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Chi controlla il tuo conto corrente

9 Settembre 2020 | Autore:
Chi controlla il tuo conto corrente

Il decreto Semplificazioni ha consentito l’accesso all’archivio dei rapporti finanziari anche agli enti locali, che si aggiungono al Fisco e alla GdF.

Una volta esisteva il segreto bancario. Il rapporto tra il cliente e l’istituto di credito rimaneva riservato, a tutela del risparmiatore. Poi, nel nome della lotta all’evasione fiscale, c’è chi ha cominciato a guardare dal buco della serratura, chi poi ha aperto appena appena la porta per dare una sbirciatina e chi, infine, l’ha spalancata e si è accomodato per cominciare a guardare con dovizia di particolari cosa c’è dentro. In questo modo, il segreto bancario è andato a farsi benedire e oggi sono in tanti ad avere la facoltà di sapere cosa fai dei tuoi soldi. Ma chi controlla il tuo conto corrente? Chi ha il permesso di entrare senza bussare per «ficcanasare» su quello che ti entra e su quello che spendi?

Se pensi si tratti solo del Fisco, cioè dell’occhio indiscreto per eccellenza, ti sbagli di grosso. Alle informazioni «sul tuo conto» (in senso lato, è il caso di dirlo) hanno accesso anche la Guardia di Finanza, gli agenti della riscossione e, da tempi molto recenti, grazie al decreto Semplificazioni, pure i Comuni. Insomma, si fa prima a dire chi non può entrare in possesso dei dati anziché chi controlla il tuo conto corrente.

Conto corrente: l’accesso dell’Agenzia delle Entrate

Partiamo dal Fisco. L’Agenzia delle Entrate ha «le chiavi di casa» per quanto riguarda il conto corrente delle persone fisiche e può entrare e uscire quando vuole. Interviene, di solito, sui rapporti che sono più a rischio o che, come si suol dire, danno più nell’occhio. Si parla, ad esempio, di chi ha ricevuto una forte somma di denaro o di chi preleva sistematicamente e frequentemente la stessa cifra dal conto, il che può far pensare al pagamento in nero di un collaboratore domestico, piuttosto che a prestiti su cui si vuole eludere la regola del limite massimo dei contanti.

Va detto, però, che l’Agenzia non si accontenta delle informazioni sul tuo conto corrente, ma vuole (e può) anche sapere tutto ciò che riguarda:

  • conti deposito;
  • deposito titoli;
  • buoni fruttiferi postali;
  • conto terzi;
  • prodotti assicurativi;
  • investimenti di vario genere;
  • carte di credito.

Insomma, l’elenco dei beni oggetto di controllo del Fisco è piuttosto lungo anche quando si tratta di un rapporto finanziario.

Nel momento in cui l’Agenzia delle Entrate sente «puzza di bruciato» chiede delle spiegazioni al risparmiatore e lo convoca per un contraddittorio preventivo, in modo che il cliente della banca abbia la possibilità di difendersi.

Il Fisco si avvale di diversi strumenti per controllare i conti correnti di cittadini, professionisti o aziende. Tra questi, forse il più noto è il Risparmiometro, attraverso il quale le Entrate sono in grado di sapere quanti soldi entrano e quanti ne escono. Così, se ad esempio il titolare del conto spende più di quello che guadagna e c’è uno scostamento del 20% tra entrate e uscite si può presumere che una parte del suo reddito non sia dichiarato.

Conto corrente: l’accesso della Guardia di Finanza

Altro soggetto autorizzato a controllare il tuo conto corrente è la Guardia di Finanza, attraverso la cosiddetta Superanagrafe dei conti (guarda il video di Angelo Greco e leggi il nostro articolo). Di solito, le Fiamme Gialle operano in sinergia con l’Agenzia delle Entrate per stanare piccoli e grandi evasori fiscali o soggetti dediti al riciclaggio di denaro.

Le informazioni raccolte dalla Guardia di Finanza riguardano:

  • tutti i movimenti in entrata e in uscita;
  • il saldo del conto corrente sia all’inizio che alla fine dell’anno;
  • la giacenza media.

Questi dati finiscono sul tavolo del Fisco per un’attenta valutazione e per far scattare, eventualmente, gli avvisi di accertamento e di recupero a tassazione degli importi su cui il contribuente non ha versato le imposte.

Conto corrente: il controllo degli enti locali

Mancavano loro alla festa, quindi l’invito a partecipare al controllo dei conti correnti è stato esteso recentemente dal Governo ai Comuni, alle Province e alle Regioni grazie al decreto Semplificazioni. Significa che, oltre all’Agenzia delle Entrate e alla Guardia di Finanza, adesso anche gli enti locali hanno accesso all’archivio dei rapporti finanziari dei contribuenti. L’obiettivo: facilitare la riscossione delle tasse e dei tributi di competenza di questi enti.

Il tutto senza che, almeno per ora, ci sia una normativa che stringe ulteriormente le maglie della sicurezza. Perché per ogni soggetto che ha accesso a dati così delicati si presuppone un numero consistente di funzionari, impiegati e addetti vari in grado di entrare in contatto con le informazioni contenute nell’archivio dei rapporti finanziari. Insomma, una cosa è dire che vengono autorizzati al controllo delle informazioni «soltanto» tre enti in più, e una ben diversa è capire quante persone per ogni ente hanno la facoltà di ficcare il naso nei conti correnti altrui e quali garanzie ci sono per limitare gli accessi e tutelare il contenuto degli archivi.

In sintesi: il tuo conto corrente può essere controllato dall’Agenzia delle Entrate, dalla Guardia di Finanza, dalla tua Regione di appartenenza, dalla tua Provincia e dal tuo Comune di residenza. Solo non si vedono i due leocorni.



6 Commenti

  1. Mi sembra che sia giusto che la Guardia di finanza controlli i conti correnti dei cittadini, mi sembra anche giusto che l’Uffio delle Entrate controlli i conti correnti dei contribuenti, e anche i Comuni per via delle tasse Comunale.
    Pero non capisco le Province che centrano a controllare i conti correnti dei cittadini. oltre tutto mi sembra che le province siano state abolite.
    Si deve dare anche la possibilità al contribuente di controllare le entrate e le uscite degli enti pubblici, perche ho visto che oltre agli stipendi enormi che prendono i burocrati degli enti pubblici sulle spalle dei contribuenti e esagerato,io prendo uno stipendio di € 1.150,00 un Capo Area del Comune di prende circa uno stipendio di € 10.000,00 netti al mese, e ancora altri sempre alle dipendenze delle Pubbliche Amministrazioni Province, Regioni, e stato, Governo che guadagnano molti soldi sulle spalle dei contribuenti, poi prendiamo anche i medici degli ospedali che possono anche avere una partita iva e avere un’altra attività e guadagnare molti altri soldi in privato, questi ultimi creano molti mesi di attesa negli asl mentre se vai in privato a pagamento le visite le fanno subito, il contribuente che deve pagare ogni mese ogni anno e sempre di continuo i contributi al Governo per poi distribuirli agli enti statali, come ASl, Comuni, Regioni, e Province, in cambio non ha nulla, se mi devo fare una visita medica il contribuente e costretto a recarsi in uno studio privato per fare prima la visita, se deve fare un progetto di costruzione si deve recare in uno studio tecnico privato e pagare, se deve fare il mod 7/40 deve recarsi da commercialista e pagare , insomma il contribuente e diventato uno schiavo, si deve privare di tante cose con il suo lavoro, e fatiche, e mentre chi ha un’incarico Pubblico io parlo di Burocrati,non di dipendenti semplici, non si privano di niente, i controlli son fatte a sproposito solo per danneggiare il contribuente, e normale che tanti cercano di evadere il fisco,ancora se un contribuente non riesce a pagare il 7/40 perche magare a vuto dei problemi economici, l’Ufficio delle Entrate ti manda una lettere se la ricevi allora ti rechi negli Uffici e su domanda ti fanno la rateizzazione e paghi secondo le rate che ti dicono, se non ricevi la lettera perche il postino non ti ha trovato, torna indietro e te la mandano forse entro i 5 anni maturando molti interessi dicendoti che tu non ai ritirato la lettera, come se il contribuente e un menefreghista, quando no e cosi, gia io vedo questo comportamento come un’abuso di Autorità, secondo me finirà che i contribuenti falliscono tutti, nessuno puo pagare piu i tributi,faranno segeuetri a massa ai contribuenti portandoli al suicidio, come già ho visto nei giornali.
    Secondo me bisognerebbe ridurre di molto gli sprechi nelle pubbliche amministrazioni, abbassare gli stipendi dei Burocrati, in tutti gli uffici pubblici dare un beget di consumi , la differenza del beget la dovrebbero pagare i Burocrati, e arrivare al punto che il contribuente paghi il giusto avendo i servizi necessari sia sulla salute che altro , e tutti pagherebbero le tasse, e nessuno penserebbe di evadere, denunciare sequestrare tutti i sig.ri che s portano i capitale nei paesi stranieri e aprire li ditte e dare lavoro. nelle guerre sono morti tanti soldati partiti in guerra per rendere il paese libero, ma oggi io non la vedo piu cosi, mi sembra che il paese sia dato in mano a molti truffatori e malfattori .

    1. Daccordissimo !!!! Tu controlli me, io controllo te…manca un pezzo però l’applicazione del codice hammurabi, cioè dente per dente occhio per occhio…. in breve l’infedeltà taglio mani progressive e senza sostegno economico…..l’elenco delle infedeltà in Italia è infinito !!!! e come i nazisti i comunisti dell’est per risparmiare personale ci si controlla a vicenda denunciando il vicino…la dittatura bianca è in atto ! restrizioni private a go go , noi cittadini mucche da mungere, tasse e balzelli assurdi, autovelox in ogni contesto,servizi P.A. scadenti… percezione sicurezza sociale altissima…vedi ultimi situazioni branchi senza controllo, noia giovanile spaccio a cielo aperto etc, però i potentati hanno la scorta pagata con le nostre tasse… e chi è libero di esportare capitali nei paradisi fiscali e magari al rientro graziati e scusati, alla faccia di chi paga sempre e si comporta onestamente !!! Ultima pecca e mi riguarda da vicino,,, è la disparità di trattamento da pensionato rispetto a chi risiede in Italia e chi all’estero per almeno sei mesi….di certo i burocrati ben remunerati sono disinteressati e attenti alla perdita di valuta all’estero incidendo sul pil nazionale, seggerirei una tassazione % per chi esporta valuta e riceve pensione nei paesi agevolati. Quindi anche per i residenti stesso trattamento come i pensionati cito portogallo tunisia etc. grazie..

  2. Non avendo nulla da nascondere non ci trovo nulla di così scandaloso. Anzi, ben venga che ci sia qualcuno, anche se in tanti, che possono scovare eventuali irregolarità. Siamo nel paese europeo a maggiore evasione fiscale e dove la furbizia si sostituisce alle buone prassi in tanti ambiti: non mi stupirei se ci fossero anche i Leocorni a controllare…

  3. L’importante è avere la certezza che l’accesso al controllo dei nostri risparmi, coperto come noto da una rigorosa privacy, avvenga sempre e soltanto per ragioni legate a presunti illeciti di natura penale, civile o amministrativa; della qual cosa dubito fortemente.
    Se è vero che l’art. 615 ter del codice penale punisce, in maniera peraltro differenziata, l’accesso non autorizzato ai sistemi informatici o telematici, non mi sento comunque sufficientemente tutelato, proprio per la molteplicità dei soggetti, anche della stessa Amministrazione, che a detti dati possono attingere a piene mani.
    Occorre affidarsi all’onestà dei preposti, della quale ovviamente non dubito ma, a mio dimesso parere, limitare al massimo il numero dei funzionari autorizzati non guasterebbe.

  4. Sono d’accordo con Calogero, analisi breve ma sostanziale, purtroppo siamo nel paese dei farlocchi, tutto fumo e niente arrosto, a pagare sono sempre gli stessi. E’ il nostro DNA, un popolo a cui piace essere preso in giro in nome della carità.

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