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Costo atto di precetto

10 Novembre 2020 | Autore:
Costo atto di precetto

L’intimazione al debitore di adempiere ad un obbligo comporta per il creditore, il pagamento di alcune spese: quali sono e a quanto ammontano.

Se un debitore ti deve una somma di denaro e il tuo credito è stato accertato da un titolo giudiziale come una sentenza, un decreto ingiuntivo oppure un’ordinanza di condanna, per chiederne la restituzione, prima devi notificargli un apposito atto, il precetto. Si tratta di un documento scritto da un avvocato con il quale intimi al debitore l’adempimento dell’obbligo contenuto nel provvedimento del giudice [1]. Il titolo che accerta il diritto del creditore può essere anche di tipo stragiudiziale quale ad esempio un assegno, una cambiale oppure un contratto di mutuo. Anche in questo caso per chiedere il pagamento, occorre notificare al debitore un atto di precetto.

Qui ti spiegherò come funziona e qual è il costo dell’atto di precetto, qual è il compenso spettante all’avvocato che lo redige, come si rinnova in caso di scadenza e i termini per proporre opposizione. Per notificare l’atto di precetto è necessario che il titolo da te posseduto sia esecutivo, cioè munito di una specifica formula apposta dalla cancelleria e contenente l’ordine a tutti gli ufficiali giudiziari di eseguire quanto disposto dal giudice nel suo provvedimento o quanto risultante dall’atto stragiudiziale.

Qual è la funzione dell’atto di precetto

La funzione dell’atto di precetto è quella di avvertire il debitore che se non adempirà all’obbligo contenuto nel titolo esecutivo nel termine di 10 giorni dal ricevimento, il creditore agirà nei suoi confronti per ottenere forzatamente il pagamento del dovuto.

Attraverso tale tipo di atto, quindi, il legislatore ha inteso tutelare il debitore così da consentirgli di soddisfare le pretese del creditore prima che questi proceda al pignoramento dei suoi beni, mobili o immobili.

Se, dopo la notifica dell’atto di precetto, il debitore non paga nel termine indicato, il creditore potrà dare inizio all’esecuzione forzata.

Atto di precetto: da cosa deve essere preceduto?

L’atto di precetto deve essere necessariamente preceduto dalla notifica di un titolo esecutivo, ovvero del documento nel quale è stato accertato il diritto del creditore.

Tale diritto deve essere:

  • certo nella sua esistenza;
  • liquido, cioè determinato nel suo ammontare;
  • esigibile, ossia non sottoposto né a termine né a condizione.

I titoli esecutivi sono:

  1. le sentenze, i provvedimenti e gli altri atti ai quali la legge attribuisce espressamente efficacia esecutiva;
  2. le scritture private autenticate, relativamente alle obbligazioni di somme di denaro in esse contenute, le cambiali, nonché gli altri titoli di credito ai quali la legge attribuisce espressamente la sua stessa efficacia;
  3. gli atti ricevuti da un notaio o da un altro pubblico ufficiale autorizzato dalla legge a riceverli.

Spesso il titolo esecutivo e il precetto vengono notificati al debitore congiuntamente, spillati in un unico atto come nel caso di un atto di precetto su sentenza.

Quando scade un atto di precetto?

Il precetto, dopo la notifica, produce i suoi effetti per un periodo di tempo limitato, ossia il creditore può intraprendere l’esecuzione forzata contro il debitore entro 90 giorni altrimenti l’atto scade, perde la sua validità [2]. Il periodo di efficacia inizia a decorrere dal momento in cui il debitore riceve la notifica del precetto.

Tuttavia, la scadenza dell’atto non comporta la venuta meno del diritto del creditore al pagamento di quanto gli spetta. Egli, infatti, può inviare al debitore un altro atto di precetto in rinnovazione, facendo così ripartire nuovamente i 90 giorni per dare inizio all’esecuzione forzata.

In alcuni casi, i creditori decidono di concedere ai debitori tempi più lunghi e, pertanto, lasciano scadere il precetto. Se i debitori non pagano, allora ne inviano uno nuovo.

Se nel termine dei 90 giorni il creditore inizia l’esecuzione forzata e questa ha in parte, un esito positivo, il termine si sospende fino a quando l’esecuzione viene dichiarata estinta. In tal caso il creditore può proporre una nuova procedura esecutiva senza dovere prima inviare un altro atto di precetto.

Se, invece, la procedura esecutiva ha un esito negativo, il termine non si sospende e una volta chiusa la stessa, il creditore deve notificare un altro atto di precetto.

Quanto costa e come si notifica un atto di precetto

Il precetto è un atto stragiudiziale, ciò significa che non è necessario apporre alcuna marca da bollo né pagare il contributo unificato e l’imposta di registro. Il creditore, quindi, deve affrontare solo le spese relative alla notifica dell’atto.

L’importo delle stesse varia a seconda se la notifica viene effettuata:

  • direttamente dall’avvocato, autorizzato dal Consiglio dell’Ordine di appartenenza;
  • ovvero dagli ufficiali giudiziari.

Se è l’avvocato ad occuparsi della notifica dell’atto di precetto, la stessa può avvenire tramite:

  1. posta raccomandata, il cui costo è di circa 8 euro;
  2. pec, ma solo quando il debitore possiede un indirizzo di posta elettronica certificata presso un pubblico registro. In questa ipotesi la notifica non comporta alcun costo di invio.

Insieme alle spese di notifica bisogna conteggiare il compenso dell’avvocato, dovuto in base alle tariffe forensi [3], le spese così dette generali (spese di luce, telefono, internet, stampa, ecc.), sostenute dal legale per la redazione dell’atto e calcolate nella misura forfetaria del 15% sulla base del suo onorario, le tasse previste dalla legge (Iva e cassa di previdenza). Tutte queste spese incidono sull’importo complessivo dell’atto di precetto.

Se la notifica viene eseguita dagli ufficiale giudiziari i costi cambiano a seconda se viene effettuata di persona o a mezzo posta. Anche in questo caso alle spese di notifica vanno aggiunte quelle relative al compenso dell’ufficiale giudiziario, la cui tariffa è determinata per legge.

Quale compenso spetta all’avvocato per la redazione del precetto

Il compenso dell’avvocato per la redazione dell’atto di precetto viene conteggiato sulla base delle tariffe forensi ed è commisurato al valore della causa, ossia della somma dovuta al creditore.

Più precisamente, l’atto di precetto ha il costo di:

  • 135,00 euro, se il valore della controversia è fino a 5.200,00 euro;
  • 225,00 euro, se il valore della controversia va da 5.201,00 a 26.000 euro;
  • 315,00 euro, se il valore della controversia va da 26.000,01 a 52.000,00 euro;
  • 405,00 euro, se il valore della controversia va da 52.001,00 a 260.000 euro;
  • 540,00 euro se il valore della controversia è 260.001 a 520.000 euro.

Quanto costa un atto di precetto in rinnovazione

Dopo la scadenza dei 90 giorni dalla notifica del precetto, previsti dalla legge per l’inizio della procedura esecutiva, il creditore può decidere di rinnovare l’atto, che ha ormai perso di efficacia.

La rinnovazione dell’atto di precetto configura un’attività legittima purché non comporti un ingiustificato incremento delle spese precettate, con la richiesta di quelle precedenti, se non sono altrimenti giustificabili.

In parole più semplici, nel nuovo atto di precetto non possono essere comprese anche le spese dell’atto precedente, se ciò comporta un aumento immotivato dell’importo totale dovuto, ma possono essere conteggiate solo le spese attuali oltre alla somma spettante al creditore [4].

Qual è il contenuto dell’atto di precetto

Il codice di procedura civile prescrive il contenuto dell’atto di precetto, il quale deve riportare a pena di nullità l’indicazione [5]:

  • delle parti;
  • della data di notificazione del titolo esecutivo, se è avvenuta separatamente oppure la trascrizione integrale del titolo esecutivo, nei casi in cui la legge la prevede (vedi l’ipotesi in cui il titolo esecutivo è rappresentato da una cambiale o da un vaglia cambiario oppure da un assegno bancario e circolare);
  • l’intimazione ad adempiere l’obbligo risultante dal titolo e l’avvertimento che, in mancanza, si procederà all’esecuzione forzata.

La norma non richiede che venga specificato l’ammontare del debito, anche se nella prassi ciò avviene. Se viene indicata una somma minore rispetto a quella effettivamente dovuta sulla base del titolo esecutivo, non significa che il creditore abbia rinunciato alla differenza. Questi, infatti, potrà richiederla successivamente. Di solito viene indicata una somma maggiore a quella riportata dal titolo esecutivo in quanto nel precetto sono conteggiate le spese, gli interessi, il compenso dell’avvocato, ecc.

A seguito dell’entrata in vigore del cosiddetto decreto legge anti crediti crunch [6] l’atto di precetto deve, inoltre, contenere l’avvertimento al debitore che può porre rimedio alla situazione di sovraindebitamento, con l’ausilio di un organismo di composizione della crisi o di un professionista nominato dal giudice, addivenendo con i creditori ad un accordo di composizione della crisi o anche proponendo loro un piano del consumatore.

Altresì, l’atto di precetto deve contenere:

  • la dichiarazione di residenza o l’elezione di domicilio del soggetto che agisce nel Comune in cui ha sede il giudice competente per territorio che seguirà l’esecuzione forzata.

Secondo la dottrina prevalente, l’atto di precetto va sottoscritto dall’avvocato o anche dalla parte personalmente, non trattandosi di un atto processuale vero e proprio. In ogni caso, in calce o a margine può contenere la procura.

Il debitore come può opporsi all’atto di precetto?

Una volta ricevuta la notifica del precetto, il debitore può decidere di non pagare ma di contestare:

  • eventuali irregolarità formali dell’atto (ad esempio la mancata notifica dell’atto);
  • oppure il diritto del creditore di procedere all’esecuzione forzata e, quindi, la sostanza dell’atto (opposizione all’esecuzione).

Nel primo caso, il termine per proporre opposizione è di 20 giorni dalla notifica del precetto. Invece, quando il ricorso ha ad oggetto il contenuto dell’atto di precetto, non sussistono limiti temporali per ricorrere, potendo farlo sia ad esecuzione già iniziata sia prima dell’inizio della stessa.


note

[1] Art. 480 cod. proc. civ.

[2] Art. 481 cod. proc. civ.

[3] D. M. n. 55 del 2014.

[4] Cass. Civ., sent. n. 19876/2013.

[5] Art. 480 cod. proc. civ.

[6] D.L. n. 83 del 27.06.2015, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 132 del 6.08.2015.


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