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Danno da omissione contributiva: quando può essere richiesto?

11 Novembre 2020
Danno da omissione contributiva: quando può essere richiesto?

La legge consente al dipendente al quale non siano stati versati correttamente i contributi previdenziali di agire per il risarcimento del pregiudizio subito.

Hai scoperto che, negli ultimi anni, il datore di lavoro non ha versato regolarmente i contributi relativi al tuo rapporto di lavoro. Vuoi agire per il risarcimento del danno. Ti chiedi quando puoi farlo e con quali termini di prescrizione.

Il datore di lavoro deve versare ogni mese all’Inps i contributi previdenziali da calcolarsi sulle retribuzioni erogate al lavoratore dipendente. Può, però, accadere che l’azienda ometta di eseguire il pagamento e, con un banale estratto contributivo Inps, il lavoratore si rende conto che non gli sono stati versati tutti i contributi dovuti. Che fare? In questi casi, la legge prevede il diritto del dipendente ad agire per il risarcimento del pregiudizio subito. Occorre, dunque, chiedersi, con riferimento al danno da omissione contributiva: quando può essere richiesto?

Una recente decisione della Cassazione ribadisce che tale azione può essere esercitata dal dipendente solo quando sono spirati i termini entro i quali l’Inps può agire per recuperare quanto non pagato dal datore di lavoro.

Cos’è l’obbligazione contributiva?

Quando il lavoratore ed il datore di lavoro firmano la lettera di assunzione nascono automaticamente due distinti rapporti giuridici:

  • il rapporto di lavoro subordinato, tra le due parti;
  • il rapporto previdenziale.

Quest’ultimo è un rapporto trilaterale che coinvolge tre soggetti:

  • l’ente previdenziale, di solito l’Inps, che ha diritto, per legge, a ricevere mensilmente il pagamento dei contributi previdenziali relativi al rapporto di lavoro;
  • il datore di lavoro, che è obbligato a pagare all’Inps la quota di contributi a suo carico e la quota di contributi a carico del dipendente, trattenendola direttamente dalla sua busta paga;
  • il lavoratore.

L’obbligazione contributiva è, dunque, l’obbligo di versare i contributi previdenziali sulle somme erogate al lavoratore a titolo di retribuzione.

Come si calcolano i contributi previdenziali?

I contributi da versare all’Inps si calcolano applicando l’aliquota previdenziale sulle somme pagate al lavoratore a titolo di stipendio.

L’aliquota previdenziale varia a seconda di alcuni fattori come le dimensioni aziendali, il settore merceologico, la categoria legale del dipendente, etc.

Tanto per dare un riferimento numerico, di solito, l’aliquota contributiva è così ripartita:

  • 30% (da applicare alla retribuzione erogata al dipendente) a carico del datore di lavoro;
  • 9,19% (da applicare alla retribuzione erogata al dipendente) a carico del lavoratore.

Come abbiamo detto, l’intero importo dei contributi spettanti all’Inps, comprensivo anche della parte posta a carico del dipendente, viene pagata dall’azienda entro il giorno 16 di ogni mese.

Danno da omissione contributiva: cos’è?

I contributi previdenziali vengono versati al fine di permettere al dipendente, una volta maturato il requisito anagrafico per il pensionamento, di andare in pensione. L’ammontare dei contributi versati è importante perché concorre a determinare il quantum dell’assegno che il lavoratore riceverà una volta in pensione.

In sostanza, più guadagni, più contributi previdenziali versi, più alta sarà la tua pensione.

Se il datore di lavoro omette di versare correttamente i contributi previdenziali si profila, dunque, un danno da omissione contributiva che può essere quantificato nella differenza tra l’assegno pensionistico percepito dal lavoratore in pensione e l’assegno pensionistico che il pensionato avrebbe percepito se il datore di lavoro avesse correttamente versato tutti i contributi dovuti per legge.

Quando c’è una omissione contributiva, dunque, visto che il rapporto previdenziale è trilaterale, ci sono due soggetti danneggiati che possono agire contro il datore di lavoro inadempiente:

  1. l’Inps, che ha diritto a ricevere le somme non pagate;
  2. il lavoratore, che ha diritto al risarcimento del danno da omissione contributiva.

Danno da omissione contributiva: quando si prescrive?

La legge prevede che l’Inps possa agire per il recupero dei contributi previdenziali che il datore di lavoro ha omesso di versare entro 5 anni da quando il relativo credito era liquido ed esigibile. La prescrizione del credito contributivo Inps è, dunque, di 5 anni. Per quanto concerne il lavoratore, invece, il danno da omissione contributiva [1] si prescrive in 10 anni.

Ma quando può agire il lavoratore per il recupero del suo danno? Deve attendere l’azione dell’Inps e poi agire? In una recentissima sentenza [2] la Cassazione ha confermato che il lavoratore può agire per ottenere il risarcimento del danno da mancato versamento della contribuzione solo dopo che si è prescritto il diritto dell’Inps al versamento degli importi omessi.

A partire dalla data dell’omissione, dunque, occorre calcolare dapprima il termine di 5 anni per la prescrizione del diritto dell’Inps. Allo spirare di questo termine, inizia a decorrere il termine decennale entro il quale il dipendente può far valere i propri diritti.


note

[1] Art. 2116 cod. civ.

[2] Cass. n. 18661 dell’8.09.2020.


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