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Anche la Cassazione condanna gli atti non sintetici degli avvocati

25 Novembre 2013
Anche la Cassazione condanna gli atti non sintetici degli avvocati

Viola il giusto processo l’avvocato che trascrive nel proprio atto processuale le precedenti difese, le sentenze dei precedenti gradi, le prove testimoniali, la consulenza tecnica e tutti gli allegati: il giusto processo richiede trattazioni sintetiche e sobrie, anche se le questioni sono particolarmente tecniche o economicamente rilevanti.

No agli avvocati prolissi e ampollosi. Andando a spulciare tra le sentenze della Cassazione, scopriamo che il caso del Tribunale di Milano, da noi pubblicato qualche settimana fa e che tanto ha fatto discutere, non è il solo precedente che si trovi in giurisprudenza (leggi l’articolo “L’avvocato che scrive atti troppo lunghi viola il principio del giusto processo”).

Già la Suprema Corte, poco più di un anno fa, aveva aperto la strada alla condanna nei confronti degli atti processuali di parte troppo lunghi e privi di alcun contenuto concreto.

Nel caso di specie, i giudici di piazza Cavour avevano dovuto confrontarsi con un ricorso di ben 64 pagine e una memoria illustrativa – meramente reiterativa del ricorso principale – di altre 36. Nonostante tale prolissità, la Cassazione ha ritenuto di poter fornire una motivazione semplificata. Infatti, dice la Corte, la particolare ampiezza degli atti di parte non preclude la possibilità ai giudici di emettere una motivazione semplificata.

Al contrario – continuano i giudici – un atto processuale eccessivamente prolisso e ampio, anche se non si pone in contrasto con alcuna norma, non giova alla sua stessa chiarezza e, piuttosto, ostacola la possibilità di avere un processo celere.

Il cosiddetto “giusto processo”, richiesto dalla nostra Costituzione, esige da parte di tutti gli avvocati atti sintetici, redatti con stile asciutto e sobrio.

Non necessariamente – si legge ancora nella sentenza – una questione giuridicamente complessa o l’importanza economica delle questioni trattate richiedono atti processuali lunghi. Anzi, un tale comportamento, da parte dell’avvocato, si risolve solo in una inutile e disfunzionale sovrabbondanza, infarcita di continui e ripetuti assemblaggi e trascrizioni degli atti di difesa, delle sentenze dei gradi di merito, delle prove testimoniali, della consulenza tecnica e dei suoi allegati planimetrici.


note

[1] Cass. sent. n. 11199 del 4.07.2012.


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