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Assegno di mantenimento: aspetti fiscali

11 Settembre 2020
Assegno di mantenimento: aspetti fiscali

Il contributo economico corrisposto ogni mese all’ex e ai figli è soggetto a tassazione?

Ti sei separato da tua moglie dopo anni di liti e scenate di gelosia. Ora, vivi più sereno e non vedi l’ora di ritrovare la felicità al fianco di un’altra persona. All’udienza di separazione, il giudice ha posto a tuo carico l’obbligo di corrispondere alla tua ex e al tuo bambino di otto anni una somma complessiva di 700 euro mensili. Tu ovviamente non sei d’accordo, ma purtroppo tua moglie non lavora.

In questo articolo faremo il punto della situazione sugli aspetti fiscali dell’assegno di mantenimento. Devi sapere che i soldi corrisposti mensilmente per soddisfare le esigenze primarie dell’ex coniuge devono essere dichiarati all’Agenzia delle Entrate. Inoltre, per il beneficiario, gli importi sono tassati come avviene per il reddito da lavoro dipendente, mentre l’obbligato può dedurre la somma ai fini del calcolo Irpef. Discorso diverso vale per i figli, il cui mantenimento non va dichiarato. Ma procediamo con ordine partendo dai concetti generali. Se l’argomento ti interessa, allora ti consiglio di metterti comodo e proseguire nella lettura.

Assegno di mantenimento: quando spetta?

Durante la separazione personale, il coniuge economicamente più debole ha il diritto di ricevere dall’altro una somma di denaro periodica (solitamente, a cadenza mensile) necessaria per soddisfare le sue esigenze primarie di vita (vitto, alloggio, ecc.). Si tratta, in buona sostanza, dell’assegno di mantenimento, una misura che spetta anche ai figli (qualora ci siano), la cui entità può essere concordata dalle parti oppure determinata direttamente dal giudice.

Assegno di mantenimento: quali sono i requisiti?

Il coniuge che vuole beneficiare dell’assegno di mantenimento deve soddisfare i seguenti requisiti:

  • non deve avere colpe per la fine del matrimonio. Ad esempio, se il giudice accerta che la relazione è terminata perché il marito ha tradito la moglie oppure ha abbandonato la famiglia è chiaro che non gli spetterà alcun contributo mensile. L’addebito della separazione è riconosciuto, però, solo se richiesto dall’altro coniuge;
  • non deve percepire redditi propri: vuol dire che chi richiede il mantenimento non deve avere uno stipendio mensile che gli garantisca un tenore di vita dignitoso;
  • non deve andare a convivere con un’altra persona: in casi del genere, infatti, il dovere di assistenza materiale ricade sul nuovo compagno.

Assegno di mantenimento: a quanto ammonta?

Devi sapere che non esiste un calcolo matematico che consenta di stabilire la cifra esatta del mantenimento che spetta al coniuge ed ai figli. Per una corretta quantificazione, infatti, si prendono in considerazione diversi criteri, come ad esempio i redditi di marito e moglie, a chi viene assegnata la casa coniugale, la situazione personale dei coniugi, i bisogni del figlio, ecc. Ti faccio un esempio pratico.

Tizio e Caia sono sposati e hanno una figlia di cinque anni e mezzo. Lui è un ingegnere e lavora presso un’azienda che produce birra, mentre lei è casalinga.

Nell’esempio che ti ho riportato, è di tutta evidenza che è Tizio a dover corrispondere alla moglie Caia e alla figlioletta un assegno di mantenimento, il cui importo sarà rapportato non al tenore di vita goduto durante il matrimonio, ma in base al reddito del marito e alle esigenze di vita della moglie e della figlia. Quindi, se Tizio guadagna uno stipendio di 4mila euro al mese è chiaro che la somma mensile da corrispondere potrebbe aggirarsi intorno ai 1500 euro.

Ma non è tutto. Spesso, si pensa erroneamente che una volta corrisposto il mantenimento mensile, il coniuge beneficiario non debba avanzare altre pretese. Non è proprio così e te lo spiego subito con un altro esempio.

Mevia e Sempronio si separano dopo dieci anni di matrimonio. Il giudice stabilisce che il marito deve versare alla moglie una somma mensile di 500 euro, di cui 200 per Mevia e 300 per la loro figlia. Un giorno, però, la bambina cade dalla bicicletta e si rompe due denti.

A questo punto, la domanda che sorge spontanea è: chi paga il dentista per la bimba? Entrambi i genitori. L’assegno di mantenimento, infatti, copre solo le spese ordinarie, cioè quelle necessarie per soddisfare esigenze basilari come, ad esempio, il vitto, l’alloggio, i medicinali da banco, il trasporto urbano, ecc. Tutte le altre spese impreviste ed eccezionali, come una visita specialistica, un master, una lezione privata, un viaggio-studio all’estero, ecc. devono essere ripartite tra i due genitori al 50%, cioè ognuno deve pagare la metà dell’importo.

Assegno di mantenimento: aspetti fiscali

Vediamo infine la disciplina fiscale dell’assegno di mantenimento che varia a seconda che si tratti del coniuge o dei figli.

Per quanto riguarda i coniugi, i soldi corrisposti e ricevuti a titolo di mantenimento, come ti ho già anticipato in premessa, devono essere dichiarati all’Agenzia delle Entrate. In altre parole, gli importi vanno inseriti nella dichiarazione dei redditi, da presentare annualmente, in quanto l’assegno di mantenimento è considerato un reddito per chi lo percepisce e un costo, invece, per chi lo corrisponde. L’obbligato, tuttavia, può dedurre dalle tasse la somma erogata. Ti faccio ancora un esempio pratico per farti comprendere meglio questo concetto.

Tizio è separato e guadagna 3.000 euro al mese, di cui 1.000 euro li corrisponde mensilmente alla moglie a titolo di mantenimento.

Ebbene, Tizio pagherà l’Irpef (l’imposta sul reddito delle persone fisiche) su 2.000 euro e non su 3.000 euro. Attenzione però: se l’assegno viene versato in un’unica soluzione (sempre se ritenuta equa dal tribunale), l’obbligato non può godere del vantaggio delle deduzioni fiscali.

Per quanto riguarda i figli, invece, le somme percepite a titolo di mantenimento sono nette quindi non vanno dichiarate, e il coniuge obbligato non può dedurle ai fini del calcolo Irpef.



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