Diritto e Fisco | Articoli

Affitto box auto: quali regole

8 Settembre 2020
Affitto box auto: quali regole

Come si fa un contratto di affitto del parcheggio e come è possibile sfrattare l’inquilino moroso. 

Come si fa un contratto di affitto di box auto? È necessaria la registrazione e che succede se, invece, le parti si limitano a una semplice scrittura privata? Quali sono le condizioni per procedere allo sfratto dell’inquilino moroso? 

In un periodo in cui il posto auto è diventato un bene essenziale per muoversi in libertà, in particolar modo nelle grandi città, la locazione di queste pertinenze ha acquistato un posto di tutto rispetto nell’ambito del mercato immobiliare. Si fa spesso ricorso all’affitto di un box auto in centro città o comunque in un condominio quando non si è proprietari dell’appartamento e lo spazio per il parcheggio serve solo entro prestabiliti limiti di tempo. 

In questa breve guida, vedremo come si fa un contratto di affitto di box auto e come sfrattare l’inquilino che non paga il canone mensile. Insomma, quali sono le regole per l’affitto del box auto? Procediamo con ordine. 

Differenze tra affitto box auto e appartamento

La materia dell’affitto del box auto non è soggetta alla disciplina inderogabile della legge sull’equo canone. Ciò significa che le parti non hanno vincoli né di tempo, né di canone. 

In buona sostanza, è possibile dare in locazione il proprio parcheggio senza un limite minimo di durata del contratto e al prezzo liberamente concordato dai contraenti. 

Le parti possono, quindi, determinare liberamente il contenuto della scrittura privata per quanto a durata, ad ammontare del canone, regime delle spese accessorie ecc. Tutto ciò non succede, invece, nel comune contratto di locazione ad uso abitativo per il quale esistono delle figure prestabilite dalla normativa (il contratto a canone libero della durata di 4+4 anni, il contratto a canone concordato della durata di 3+2 anni, il contratto per studenti universitari, ecc.).

Stipula del contratto di affitto del box auto

Se il contratto di affitto del box auto ha durata anteriore a 30 giorni, l’accordo può avvenire in modo informale, con una scrittura privata anche non registrata.

Viceversa, se la durata è superiore a 30 giorni è necessaria la registrazione. 

La legge [1] prevede l’onere di registrazione del contratto, entro 30 giorni dalla data di inizio della locazione (o dell’atto, cioè della stipula, se anteriore). La registrazione compete al locatore che deve darne notizia documentata al conduttore nei successivi 60 giorni.

La registrazione sconta un’aliquota del 2%. Ciò vale anche per i contratti di locazione per box di modesto importo. 

In ogni caso, l’ammontare dell’imposta per le locazioni e gli affitti di beni immobili non può essere inferiore alla misura fissa di 67 euro.

Che succede se l’affitto del box auto non viene registrato?

Come nell’affitto abitativo, anche per il box auto la mancata registrazione rende inefficace il contratto (sempre che, come abbiamo visto, abbia una durata superiore a 30 giorni). 

La registrazione può anche essere tardiva, ossia successiva ai 30 giorni, con pagamento delle relative more. Essa ha efficacia sanante ed effetti retroattivi. 

L’inefficacia del contratto implica due importanti conseguenze: 

  • l’impossibilità di procedere allo sfratto secondo la procedura più celere prevista dal Codice di procedura civile (bisognerà, quindi, procedere con una normale azione di «occupazione senza titolo»);
  • l’impossibilità di richiedere un decreto ingiuntivo nei confronti dell’inquilino moroso.

Che fare se l’inquilino non paga l’affitto del box auto?

Se il contratto è stato regolarmente registrato, il locatore può tutelarsi chiedendo lo sfratto. 

Se invece il contratto non è stato registrato è possibile, come detto, procedere prima alla registrazione tardiva (con pagamento dei relativi oneri e sanzioni) e, successivamente, avviare la procedura di sfratto per morosità. Prima ancora di rivolgersi al giudice sarà opportuno inviare una diffida scritta al conduttore.

Il locatore non può difendersi da solo, ad esempio cambiando autonomamente le chiavi della rimessa. Se si comportasse in tale modo, risponderebbe del reato di esercizio abusivo delle proprie ragioni e potrebbe essere querelato dal conduttore. 


note

[1] Art. 17 del Dpr 26 aprile 1986, n. 131.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube