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Lo sai che? Assegno divorzile: spetta all’ex moglie anche se lavora, ma non all’ex marito se disoccupato

Lo sai che? Pubblicato il 10 gennaio 2012

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Due pronunce contrastanti emesse dalla Cassazione nello stesso giorno: l’ex moglie ha diritto all’assegno divorzile anche se lavora, mentre l’ex marito non può essere mantenuto dalla moglie se è disoccupato ma potrebbe trovare lavoro.

Una recente sentenza della Corte di Cassazione [1] ha stabilito che l’ex moglie ha diritto all’assegno divorzile anche se lavora e percepisce un reddito proprio.

 

I giudici hanno valutato i mezzi economici della donna come inadeguati, pur in presenza della nuova entrata da questa percepita. In particolare, il reddito della donna è stato considerato insufficiente a garantirle lo stesso tenore di vita goduto dalla stessa nel corso del matrimonio (tenore che era stato valutato “di media agiatezza”).

 

In definitiva, ciò che determina la necessità dell’assegno non è tanto l’esistenza di redditi di lavoro percepiti dalla donna, ma la necessità che quest’ultima goda, anche dopo la rottura del vincolo coniugale, dello stesso tenore di vita avuto durante il matrimonio, che le garantisca un tendenziale ripristino della precedente condizione di equilibrio. Ciò sempre che sia compatibile con le possibilità economiche dell’uomo.

 

Nel caso di specie, peraltro, i giudici hanno valutato “di media agiatezza” il tenore di vita della coppia durante il matrimonio pur senza svolgere una specifica indagine, ma limitandosi a chiedere solo le rispettive dichiarazioni dei redditi.

 

 

Dall’altro lato, la Cassazione – nello stesso giorno – ha stabilito [2] un principio apparentemente antitetico. L’uomo non ha diritto a chiedere il mantenimento nei confronti della ex moglie per il periodo di disoccupazione se, in teoria, ha la possibilità di collocarsi nel mercato del lavoro.

 

Secondo la Corte, infatti, non è sufficiente dimostrare lo stato di disoccupazione, ma bisogna anche provare di non essere abile al lavoro.

 

Alla Cassazione però bisognerebbe ricordare che “in teoria” quasi tutti possono accedere al lavoro. Il problema, nella situazione attuale, è proprio “la pratica”…

 

 

 

 

note

[1] Cass., I sez.civ., sent. 27 dicembre 2011, n. 28824.

[2] Cass. sent. n. 28870 del 27 dicembre 2011.


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4 Commenti

  1. Ma noi padri non abbiamo lo stesso diritto di vivere decentemente come in passato?, allora la legge e uguale per tutti o no, (tutto questo e assurdo).

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