Voto 18enni al Senato: il ddl rischia di slittare

8 Settembre 2020 | Autore:
Voto 18enni al Senato: il ddl rischia di slittare

Tutti i partiti, tranne il Pd, chiedono di rinviare l’esame del disegno di legge a dopo il referendum sul taglio dei parlamentari.

Si fa presto a parlare di riforme quando, poi, i partiti le tirano per le lunghe. Sono passati 13 mesi e mezzo da quando la Camera dei deputati, alla vigilia della «crisi del Papeete», diede il via libera al disegno di legge costituzionale che consente ai 18enni di votare per il Senato, privilegio riservato oggi a chi ha almeno 25 anni di età. Era il 31 luglio 2019. Siamo quasi a metà settembre e il provvedimento rischia di slittare, se non addirittura di finire in un cassetto fino a chissà quando per lasciare spazio ad altre priorità.

Le cose stanno così. La maggioranza di Governo un accordo sulla possibilità di abbassare a 18 anni l’età minima per votare per il Senato ancora non ce l’ha, ma ci è quasi arrivata. Il problema, dunque, non sarebbe politico ma tecnico, visto che ci sono degli intoppi sulla calendarizzazione.

Il disegno di legge che modifica quel passaggio della Costituzione dovrebbe arrivare domani in Aula a Palazzo Madama. Serviranno 4 passaggi prima di diventare, eventualmente, definitivo. E fin qui, sarebbe solo una questione di pazienza.

Se non che – come quasi sempre accade – ci si mettono i partiti a complicarsi la vita da soli. Italia Viva, un buon numero di senatori del Movimento 5 Stelle e le opposizioni hanno chiesto di far slittare la seduta a dopo il referendum del 20 e 21 settembre sul taglio dei parlamentari. Non essendoci stato un accordo alla conferenza di capigruppo, dovrà essere l’Aula a decidere quando discutere il ddl. Insomma, c’è un accordo bipartisan sul rinvio. Per una volta, mezza maggioranza e l’opposizione sono d’accordo su qualcosa. A quale scopo, non si sa.

O forse sì. Tra i favorevoli allo slittamento dell’esame del provvedimento manca un peso massimo della maggioranza, ovvero il Pd. Che, in questo modo, si vede isolato nella spinta a dare vita a una riforma che non si limiti al solo taglio dei parlamentari ma che coinvolga tutto il sistema, fino ad arrivare alla legge elettorale. Ma probabilmente è solo un caso.

Per completezza, va detto che il disegno di legge non prevede soltanto l’abbassamento a 18 anni dell’età minima per votare per il Senato ma anche una nuova soglie dell’età per essere eletti a Palazzo Madama: 25 anni anziché 40. Modifiche che suggeriscono un interrogativo: perché al Senato sì e Montecitorio no? Se il Parlamento prende sul serio questa domanda e cerca una risposta, si rischia un viavai mai visto da una Camera all’altra, prima di arrivare a una.



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