Foto hard su WhatsApp a minorenne: è violenza sessuale

8 Settembre 2020 | Autore:
Foto hard su WhatsApp a minorenne: è violenza sessuale

Per commettere il reato non serve il contatto fisico, ma basta compromettere la libertà individuale nel tentativo di soddisfare i propri impulsi.

Si rischia la galera per inviare una foto hard via WhatsApp ad un minorenne: il gesto viene considerato reato di violenza sessuale, che prevede il carcere. Lo ha confermato la Cassazione con una sentenza depositata oggi.

La Suprema Corte ha condannato un 32enne indagato per avere spedito tramite il servizio di messaggistica dei contenuti piuttosto espliciti dal punto di vista sessuale insieme ad una foto hard ad una ragazza che non aveva ancora 18 anni. Come se non bastasse, pretendeva che anche lei facesse altrettanto, cioè che inviasse degli autoscatti spinti. Altrimenti, avrebbe pubblicato la loro chat su un altro social e su qualche sito hot.

Secondo la Cassazione, non è necessario che ci sia l’atto sessuale o il contatto fisico per commettere il reato, né si può classificare l’invio di immagini hard come «adescamento di minore» o come «child grooming», vale a dire la pratica di adescamento di un soggetto minorenne su Internet, «tramite tecniche psicologiche volte a superarne le resistenze ed ottenerne la fiducia per abusarne sessualmente».

I giudici supremi, infatti, ritengono che la violenza sessuale risulti «pienamente integrata, pur in assenza di contatto fisico con la vittima, quando gli atti sessuali coinvolgono la corporeità sessuale della persona offesa e sono finalizzati e idonei a compromettere il bene primario della libertà individuale nella prospettiva di soddisfare o eccitare il proprio istinto sessuale». Soprattutto di fronte «all’induzione di scambio di foto erotiche, alla conversazione sulle pregresse esperienze sessuali ed i gusti erotici e alla crescente minaccia a divulgare in pubblico la chat».



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