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Trasferta: è esente da contributi?

9 Settembre 2020 | Autore:
Trasferta: è esente da contributi?

In quali casi i viaggi e gli spostamenti del lavoratore sono soggetti alla tassazione e al versamento della contribuzione.

Il dipendente che deve spostarsi per lavoro, cambiando temporaneamente la propria sede operativa, ha diritto a particolari agevolazioni fiscali e contributive. Più precisamente, qualora al lavoratore dipendente sia corrisposta un’indennità di trasferta, la somma è esclusa dall’imponibile fiscale e previdenziale sino a un determinato limite: in parole semplici, sull’indennità di trasferta non si pagano tasse e contributi, sino a un tetto massimo che dipende dal luogo di spostamento, in Italia o all’estero, nonché dall’eventuale rimborso del vitto e dell’alloggio.

Ma quando, di preciso, la trasferta è esente da contributi? Non tutte le indennità di trasferta godono dell’esenzione contributiva: non è esente, ad esempio, la trasferta nello stesso Comune in cui ha sede l’azienda.

Peraltro, spesso l’esenzione delle somme erogate per la trasferta è contestata: se, ad esempio, il lavoratore viene spostato in luoghi differenti in modo continuativo, è da considerarsi trasfertista e non gode dell’esenzione dell’indennità di trasferta, ma può eventualmente fruire di agevolazioni fiscali diverse. Ancora differente è il trattamento del lavoratore trasferito, che gode di un’indennità di trasferimento e di prima sistemazione esente al 50%, ma solo per il primo anno.

Procediamo dunque con ordine e facciamo il punto della situazione sull’esenzione dell’indennità di trasferta e sulla sua distinzione dalle indennità spettanti ai lavoratori trasfertisti e trasferiti.

Quali sono i requisiti della trasferta?

Perché un’indennità possa essere ricollegata alla trasferta del lavoratore e godere dell’esenzione fiscale e contributiva, devono essere verificate le seguenti condizioni:

  • differente sede di lavoro;
  • permanenza del lavoratore nell’organico;
  • temporaneità: non è prevista una durata massima della trasferta, ma è indispensabile il rientro nella sede di lavoro;
  • interesse del datore di lavoro: la trasferta deve rispondere ad esigenze organizzative e produttive oggettive del datore di lavoro, di carattere temporaneo e non prevedibili al momento dell’assunzione;
  • assoggettamento, anche durante il periodo di trasferta, alle direttive del datore di lavoro e non alle direttive di terzi (altrimenti si parla di distacco).

Quali agevolazioni per la trasferta?

Per gli spostamenti in Italia, al di fuori del Comune sede di lavoro, l’indennità di trasferta è esente sia dalle imposte che dai contributi) previdenziali, sino al limite giornaliero di:

  • 46,48 euro, se al lavoratore sono rimborsate a parte le sole spese di viaggio;
  • 30,99 euro, se al lavoratore sono rimborsate a parte le spese di viaggio assieme alle spese o di vitto o di alloggio;
  • 15,49 euro, se al lavoratore sono rimborsate a parte le spese di viaggio assieme alle spese di vitto e di alloggio.

Per gli spostamenti all’estero l’indennità di trasferta è esente sino al limite giornaliero di:

  • 77,47 euro, se al lavoratore sono rimborsate a parte le sole spese di viaggio;
  • 51,65 euro, se al lavoratore sono rimborsate a parte le spese di viaggio assieme alle spese o di vitto o di alloggio;
  • 25,82 euro, se al lavoratore sono rimborsate a parte le spese di viaggio assieme alle spese di vitto e di alloggio.

Il rimborso delle spese di trasporto con i mezzi pubblici effettuato dall’azienda non è imponibile, nemmeno se lo spostamento avviene nel proprio Comune [1].

Quando un lavoratore è trasfertista?

La situazione del lavoratore in trasferta non va confusa con quella del lavoratore trasfertista: questi, infatti, è obbligato a prestare la propria attività lavorativa in sedi di lavoro sempre diverse.

Il dipendente è compensato, per questo disagio, con un’indennità o una maggiorazione della paga, che risulta dovuta a prescindere dall’effettività degli spostamenti: in parole semplici, l’indennità per i trasfertisti è dovuta in misura fissa e il suo ammontare dipende da quanto stabilito nel contratto collettivo applicato.

L’indennità di trasfertismo [2] concorre normalmente a formare il reddito imponibile in misura pari al 50% del suo valore e, dunque, la metà della somma è esente dalle imposte e dalla contribuzione. Il rimborso analitico da parte del datore di lavoro delle spese sostenute dal trasfertista comporta invece la totale imponibilità della somma.

Quando un lavoratore è trasferito?

Ancora differente è il caso del trasferimento [3]: in quest’ipotesi, infatti, il lavoratore non è spostato temporaneamente ma cambiato di sede.

L’indennità di trasferimento e prima sistemazione, per il primo anno, è esente al 50%, fino ad un massimo annuo di:

  • 1.549,37 euro per i trasferimenti sul territorio nazionale;
  • 4.648,11 euro per i trasferimenti da o per l’estero;
  • 6.197,48 euro, se nello stesso anno il lavoratore subisce un trasferimento in Italia e uno all’estero.

Trasferta frequente: è trasfertismo?

Il lavoratore si considera in trasferta, e non trasfertista, se nel contratto è indicata la sua sede di lavoro e se gli è riconosciuta un’indennità solo in occasione dell’effettivo svolgimento di attività in un luogo diverso.

Lo ha chiarito la Cassazione, con una recente ordinanza [4], con cui rifiuta la pretesa dell’Inps, secondo la quale i lavoratori tenuti allo svolgimento dell’attività in luoghi sempre variabili e diversi debbano essere inquadrati nella categoria dei trasfertisti, con conseguente assoggettamento a contribuzione previdenziale delle somme corrisposte a titolo di trasferta.

Secondo la Suprema corte, i lavoratori trasfertisti sono solo quelli per i quali nel contratto non è indicata una sede di lavoro, che svolgono l’attività lavorativa in luoghi sempre variabili e diversi e che beneficiano di un’indennità o maggiorazione di retribuzione in misura fissa, indipendentemente dagli spostamenti.

Se nel contratto è indicata una sede di lavoro e se l’indennità viene corrisposta solo per l’effettivo svolgimento di attività fuori sede, si tratta dunque di trasferta e non di trasfertismo.


note

[1] Art. 51 Co.6 Tuir.

[2] Art. 51, Co. 5, Tuir.

[3] Art.51 Co.7 TUIR.

[4] Cass. ord. 18663/2020.


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