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Unione civile: che fare in caso di tradimento

11 Novembre 2020
Unione civile: che fare in caso di tradimento

Violazione del dovere di fedeltà nella coppia omosessuale: si ha diritto al risarcimento del danno?

Tu e la tua compagna state insieme da dieci anni. Far accettare il vostro amore omosessuale non è stato facile, soprattutto alle rispettive famiglie. Qualche tempo fa, avete anche deciso di formalizzare il vostro legame con una piccola cerimonia intima con amici e parenti. Ora, però, la tua partner ti ha manifestato la volontà di interrompere la relazione perché si è innamorata di un’altra donna. Il colpo è stato tremendo e ancora adesso soffri per la fine della tua storia d’amore.

In questo articolo ci soffermeremo, in particolare, sull’unione civile: che fare in caso di tradimento? È possibile chiedere l’addebito della separazione? Devi sapere che la legge Cirinnà del 2016 ha disciplinato i legami delle coppie dello stesso sesso riconoscendo loro alcuni doveri, come ad esempio quello della reciproca assistenza morale e materiale. Tuttavia, non ha introdotto l’obbligo di fedeltà, come invece è previsto per i coniugi. Tale vuoto normativo ha sollevato parecchie perplessità, perché non consente al partner tradito di far dichiarare che la relazione è finita per colpa dell’altro e soprattutto di ottenere un risarcimento del danno (a meno che non si dimostri una lesione di un diritto fondamentale). Ma procediamo con ordine e vediamo prima quali sono i requisiti necessari per costituire l’unione civile.

Unione civile: come funziona?

Avrai sicuramente sentito parlare anche tu della possibilità prevista per le coppie omosessuali di unirsi civilmente dinanzi all’ufficiale di Stato civile, alla presenza di un testimone per parte. Si tratta di una dichiarazione che può essere resa congiuntamente da due persone:

  • dello stesso sesso;
  • maggiorenni;
  • dotate di capacità di intendere e di volere;
  • non sposate o unite civilmente tra di loro o con altre persone;
  • non condannate per omicidio tentato o consumato nei confronti del coniuge del partner;
  • non legate da rapporti di parentela, affinità, adozione o affiliazione.

Per la valida costituzione di un’unione civile si chiede, in pratica, che la coppia renda una dichiarazione congiunta contenente:

  • i dati anagrafici: nome, cognome, data e luogo di nascita, residenza, ecc.;
  • l’assenza di impedimenti;
  • la volontà di assumere il cognome di famiglia (senza che ciò determini alcuna modifica della scheda anagrafica individuale) o il proprio, da anteporre o posporre a quello comune;
  • l’indicazione del regime patrimoniale: se le parti non effettuano alcuna scelta al riguardo si applicherà direttamente la comunione legale dei beni. In tal caso, tutti gli acquisti effettuati dalla coppia apparterranno ad entrambi per metà (salve alcune eccezioni).

Per le unioni civili non è previsto l’obbligo per le parti di richiedere le pubblicazioni all’ufficio anagrafe del Comune. L’atto, comunque, viene annotato in un apposito registro nell’archivio di Stato civile.

Unione civile: quali effetti produce?

L’unione civile è cosa ben diversa dal matrimonio, anche se sono riconosciuti alla coppia i seguenti obblighi:

  • l’assistenza morale e materiale;
  • la coabitazione;
  • la contribuzione ai bisogni comuni della famiglia (in base alle proprie sostanze e alla capacità di lavoro professionale e casalingo).

Inoltre, le parti hanno il diritto di:

  • concordare l’indirizzo della vita familiare;
  • fissare la residenza comune;
  • ricevere la pensione di reversibilità;
  • percepire gli alimenti in caso di bisogno;
  • ottenere il ricongiungimento familiare;
  • avere informazioni sullo stato di salute del partner e di prendere tutte le decisioni in caso di incapacità e decesso dello stesso.

Unione civile: che fare in caso di tradimento

La legge Cirinnà [1] non contempla l’obbligo di reciproca fedeltà, previsto invece per la coppia sposata. Si tratta del dovere di astenersi sia dall’intrattenere relazioni o atti sessuali con altre persone sia dall’avere altri rapporti intimi e personali, tali da ledere l’unione con il proprio compagno di vita. Tale lacuna normativa comporta l’impossibilità per il partner tradito di chiedere lo scioglimento dell’unione civile con addebito, cioè di attribuire la colpa per la fine della relazione al partner infedele.

Tuttavia, il partner tradito, in determinati casi, potrebbe agire per ottenere il risarcimento del danno patito. Tale diritto sorge solo nel momento in cui si provi in giudizio che la fine della relazione:

  • è avvenuta per colpa dell’infedeltà del partner;
  • ha causato una lesione di un diritto fondamentale, come ad esempio la salute.

Ti faccio un esempio pratico.

Tizio e Caio sono una coppia omosessuale unita civilmente. Dopo qualche anno, Tizio scopre che il partner lo tradisce da diverso tempo con un altro uomo. Tale situazione gli provoca un forte stress, tanto da farlo cadere in una profonda depressione che lo porta a non uscire più di casa.

Ebbene, nell’esempio che ti ho riportato, Tizio potrebbe adire il tribunale per chiedere e ottenere un risarcimento per il danno subìto alla salute psicofisica.

È chiaro, quindi, che la violazione del dovere di fedeltà non costituisce di per sé un fatto illecito, ma lo diventa solo se il tradimento, per come è stato consumato, ha provocato una lesione ad un interesse costituzionalmente tutelato, quale la salute o la dignità della persona.

Unione civile: come si scioglie?

Lo scioglimento dell’unione civile può avvenire per:

  • morte o dichiarazione di morte presunta del partner;
  • rettificazione di sesso;
  • volontà delle parti;
  • altre cause previste dalla legge sul divorzio.

Quando una coppia omosessuale decide di sciogliere l’unione civile, ciascun partner ha la facoltà di comunicare la fine della relazione all’ufficiale di Stato civile. Tale comunicazione non è necessaria qualora il compagno muoia o si sottoponga alla rettificazione del sesso.

Trascorsi tre mesi, è possibile chiedere direttamente il divorzio senza passare per la separazione, prevista invece per le coppie sposate. In caso di accordo, le parti possono sciogliere il vincolo attraverso una delle seguenti modalità:

  • domanda congiunta da presentare all’ufficiale di Stato civile del Comune di residenza;
  • ricorso congiunto da depositare in tribunale;
  • negoziazione assistita da avvocati.

note

[1] L. n. 76/2016 del 20.05.2016.


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