito di un giudizio cautelare d’urgenza [1].

La motivazione della sentenza

Il giudice parte dal noto principio di “neutralità della rete”, recepimento della ormai arcinota direttiva europea sul commercio elettronico [2]. In base ad esso, tutti i soggetti che effettuano servizi all’interno della società di informazione (e tale è Google) non sono responsabili dei contenuti inseriti dagli utenti sui propri sistemi informatici.

In altre parole, tutte le volte in cui una piattaforma, un sito o qualsiasi altro prestatore di servizi su internet (cosiddetto Internet Service Provider o ISP), non crei contenuti, ma si limiti a ospitare quelli generati dagli utenti, né selezioni o modifichi le informazioni trasmesse o memorizzate sui propri sistemi informatici, ebbene, in tali casi, egli non è responsabile per gli illeciti commessi da terzi.

Dunque, l’esclusione della responsabilità per l’ISP si ha solo quando questi agisca quale mero intermediario di trasporto o memorizzazione delle informazioni e sia totalmente estraneo al loro contenuto e, quindi, completamente passivo rispetto a quanto immesso in rete da terzi.

Il provider, in tali casi, effettua infatti un trattamento puramente tecnico e automatico dei dati fornitigli dai suoi clienti e, quindi, non può essere responsabile per le condotte eventualmente diffamatorie prodottesi a mezzo della propria piattaforma.

Al contrario, quando le piattaforme o i motori di ricerca non si limitano passivamente ad ospitare di contenuti altrui, ma svolgano ulteriori attività come (appunto nel caso di “Suggest”) l’organizzazione e selezione dei contenuti stessi, perdono la loro posizione di neutralità per assumerne una diversa [3]. In tal caso essi sono responsabili di quanto immesso in rete attraverso i propri sistemi [4].

Alla luce di ciò, secondo i giudici di Milano [5], nel fornire i servizi di autocompletamento e di ricerca correlata, Google non fornisce un semplice servizio neutro – di trasporto o memorizzazione dei dati – ma propone funzionalità aggiuntive che fanno assumere, al motore di ricerca, un ruolo attivo nell’aggregazione di dati (anche se dipende da un algoritmo meccanico e automatico).

Dunque, in questi casi, Google diventa responsabile per le eventuali diffamazioni ai danni di terzi. Ciò, per esempio, avviene quando vengono associate parole come “truffa”, “setta”, “terrorista”, ecc. insieme al nome di un utente.

È anche vero che il motore di ricerca ha ormai messo a disposizione un modulo online affinché chiunque si ritenga leso da determinati accostamenti, possa richiederne la cancellazione.


note

[1] Trib. Milano, ord. del 25.05.2013. Si tratta del giudizio di reclamo avverso un’ordinanza ex art. 700 cod. proc. civ. che aveva avuto esito opposto.

[2] Dir. CE n. 2000/31/CE.

[3] Essendo così qualificabile come un “Content Provider”.

[4] Previste dagli artt. 14 e ss. del D.Lgs. 70/2003, di recepimento della direttiva CE citata in nota n. 2, Direttiva CE n. 2000/31/CE.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

2 Commenti

  1. Il reato di diffamazione, più che mai a fornte dell’invasione web, va depenalizzato. Chi sia stato leso nell’onore al più ha diritto prima di tutto a una rettifica, cancellazione etc. dell’informazione offensiva (nel caso di specie modulo di Google) e al più a un risarcimento simbolico. Ciò vale nell’ulespazio(spazio materiale) ma maggior ragione nel cyberspazio dove meccanismi comunnue automatici (come il suggest) escluderebbero a monte una volontà dolosa. (Francione)

  2. Non sono sicuro che il “principio della non responsabilità dell’ISP” e la cosiddetta “neutralità della rete” siano la stessa cosa. Secondo me è opportuno non sovrapporli.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube