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Infortunio in permesso: spetta il risarcimento?

12 Novembre 2020 | Autore:
Infortunio in permesso: spetta il risarcimento?

Incidente del lavoratore durante uno spostamento: l’Inail risarcisce anche se si verifica durante il rientro in sede da un permesso per motivi familiari?

I lavoratori subordinati sono obbligatoriamente assicurati presso l’Inail contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

L’infortunio sul lavoro, a differenza dell’infortunio non lavorativo, è un incidente collegato all’attività lavorativa svolta. L’infortunio, perché il dipendente abbia diritto al risarcimento da parte dell’Inail e quindi sia considerato lavorativo, non deve necessariamente verificarsi in azienda, ma può verificarsi anche in viaggio, se lo spostamento è necessario, ad esempio durante il tragitto casa- lavoro.

Ma che cosa succede se l’incidente si verifica nel tragitto casa-lavoro, ma di rientro da un permesso per motivi familiari? Per l’infortunio in permesso: spetta il risarcimento?

Alla questione ha recentemente fornito una risposta la Cassazione, con un’importante ordinanza [1].

In ogni caso, è bene sottolineare che non sempre il dipendente che subisce un infortunio sul lavoro ha diritto al risarcimento, o comunque a delle prestazioni da parte dell’Inail. Il diritto alla rendita Inail, ad esempio, si ha solo se si verifica un’inabilità temporanea assoluta (in questo caso si tratta di una prestazione spettante per un periodo di tempo limitato), oppure un’inabilità permanente, qualora la riduzione della capacità lavorativa sia superiore al 10%.

Se a seguito dell’infortunio si verifica un danno all’integrità psicofisica della persona, l’Inail corrisponde un indennizzo per il danno biologico, determinato indipendentemente dalla capacità di produzione del reddito del danneggiato. L’indennizzo è riconosciuto in capitale, se la menomazione è pari o superiore al 6% ed inferiore al 16%, oppure sotto forma di rendita, per menomazioni a partire dal 16%.

Infortunio: prestazioni a carico dell’Inail

Nel dettaglio, le prestazioni che possono risultare a carico dell’Inail a seguito di infortunio sul lavoro sono:

  • la rendita diretta per inabilità permanente, che come osservato spetta per una riduzione permanente dell’attitudine al lavoro superiore al 10%;
  • la rendita per inabilità temporanea assoluta;
  • l’indennizzo per danno biologico, che come osservato spetta per menomazioni di grado almeno pari al 6%;
  • la rendita unificata, se si verificano più eventi lesivi che ricadono nello stesso regime assicurativo;
  • l’assegno personale continuativo, qualora l’infortunato abbia necessità di assistenza permanente;
  • la rendita di passaggio, una prestazione erogata ai lavoratori affetti da silicosi o asbestosi;
  • l’erogazione integrativa di fine anno, che spetta a chi ha un grado di inabilità compreso tra l’80% e il 100% (grandi invalidi) e a chi ha un grado di inabilità del 100%, con diritto all’assistenza personale continuativa (super invalidi);
  • l’assegno di incollocabilità, erogato a fronte dell’impossibilità di ricollocazione in qualsiasi settore lavorativo;
  • le prestazioni protesiche;
  • l’abbattimento delle barriere architettoniche;
  • le prime cure ambulatoriali;
  • le prestazioni termali e i soggiorni climatici;
  • l’esenzione dal ticket;
  • le cure riabilitative;
  • il rimborso spese di alcuni farmaci in classe C
  • ulteriori interventi di reinserimento sociale e lavorativo.

Spettano inoltre rendite e prestazioni una tantum ai familiari superstiti, in caso di decesso del lavoratore. Per saperne di più: Infortunio sul lavoro, prestazioni Inail.

Infortunio: quando è risarcito dall’Inail?

Ma quali sono gli infortuni coperti dall’Inail? Costituisce infortunio sul lavoro, coperto quindi dall’assicurazione Inail, l’evento [2]:

  • occorso per causa violenta; in pratica, deve trattarsi di un evento rapido ed esterno, che arreca un danno all’organismo del lavoratore, procurando una o più lesioni; se l’evento non è rapido ma agisce progressivamente nel tempo, si tratta di malattia professionale;
  • verificatosi in occasione di lavoro: l’evento deve essere cioè determinato da un rischio connesso all’attività lavorativa o comunque collegato all’attività, anche se svolta al di fuori dell’orario di lavoro;
  • dal quale derivi:
    • il decesso del lavoratore;
    • in alternativa, un’inabilità permanente al lavoro (assoluta o parziale) o un’inabilità temporanea assoluta che comporti l’astensione dal lavoro per più di 3 giorni.

Infortunio durante gli spostamenti: quando è risarcito dall’Inail?

Come abbiamo osservato, l’infortunio deve verificarsi in occasione di lavoro, cioè deve essere collegato all’attività svolta. Non è invece indispensabile che avvenga nella sede di lavoro, ma può anche verificarsi negli spostamenti, purché connessi all’attività.

L’infortunio che si verifica durante uno spostamento è detto infortunio in itinere. Perché l’infortunio in itinere sia risarcito dall’Inail, il percorso effettuato dal lavoratore deve essere finalizzato, in qualche modo, allo svolgimento dell’attività lavorativa.

Nella generalità dei casi, è sempre risarcito dall’Inail l’incidente che si verifica nel percorso casa-lavoro, oppure nel tragitto tra due sedi di lavoro, o tra la sede di lavoro e il luogo di consumazione dei pasti, in assenza di mensa aziendale, purché:

  • il percorso sia quello più breve;
  • eventuali deviazioni dal tragitto più breve siano necessarie, in quanto dettate da cause di forza maggiore (ad esempio: lavori in corso che impediscono di percorrere la strada più corta, guasto del veicolo,), esigenze essenziali non prorogabili o da adempimenti di obblighi penalmente rilevanti (ad esempio: accompagnare i figli a scuola, prestare soccorso a vittime di incidente stradale);
  • il tragitto sia percorso a piedi o con i mezzi pubblici.

Se il tragitto casa-lavoro è percorso in auto, l’utilizzo del mezzo si considera necessitato (e l’infortunio in itinere, di conseguenza, può essere risarcito dall’Inail), se:

  • il dipendente ha problemi di salute e ha difficoltà nel completare il tragitto a piedi;
  • il tragitto da percorrere a piedi è superiore a 1 chilometro;
  • l’orario dei mezzi pubblici non coincide con gli orari d’ingresso e uscita dal lavoro e comporta attese eccessive;
  • l’utilizzo dei mezzi pubblici comporta un’assenza dalla famiglia eccessivamente lunga per il lavoratore.

Infortunio: rientro da un permesso

Se si verifica un infortunio durante il tragitto casa- lavoro, di rientro da un permesso per motivi familiari, il lavoratore ha comunque diritto ad essere risarcito? Secondo la Cassazione, la risposta è positiva [1]: il permesso, infatti, costituisce una sospensione dell’attività lavorativa che, sebbene avvenga nell’interesse del lavoratore, non è comunque differente dalle pause o dai riposi di altro tipo. Si differenzia dalle altre tipologie di sospensione del rapporto soltanto perché il suo carattere è occasionale ed eventuale, mentre le pause ed i riposi sono riconosciuti periodicamente e non occasionalmente o eventualmente.

Il lavoratore che si allontana dall’azienda e vi fa successivamente ritorno per fruire del riposo giornaliero, o della pausa pranzo, è tutelato in caso d’infortunio occorso nel normale tragitto casa- lavoro. Lo stesso vale nel caso in cui il lavoratore si allontani dall’azienda e vi faccia successivamente ritorno non per fruire di pause o riposi, ma per fruire di un permesso per motivi familiari.

L’ipotesi di “rischio elettivo”, nella quale è esclusa l’indennizzabilità dell’infortunio in itinere, va circoscritta a quei casi in cui il dipendente, per ragioni personali, compia una scelta arbitraria che comporti la necessità di affrontare una situazione diversa da quella inerente al percorso normale tra casa e lavoro (ad esempio, deviazione dal percorso per andare a trovare un amico che abita a 50 km di distanza).

Non sono poi indennizzabili gli infortuni direttamente causati dall’abuso di sostanze alcoliche e di psicofarmaci, dall’uso non terapeutico di stupefacenti e allucinogeni. Nessun risarcimento anche per il lavoratore che si mette alla guida senza la patente.


note

[1] Cass. ord. 18659/2020.

[2] Art. 2 DPR 1124/1965.


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