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Si possono lasciare i bidoni della spazzatura sul marciapiedi?

9 Settembre 2020
Si possono lasciare i bidoni della spazzatura sul marciapiedi?

La servitù pubblica di passaggio sul marciapiede privato non comporta anche la facoltà di collocazione dei bidoni della raccolta differenziata: le multe del Comune.

Gran parte degli edifici urbani sono collocati ai margini della strada, separati solo dal marciapiedi di proprietà del Comune. Si tratta di suolo pubblico, dunque, liberamente percorribile.

Talvolta, però, il marciapiedi è di proprietà privata, magari di un condominio limitrofo, su cui viene riconosciuta una servitù di passaggio proprio per raggiungere le altre abitazioni adiacenti.

Di recente, è stato chiesto alla Cassazione se, in ipotesi del genere, si possono lasciare i bidoni della spazzatura sul marciapiedi. 

Il caso che si è prospettato dinanzi alla Suprema Corte è emblematico e rispecchia le esigenze di molti cittadini.

La vicenda sorge dal litigio tra i condomini di due edifici limitrofi. Uno dei due, proprietario del marciapiedi, aveva concesso all’altro una servitù di passaggio su tale suolo. I proprietari del secondo edificio, però, non si limitavano solo a transitare sul tratto di strada in questione ma vi lasciavano anche i contenitori della raccolta differenziata. I rifiuti generavano ovviamente cattivi odori e degrado estetico. 

Così sorgeva una causa. Il condominio titolare del marciapiedi sosteneva che la servitù di passaggio non implica anche una servitù di deposito delle immondizie. Di contrario avviso la controparte secondo cui era stato ormai acquisito il diritto di deposito per aver riposto i bidoni su quel tratto di strada da oltre 20 anni.

La soluzione della vicenda, fornita dalla Cassazione con una sentenza da poco pubblicata [1] è di particolare interesse anche perché ben si adatta anche al caso in cui il marciapiedi sia comunale.

Partiamo proprio dal caso del suolo pubblico: si possono lasciare i bidoni della differenziata sul marciapiedi? In teoria, no. Il condominio dovrebbe trovare una soluzione all’interno dei propri spazi, ad esempio nell’androne o nel giardino interno. Il Comune può ovviamente prevedere delle deroghe consentendo l’utilizzo del suolo pubblico ai fini della raccolta delle immondizie, ma può anche stabilire, al contrario, dei divieti più categorici. Ad esempio, il Comune di Lecce ha di recente vietato di lasciare i secchi della raccolta differenziata su «marciapiedi, portici, ingressi, rientranze dei muri e prospetti» e su ogni altro spazio, pure di proprietà privata, ma accessibile al pubblico passeggio.

In caso di violazione delle ordinanze comunali, si rischiano delle sanzioni di carattere amministrativo che andranno comminate ai singoli condomini (il condominio, infatti, non è un soggetto giuridico autonomo).

Cosa succede, invece, se il marciapiedi è privato? Secondo la sentenza in commento, l’eventuale sussistenza di una servitù di uso pubblico di passaggio non dà automaticamente diritto anche al deposito della spazzatura in quel tratto di strada da parte dei condomini.

La Cassazione sottolinea come il riconoscimento dell’esistenza di una servitù di passaggio non possa avere che questo contenuto, e non anche essere estesa alla facoltà di depositare rifiuti sul marciapiedi.

Le servitù prediali, infatti, sono un peso che il fondo servente deve sopportare a favore del fondo dominante, ma esse sono circoscritte e non possono essere estese analogicamente ad altre facoltà che un proprietario cerca di imporre all’altro.

La sentenza in commento ha il pregio di sottolineare come una servitù di passaggio, per quanto estesa e di lunga durata, non potrà che avere questo contenuto e i proprietari del fondo servente hanno sempre il diritto di ottenere una tutela giudiziale laddove i proprietari del fondo dominante pongano in essere condotte ultronee rispetto al contenuto della servitù stessa.

In sintesi, il condominio deve sempre trovare il modo di sfruttare i propri spazi per la raccolta differenziata, potendo avvantaggiarsi del suolo pubblico o privato (ad esempio, quello di un condominio limitrofo) solo se espressamente autorizzato dal relativo titolare. 

Leggi anche “Cassonetti rifiuti troppo vicini: che fare“.


note

[1] Cass. sent. n. 17306/20 del 19.08.2020.


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