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Regali al figlio al posto del mantenimento: si può?

11 Settembre 2020 | Autore:
Regali al figlio al posto del mantenimento: si può?

Condannato per violazione dell’obbligo di assistenza materiale il genitore che compra vestiti o dà la paghetta ai figli ma non versa l’assegno.

Coppia divorziata. Lei vive con il figlio minorenne, lui altrove. Il giudice ha stabilito che il padre debba versare l’assegno di mantenimento al ragazzino. Il genitore, invece, trova un sistema tutto suo: non versa l’assegno e, in cambio, gli dà la paghetta e gli compra ogni tanto dei vestiti o un paio di scarpe. Se non addirittura l’iPhone, così è più contento. «Pago in merce», penserà. Invece no: se il magistrato ha stabilito il versamento periodico dell’assegno, la decisione va rispettata. Altrimenti si rischia una condanna penale. Quindi, una soluzione come quella di fare dei regali al figlio al posto del mantenimento si può ipotizzare?

La Cassazione ha detto di no. Non è il genitore a scegliere come spendere i soldi dell’assegno dovuto ma deve limitarsi a versarlo così come gli è stato detto. E non basta dire che i regali al figlio al posto del mantenimento sono costati un capitale: nessuno gli ha chiesto di farli. Può anche risparmiare seguendo alla lettera ciò che gli è stato imposto. C’è anche un articolo nel Codice penale che ne parla. Vediamo in quali termini.

Facciamo, intanto, riferimento alla sentenza con cui la Cassazione [1] ha condannato un uomo per violazione degli obblighi di assistenza familiare. La sua colpa è stata, appunto, quella di fare di testa sua: paghetta e vestiti al figlio sì, assegno di mantenimento no. E non era la prima volta che ci provava. Solo che, in precedenza, era stato assolto. La difesa ha fatto leva proprio su questo. Inutilmente: questa volta, la Suprema Corte ha spiegato che il suo proscioglimento rispondeva a un’interpretazione giuridica e non si basava sui fatti.

Va ricordato anche che l’assegno di mantenimento è una forma di contribuzione economica che consiste nel versamento periodico di una somma di denaro o di voci di spesa da parte di uno dei coniugi all’altro o ai figli per adempiere all’obbligo di assistenza materiale.

E proprio sul concetto dell’obbligo di assistenza materiale si esprime il Codice penale [2] e si basa la sentenza della Cassazione. Innanzitutto, la normativa, infatti, punisce chi, abbandonando il domicilio domestico (a causa di separazione o divorzio), si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla responsabilità genitoriale, alla tutela legale o alla qualità di coniuge. Ma anche «chi fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore, ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia legalmente separato per sua colpa».

La pena prevista per chi trasgredisce queste norme è la reclusione fino a un anno o la multa da 103 a 1.032 euro.

In un altro passaggio, il Codice penale [3] punisce il coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione di ogni tipologia di assegno dovuto in caso di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio, ovvero vìola gli obblighi di natura economica in materia di separazione dei coniugi e di affidamento condiviso dei figli.

Significa che il genitore a cui è stato imposto il versamento dell’assegno non può trovare autonomamente delle soluzioni alternative a quelle stabilite dal giudice (la paghetta, i vestiti, il cellulare) pena le stesse sanzioni appena viste, cioè la reclusione fino a un anno o la multa da 103 a 1.032 euro.


note

[1] Cass. sent. n. 25593/2020 del 09.09.2020.

[2] Art. n. 570 cod. pen.

[3] Art. 570-bis cod. pen.


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