Tari: come funziona

10 Settembre 2020 | Autore:
Tari: come funziona

Le caratteristiche e i meccanismi di calcolo della tassa sui rifiuti, gli importi da pagare, le scadenze, le agevolazioni ed esenzioni e la riscossione. 

Risiedi in un comune limitrofo a quello in cui vive tuo fratello. Abitate in una casa molto simile per tipologia e metratura e i rispettivi nuclei familiari sono composti dallo stesso numero di persone. Eppure la Tari, la tassa sui rifiuti, è molto diversa: cambia l’importo, le scadenze di pagamento non sono le stesse e gli avvisi sono formulati in maniera diversa.

Per comprendere perché accade questo bisogna sapere come funziona la Tari o, per meglio dire, le Tari, poiché, come vedremo, il meccanismo di applicazione, ed il conseguente criterio di calcolo dell’importo da pagare, cambia da comune a comune, entro determinati parametri stabiliti dalla legge.

Tari: cos’è

La Tari, o tassa sui rifiuti, è stata introdotta nel 2014 e il suo presupposto è il possesso o la detenzione di locali (in alcuni casi anche aree scoperte) suscettibili per uso o destinazione di produrre rifiuti solidi urbani. Da ciò deriva l’imponibilità dei costi sostenuti dalle amministrazioni comunali e dai soggetti da esse incaricati per la loro raccolta, trasporto e smaltimento.

La tassa serve appunto a finanziare questi costi, ponendoli a carico degli utilizzatori degli immobili considerati quali produttori di rifiuti. Il contribuente dovrà redigere inizialmente una dichiarazione di possesso dell’immobile, indicando le informazioni richieste dal comune secondo lo specifico modello. Una volta acquisiti i dati, occorrerà modificarli e integrarli solo nei casi in cui si verifichino successive sulla titolarità del bene o sulle sue caratteristiche.

Tari: il meccanismo di calcolo

Ci sono due modi essenziali per determinare l’importo della tassa dovuta. Il primo è il metodo normalizzato, che si articola in una quota fissa, in base al numero degli occupanti dell’immobile, e in una quota variabile, in relazione alla superficie espressa in metri quadri. È il metodo utilizzato più di frequente, in quasi tutti i comuni italiani.

L’altro è il metodo corrispettivo, che si basa sul quantitativo di rifiuti effettivamente prodotti. Nonostante gli intenti, non è ancora effettivo, soprattutto perché è previsto il pagamento anche per i cosiddetti “svuotamenti minimi obbligatori” che prescindono dal conferimento dei rifiuti.

Dal prossimo anno, salvo proroghe, il meccanismo di calcolo della Tari sarà basata su un metodo tariffario unico a livello nazionale e non più deciso da ciascun comune, come avviene ora.

L’Arera (Autorità di regolazione per energia, reti ed ambiente) ha già stabilito i criteri ai quali i comuni dovranno adeguarsi, al momento di approvare le rispettive nuove tariffe ed emettere i provvedimenti rivolti ai propri cittadini.

La nuova Tari 2 sarà molto diversa dall’attuale, innanzitutto perché i servizi coperti da questa tassa saranno più circoscritti: comprenderanno la pulizia delle strade, la raccolta, il trasporto, il trattamento, recupero e smaltimento dei rifiuti, ma non altre attività, come la derattizzazione, il verde pubblico, l’amianto, la disinfestazione dalle zanzare, i servizi spazzaneve.

Ci saranno tariffe premiali per i comuni che saranno in grado di gestire integralmente il ciclo dei rifiuti nel proprio ambito territoriale locale, secondo le Direttive europee sull’economia circolare.Ogni comune dovrà pubblicare online la Carta della qualità con la descrizione dei servizi erogati.

Tari: quanto si paga

L’applicazione concreta dei metodi che abbiamo indicato porta a risultati molto difformi da comune a comune. Ciascuno, infatti, applica il proprio regolamento e ogni anno, entro il 30 settembre (o entro il diverso termine ultimo, stabilito per l’approvazione del bilancio di previsione) fissa con delibera le tariffe valevoli per l’anno successivo.

Inoltre, c’è la possibilità di derogare ai limiti minimi e massimi sui coefficienti di produzione dei rifiuti stabiliti dalla legge fino al 50% in più o in meno. Tutto questo determina differenze tariffarie molto notevoli e spiega le diseguaglianze che esistono tra i diversi comuni italiani.

Nel 2020, a livello medio nazionale si sono registrati aumenti delle tariffe Tari che, come abbiamo visto, sono ancora basate sul criterio medio ordinario anziché su quello dell’effettivo conferimento, che attende ancora di entrare in vigore, e dovrebbe realizzare una tassazione più uniforme in base al principio “chi inquina paga”.

Tari: agevolazioni ed esenzioni

In materia di tassa sui rifiuti esistono molte agevolazioni ed esenzioni, alcune di carattere soggettivo, che dipendono dalle caratteristiche reddituali del contribuente e dal suo eventuale stato di disagio economico, altre oggettive, legate alla situazione dell’immobile o dell’attività esercitata in esso.

Anch’esse dipendono in gran parte dalla realtà territoriale e sono stabilite nei provvedimenti comunali. La legge di Bilancio 2020 ha introdotto un particolare bonus Tari per i nuclei familiari con Isee basso o percettori di Reddito di cittadinanza.

Per conoscere le principali agevolazioni ed esenzioni esistenti a livello nazionale leggi gli articoli Tassa rifiuti: chi non deve pagarechi non paga la Tari e come non pagare la Tari e, per verificare se la tariffa applicata dal comune è corretta riguardo al tuo caso, Tari: come pagare il giusto.

La riscossione della Tari

Chi non paga la Tari entro le scadenze dovute (che non sono predeterminate dalla legge ma vengono stabilite dai comuni nelle delibere di approvazione delle tariffe) sarà tenuto innanzitutto a corrispondere anche gli interessi di mora per il ritardo, ma soprattutto subirà l’iscrizione a ruolo del debito, a cura dell’Agenzia Entrate Riscossione o del diverso Agente di riscossione convenzionato con il comune titolare del tributo.

Perciò, a casa del contribuente moroso arriverà la notifica della cartella di pagamento che, se non pagata o rateizzata entro i 60 giorni successivi, comporterà la riscossione coattiva con le misure previste, come il pignoramento. Per approfondire leggi Tari: cosa succede se non si paga.

Ma anche la Tari, come tutte le imposte e tasse, è soggetta a prescrizione: in questo caso il termine è di 5 anni (come per gli altri tributi locali), oltre i quali il tributo non può più essere richiesto. Per sapere come calcolare il termine di prescrizione e come agire per farla valere leggi “Cartella Tari: prescrizione” e “Quando va in prescrizione la Tari“.



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