Diritto e Fisco | Articoli

Anticipo Tfs e Tfr: come funziona

9 Novembre 2020 | Autore:
Anticipo Tfs e Tfr: come funziona

Liquidazione anticipata sino a 45mila euro per i dipendenti pubblici: chi ne ha diritto, come richiederla, quando viene erogata.

I dipendenti pubblici, sia in regime di Tfs, cioè di trattamento di fine servizio, che in regime di Tfr, ossia di trattamento di fine rapporto, ricevono la liquidazione piuttosto tardi nella generalità dei casi. Chi ha diritto alla pensione anticipata, ad esempio, attende la liquidazione per due anni e tre mesi dal momento della cessazione dal servizio, chi esce dal lavoro con quota 100 può attendere addirittura 7 anni. Inoltre, il Tfs ed il Tfr non sono erogati in un’unica soluzione se l’importo eccede 50mila euro, ma in rate annuali.

Un’attesa estenuante, insomma, di una liquidità che però risulta virtuale soprattutto al momento della cessazione dal servizio: la pensione Inpdap, spesso, non è liquidata tempestivamente, così il dipendente pubblico può ritrovarsi per un po’ di mesi senza stipendio e senza pensione.

Come fare allora? Fortunatamente, un nuovo decreto [1] prevede la possibilità di ottenere un anticipo della liquidazione sino a 45mila euro, tramite prestito bancario. Facciamo allora il punto sull’anticipo Tfs e Tfr: come funziona, quali dipendenti pubblici possono richiederlo, entro quando viene erogato.

È bene sottolineare che non si tratta di una vera e propria anticipazione del Tfr, ma di un prestito bancario, che viene poi estinto una volta liquidato il trattamento di fine rapporto o di fine servizio dall’Inps. Il dipendente pubblico, quindi, paga degli interessi per ricevere questa somma.

Dipendenti pubblici: Tfs e Tfr

Non tutti i dipendenti pubblici hanno diritto al Tfr, il trattamento di fine rapporto, ma alcuni, alla cessazione dal servizio, hanno diritto a un’indennità in regime di Tfs, trattamento di fine servizio.

Il Tfs, nel dettaglio, si applica ai dipendenti pubblici iscritti alle casse ex Enpas, Ente nazionale previdenza e assistenza dipendenti statali, ed ex Inadel, assunti a tempo indeterminato entro il 31 dicembre 2000 ed ai dipendenti ancora in regime di diritto pubblico.

Gli statali ottengono, in regime di Tfs, l’indennità di buonuscita Ibu, che è pari a 1/12 dell’80% della retribuzione pensionabile spettante al lavoratore al momento della cessazione dal servizio, da moltiplicare per il numero degli anni utili di servizio effettivo e riscattati.

I dipendenti degli enti locali e del comparto sanità, invece, ottengono l’indennità premio di servizio Ips, che è pari a 1/15 dell’80% della retribuzione contributiva annua utile lorda (comprensiva della tredicesima mensilità) percepita negli ultimi 12 mesi di servizio, da moltiplicare per il numero degli anni utili di servizio effettivo e riscattati.

Ai dipendenti del cosiddetto parastato (cioè ai dipendenti degli enti pubblici non economici) è infine erogata l’indennità di anzianità, che ha come base di calcolo il 100% delle voci di stipendio annualmente spettanti alla risoluzione del rapporto di lavoro. La misura risulta pari a tanti dodicesimi quanti sono gli anni di servizio al momento della cessazione del rapporto.

Per la determinazione del Tfr: Guida al calcolo del Tfr.

Tassazione Tfs e Tfr

Il Tfr è soggetto a tassazione separata, nella generalità dei casi, a meno che la tassazione ordinaria non risulti più favorevole per il lavoratore. Il procedimento di tassazione del trattamento di fine rapporto è piuttosto complesso ed è soggetto a ricalcolo da parte dell’Agenzia delle Entrate. Ne abbiamo parlato in: Tassazione del Tfr.

La tassazione dell’Ibu e dell’Ips, cioè delle due principali indennità in regime di Tfs, è agevolata, in quanto si tratta di due indennità a carattere previdenziale, per le quali è presente un’aliquota di contribuzione a carico del lavoratore. Per approfondire, leggi: Tassazione del Tfs.

In base alle nuove disposizioni, introdotte dal decreto sul Reddito di cittadinanza e pensioni, l’aliquota di tassazione delle prestazioni in regime di Tfs è ulteriormente ridotta dall’1,5% sino al 7,5%, in base all’attesa per la liquidazione della prestazione. La tassazione ridotta, però, si applica solo sull’imponibile del trattamento di fine servizio di importo non superiore a 50mila euro. La riduzione interessa anche i Tfs eccedenti un imponibile complessivo di 50mila euro: in tal caso lo sconto si applica sulla parte imponibile sino a 50mila euro.

Pagamento della liquidazione dei dipendenti pubblici

Le prestazioni in regime di Tfs, per i lavoratori pubblici, non sono corrisposte subito, all’atto della cessazione dal servizio, ma possono essere erogate da un minimo di 105 giorni dalla fine del rapporto di lavoro, in caso di cessazione per inabilità o decesso, sino a un massimo di 24 mesi più 90 giorni dal termine del rapporto, in caso di dimissioni volontarie con o senza diritto alla pensione anticipata, licenziamento o destituzione dall’impiego. Ne abbiamo parlato in: Pagamento Tfs.

Chi cessa dal servizio con diritto alla pensione quota 100, poi può arrivare ad attendere addirittura 7 anni: i termini di pagamento decorrono infatti dal momento in cui sarebbe maturato il diritto alla pensione anticipata o di vecchiaia, tenendo conto degli adeguamenti dei requisiti pensionistici alla speranza di vita.

Il Tfs, o il Tfr, è inoltre corrisposto:

  • in un’unica soluzione, se l’ammontare è pari o inferiore a 50mila euro;
  • in due rate annuali, se l’importo è tra 50mila e 100mila euro (la prima rata è pari a 50mila euro, la seconda pari all’ammontare residuo);
  • in tre rate annuali, se l’importo è superiore a 100mila euro (la prima rata è pari a 50mila euro, la seconda pari a 50mila euro, la terza pari all’ammontare residuo).

Anticipo Tfs e Tfr

Chi accede al pensionamento può richiedere, all’atto della cessazione dal servizio, un anticipo del Tfs o del Tfr dovuto, sino a un massimo di 45mila euro.

L’anticipo del Tfs o del Tfr è riconosciuto attraverso un prestito bancario, che poi viene restituito al momento dell’erogazione della liquidazione; per richiedere l’anticipazione, l’interessato deve:

  • chiedere all’Inps la certificazione del diritto al Tfs o al Tfr; l’Inps entro 90 giorni rilascia la certificazione, indicando l’importo complessivo della liquidazione spettante e la data stimata di maturazione del diritto al pagamento della liquidazione, sulla base degli adeguamenti alla speranza di vita media previsti;
  • presentare a una delle banche aderenti all’iniziativa (l’elenco degli istituti di credito aderenti sarà pubblicato sul sito del ministero del Lavoro):
    • la certificazione del diritto alla liquidazione rilasciata dall’Inps;
    • la domanda di erogazione dell’anticipazione sul proprio conto corrente;
    • la proposta di contratto di anticipo debitamente sottoscritta;
    • l’autodichiarazione sullo stato di famiglia.

Concluso il contratto e comunicato il conto corrente su cui accreditare la somma, la banca avvertirà l’Inps, che avrà 30 giorni per rendere indisponibile la somma richiesta a titolo di anticipo del Tfs o del Tfr e comunicare all’istituto di credito stesso l’esito positivo della richiesta.

Successivamente ed entro 15 giorni dalla comunicazione da parte dell’Inps dell’esito positivo della richiesta, la banca procederà ad erogare il prestito, che durerà sino al momento della maturazione del diritto alla riscossione del Tfs o del Tfr.

L’Inps estinguerà il finanziamento al momento della maturazione del diritto al trattamento di fine rapporto o di fine servizio.

Quanto costa l’anticipo Tfs e Tfr

L’anticipazione del Tfs o del Tfr non è gratuita per il lavoratore, sebbene sia l’erogazione del Tfs che quella del Tfr siano un suo preciso diritto.

Il costo del prestito è infatti collegato al rendimento medio dei titoli pubblici (Rendistato) con durata analoga al finanziamento richiesto, maggiorato dello 0,40%.

Gli interessi devono essere calcolati secondo il regime della capitalizzazione semplice; la banca non può applicare ulteriori oneri o commissioni, a meno che il beneficiario non decida di rimborsare anticipatamente il finanziamento. In questo caso, scatta un indennizzo pari al massimo allo 0,30% dell’importo restituito prima della scadenza, purché quest’ultimo valore superi i 10mila euro. L’indennizzo, comunque, deve essere inferiore alla quota d’interessi ancora da pagare e non può superare i costi sostenuti dalla banca per il rimborso anticipato.


note

[1] Dpcm 19 agosto 2020: contiene l’accordo quadro tra i ministri dell’Economia, del Lavoro, della Pubblica amministrazione e l’Associazione bancaria italiana (con i pareri di Inps, Garante privacy e Garante concorrenza) a completamento del regolamento per l’anticipo del Tfr/Tfs contenuto nel Dpcm 51 del 22 aprile 2020.

[2] DL 4/2019.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube