Test Covid: molti docenti li evitano, rientro a rischio

8 Settembre 2020
Test Covid: molti docenti li evitano, rientro a rischio

Finora, solo un insegnante su quattro si è sottoposto all’esame. Reagisce la ministra Azzolina e gli esperti invitano a superare diffidenza e riluttanza.

Dai primi dati, sembra che molti docenti italiani stiano evitando di sottoporsi ai test sierologici: secondo un’indagine del quotidiano La Repubblica finora li ha fatti solo un docente su quattro. Dai primi dati comunicati dalle Regioni, risulta infatti che su 1,5 milioni di test distribuiti ne sono stati somministrati appena 365mila. E la campagna era iniziata il 24 agosto.

Vero è che c’è tempo fino alla prossima settimana, ma una percentuale di adesione così bassa ha suscitato allarme, anche nei “piani alti” del Governo. Oggi infatti il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, si è affrettata a smentire e a rassicurare: «Falso il racconto dei docenti che non vogliono sottoporsi al test sierologico o che vorrebbero dichiararsi lavoratori fragili per non tornare in aula. Sono semplificazioni e narrazioni al ribasso che rischiano di danneggiare un’intera categoria. Respingo queste insinuazioni», ha detto in aula nell’informativa resa al Senato.

I medici di base minimizzano il fenomeno: «Ad oggi il tasso di rifiuto al test sierologico tra gli insegnanti è stato tra il 15-20%», dice all’Adnkronos Salute il segretario generale della Fimmg, la Federazione italiana medici di Medicina generale, Silvestro Scotti, sottolineando però che «Fimmg si è occupata degli elenchi di circa 800-900mila persone, su una platea di 1,5 milioni di persone, perché non siamo l’unico sindacato coinvolto».

Ed evidenzia che «le operazione sono partite il 24 agosto tra mille difficoltà e solo grazie all’impegno dei medici di famiglia. Ora aspettiamo di capire se sarà possibile proseguire con i test dal medico di famiglia entro il termine del 7 settembre. Che si fa nelle Regioni che apriranno le scuole il 24 settembre? Su questo qualcuno dovrebbe battere un colpo».

Secondo Scotti, esiste una spiegazione: «C’è stato un grave buco informativo ai docenti. Noi abbiamo avvisato i medici che dal 20 agosto avrebbero ricevuto gli elenchi delle scuole statali. Ho potuto constatare che molti non erano informati». Inoltre, secondo il segretario della Fimmg è mancato completamente un raccordo con le Aziende sanitarie: «Partire con questo tipo di screening ad agosto ha evidenziato le mancanze del personale delle Asl; tutto è ricaduto sui medici di Medicina generale che invece sono stati pronti».

L’opposizione reagisce: «L’adesione volontaria ai test sierologici da parte del personale scolastico è stata finora deludente. Il Governo dovrebbe rendere obbligatorio questo test», afferma Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera, segnalando «i rischi per la salute di un milione di docenti e 8 milioni di studenti».

Intanto dagli esperti giungono inviti ai docenti per superare la loro diffidenza e scarsa disponibilità: «Gli insegnanti che non si sono ancora sottoposti al test sierologico per il Sars-Cov-2 sarebbe importante che lo facessero», afferma Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova e presidente della Società italiana di Terapia antinfettiva (Sita), e suggerisce che «andrebbe riproposta agli insegnanti la possibilità di fare i controlli, facendo una maggiore comunicazione sui test sierologici, ovvero spiegare a cosa servono e come funzionano. Forse alcuni non lo hanno ben capito».

«La riluttanza degli insegnanti a fare il test sierologico è un vero peccato», evidenzia all’Adnkronos Salute il virologo Fabrizio Pregliasco, sottolineando che «anche se ci sta che il test sia facoltativo, un’adesione massiccia sarebbe utile. Infatti può servire ai singoli per conoscere meglio la propria condizione clinica, e ai ricercatori per capire l’andamento del virus in certi contesti e territori».

Pregliasco spiega così il motivo che tiene gli insegnanti lontani dai test: «Penso sia la paura di ritrovarsi a dover stare a casa se ci si scopre positivi da asintomatici. Ma i presidi si trovano anche ad affrontare il problema dei lavoratori fragili, per i quali non solo nella scuola occorrono indicazioni precise, in modo da evitare eccessi da un lato e dall’altro. Quelle sulle scuole sono norme complesse: non si riuscirà a partire al meglio all’inizio ma si dovrà fare di tutto consapevoli che servirà un adattamento. Occorre agire con buonsenso e responsabilità, e soprattutto presidi, insegnanti e famiglie devono andare nella stessa direzione», conclude il virologo.



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