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Carne con salmonella: colpa del macellaio?

9 Novembre 2020 | Autore:
Carne con salmonella: colpa del macellaio?

La vendita di prodotti alimentari adulterati, infetti, mal conservati o comunque nocivi è sanzionata penalmente; ma la carne suina va consumata previa cottura.

Vai al banco del supermercato, o del tuo negoziante di fiducia, e compri alcuni prodotti alimentari freschi, come la carne, le uova o i formaggi. Torni a casa, li cucini e li mangi e il tuo stomaco o intestino scoprono che c’è qualcosa che non va: erano infetti.

Uno dei casi più ricorrenti è quello della carne con salmonella. Se ti dovesse capitare questa preoccupante situazione, potresti legittimamente pensare che è colpa del macellaio e così denunciarlo penalmente oppure avviare contro di lui una causa civile per il risarcimento dei danni provocati dall’ingestione della carne infetta che ti ha venduto.

Ma in realtà queste conseguenze non sono automatiche: come vedremo ora, ci sono molti fattori che incidono sulla responsabilità per vendita di prodotti alimentari deteriorati, avariati, mal conservati o infetti. E dipendono non solo dalla legge, ma anche da accorgimenti dettati dalla comune esperienza in materia di cucina.

La legge sulla vendita di prodotti alimentari

La vendita delle sostanze alimentari e delle bevande è soggetta ad una speciale disciplina igienica e sanitaria, stabilita da un’apposita legge [1]. Essa stabilisce alcune prescrizioni per la corretta tenuta dei prodotti in vendita, prevede attente procedure di controllo anche a fini di prevenzione da parte delle autorità sanitarie e degli altri organi di vigilanza, impone la necessità di un’autorizzazione sanitaria per chi produce, prepara, confeziona, conserva o detiene in stabilimenti e depositi le sostanze alimentari a fini di commercio (estesa anche ai locali, che devono avere appositi requisiti igienico-sanitari) e configura fattispecie di reato per chi non rispetta le prescrizioni imposte.

I reati alimentari

Oltre ad alcune ipotesi di reato previste in via generale dal Codice penale, come l’adulterazione e la contraffazione di acque e sostanze alimentari [2] e la detenzione a fini commerciali di sostanze alimentari contraffatte o nocive [3] (che possono concorrere con le lesioni e l’omicidio colposo, se la sostanza ingerita provoca questi eventi) la maggior parte dei reati alimentari sono disciplinati dalla legge specifica in materia che stiamo esaminando.

In particolare, tra queste spicca la contravvenzione per violazione del divieto di vendere, o detenere per vendere, sostanze alimentari «in cattivo stato di conservazione» o «con cariche microbiche superiori ai limiti» stabiliti per ciascun prodotto dagli appositi regolamenti, ed ancora quelle  «insudiciate, invase da parassiti, in stato di alterazione o comunque nocive», o anche «sottoposte a lavorazioni o trattamenti diretti a mascherare un preesistente stato di alterazione».

In tutti questi casi, è prevista per coloro che all’esito del processo risulteranno colpevoli la pena dell’arresto fino a un anno o dell’ammenda da un minimo di 309 euro a un massimo di 30.987 euro.

Macellaio vende carne con salmonella: è responsabile?

In un nuovissimo caso, la Cassazione si è occupata di un macellaio che aveva messo in vendita involtini di carne suina cruda risultati infetti da salmonella. Il macellaio era stato imputato proprio del reato contravvenzionale che abbiamo appena esaminato, in quanto la carne presentava una carica microbica superiore ai limiti consentiti in base ai parametri stabiliti dai regolamenti ministeriali e nel caso di specie le analisi lo avevano accertato.

La sentenza della Suprema Corte [4], però, ha assolto il macellaio in questione, rilevando che il prodotto andava consumato previa cottura, che avrebbe ucciso i microbi. Secondo gli Ermellini, è un fatto notorio che la carne di maiale vada consumata ben cotta, proprio per prevenire alcune gravi malattie, come l’epatite E.

Rientra, infatti, tra le nozioni «di comune esperienza» il fatto che la carne suina debba essere consumata cotta, e mai cruda, anche a causa dei maggiori rischi collegati «al suo rapido deterioramento».

Inoltre, il titolare della macelleria aveva usato la cautela di esporre cartelli nel negozio, in cui si invitavano i clienti a consumare la carne dopo averla ben cotta, ed invece era risultato che il prodotto era stato consumato dai clienti senza aver adottato questo essenziale accorgimento.


note

[1] Legge 30 aprile 1962, n. 283.

[2] Art. 440 Cod. pen.

[3] Art. 442 Cod. pen.

[4] Cass. sez. 3° penale, sent. n. 25256/20 del 8 settembre 2020.


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