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Accertamento sintetico: ultime sentenze

19 Settembre 2020
Accertamento sintetico: ultime sentenze

L’effettivo utilizzo del bene immobile indice di capacità di spesa; l’entità dei redditi esenti posseduti e la durata del periodo di possesso; l’onere del contribuente di provare il finanziamento delle spese elevate.

Accertamento sintetico

In tema di accertamento sintetico, l’effettivo utilizzo del bene indice di capacità di spesa è irrilevante ai fini in questione, in quanto l’art. 2, comma 1, d.m. 10 settembre 1992 comprende i beni di cui il contribuente ha la disponibilità indipendentemente dal titolo giuridico e dal suo effettivo utilizzo, in quanto comporta il sostentamento di una spesa, quale, ad esempio, il pagamento delle rate di mutuo (il quale non si dubita che costituisca indice di spesa).

Cassazione civile sez. trib., 24/07/2020, n.15896

Il reddito del contribuente 

La condizione basilare per la legittimità del redditometro per un determinato periodo d’imposta è la pur sommaria indicazione delle ragioni poste in base alle quali la dichiarazione si ritiene incongrua anche per altri periodi di imposta, così da legittimare l’accertamento sintetico.

Comm. trib. reg. Firenze, (Toscana) sez. IV, 22/02/2019, n.293

Dimostrazione dell’errore dell’accertamento sintetico

In tema di rideterminazione del reddito professionale, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 6, (nella formulazione applicabile “ratione temporis”), ai fini della dimostrazione dell’erroneità dell’accertamento sintetico sono idonee solo le prove che siano rivolte a dimostrare che il maggior reddito sia costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta e che l’entità di tali redditi e “la durata del loro possesso devono risultare da idonea documentazione”. In caso di redditi familiari, la questione non attiene tanto alla rilevanza di tale reddito, quanto all’idoneità della prova volta a dimostrare che il ricorrente è rimasto sollevato dall’onere pecuniario delle spese sostenute in virtù del contributo di redditi (esenti o già assoggettati a prelievo tributario) del coniuge ed elargiti in suo favore.

Viene quindi in rilievo la necessità di documentare il possesso di tali redditi da parte del contribuente per la durata di tempo sufficiente a far presumere che egli li abbia impiegati come provvista per le spese, e perciò di dare prova documentale di tale circostanza. Per cui in tema di accertamento delle imposte sui redditi, qualora l’ufficio determini sinteticamente il reddito complessivo netto in relazione alla spesa per incrementi patrimoniali ed il contribuente deduca che tale spesa sia il frutto di liberalità, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 6, (applicabile “ratione temporis”), la relativa prova deve essere fornita dal contribuente con la produzione di documenti, dai quali emerga non solo la disponibilità all’interno del nucleo familiare di tali redditi (nella specie, da parte della madre, titolare di maggiore capacità economica), ma anche l’entità degli stessi e la durata del possesso in capo al contribuente (nella specie, il figlio) interessato dall’accertamento.

Cassazione civile sez. trib., 22/01/2020, n.1297

Caratteristiche dell’accertamento sintetico

in tema di accertamento delle imposte sui redditi delle persone fisiche, l’art. 38 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 prevede che gli uffici finanziari possano determinare sinteticamente il reddito complessivo netto del contribuente, sulla base degli indici previsti dai decreti ministeriali del 10 settembre e 19 novembre 1992, riguardanti il cd. “redditometro”, e tale metodo di accertamento dispensa l’Amministrazione finanziaria da qualunque ulteriore prova rispetto all’esistenza dei fattori-indice della capacità contributiva.

Ne consegue che è legittimo l’accertamento fondato su di essi e resta a carico del contribuente l’onere di dimostrare che il reddito presunto non esiste o esiste in misura inferiore. L’accertamento sintetico non è un accertamento di tipo statistico, bensì basato sulla capacità di spesa del contribuente che richiede logicamente l’esistenza a monte della provvista necessaria per sostenere quelle spese e che il possesso di redditi esenti o già sottoposti a tassazione nonché la loro durata deve essere dimostrata “con idonea documentazione” secondo il precitato art. 38 e non con mere affermazioni.

Cassazione civile sez. trib., 21/01/2020, n.1243

Accertamento sintetico: spetta al contribuente fornire la prova contraria?

In tema che in tema di accertamento sintetico, ai sensi dell’art.38, comma 4, del D.P.R. n.600 del 1973 (nella formulazione applicabile “ratione temporis”), una volta che l’amministrazione abbia dimostrato, anche mediante un unico elemento certo, la divergenza tra il reddito risultante attraverso la determinazione analitica e quello attribuibile al contribuente, quest’ultimo è onerato della prova che l’imponibile così accertato è costituito, in tutto o in parte, da redditi soggetti a ritenute alla fonte o esenti ovvero da finanziamenti di terzi.

Comm. trib. reg. Palermo, (Sicilia) sez. XIV, 02/12/2019, n.6997

La disponibilità finanziaria

Occorre rammentare che in tema di accertamento sintetico l’Amministrazione finanziaria deve dimostrare, mediante elementi certi, la divergenza tra reddito dichiarato e reddito determinato in via presuntiva, anche a mezzo di presunzioni gravi, precise e concordanti e che è onere del contribuente fornire la prova contraria, ossia dimostrare l’esistenza e l’entità di una pregressa e legittima disponibilità finanziaria, oltre alla durata del possesso della stessa.

Infatti, il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38 esige qualcosa in più della mera prova della disponibilità di ulteriori redditi – esenti ovvero soggetti a ritenuta alla fonte – e, pur non prevedendo esplicitamente la prova che detti ulteriori redditi siano stati utilizzati per coprire le spese contestate, chiede tuttavia espressamente una prova documentale su circostanze sintomatiche del fatto che ciò sia accaduto o sia potuto accadere.

In tal senso va, infatti, letto lo specifico riferimento alla prova (risultante da idonea documentazione) della entità di tali eventuali redditi e della “durata” del relativo possesso, poiché in tal modo si ancora a fatti oggettivi (di tipo quantitativo e temporale) la disponibilità di detti redditi per consentire la riferibilità della maggiore capacità contributiva accertata con metodo sintetico in capo al contribuente proprio a tali ulteriori redditi, escludendo quindi che gli stessi siano stati utilizzati per finalità non considerate ai fini dell’accertamento sintetico.

Cassazione civile sez. trib., 26/07/2019, n.20344

Limiti alla rettificazione da parte dell’Agenzia delle Entrate

In tema di accertamento sintetico, l’Agenzia delle entrate non può rettificare il reddito dichiarato dal contribuente sulla base di spese o operazioni finanziarie avvenute in anni successivi all’anno cui l’accertamento si riferisce.

Comm. trib. reg. Brescia, (Lombardia) sez. XXV, 20/06/2019, n.2687

Scostamento tra reddito dichiarato e reddito accertato

In fattispecie di accertamento sintetico ex art. 38, comma 4, d.P.R. n. 600/1973, il ricorrente, titolare di impresa individuale, può fornire la prova dello scostamento tra reddito dichiarato e reddito determinabile sinteticamente attraverso elementi anche documentali, che dimostrano la provenienza non reddituale, quindi non imponibile, delle somme di denaro impiegate. (Nel caso di specie, le somme venivano prelevate, durante l’anno, dalle casse aziendali come anticipi di utili aziendali).

Comm. trib. prov.le Brescia sez. I, 21/05/2019, n.321

L’incongruità della dichiarazione del contribuente

Ai fini dell’accertamento sintetico di cui all’art. 38 D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, l’Ufficio non è tenuto a procedere all’accertamento contestualmente per due o più periodi d’imposta per i quali ritenga che la dichiarazione non sia congrua, tuttavia il relativo atto deve contenere, per un determinato anno d’imposta, la pur sommaria indicazione delle ragioni in base alle quali la dichiarazione si ritiene incongrua anche per altri periodi d’imposta, così da legittimare l’accertamento sintetico; con la conseguenza che il giudice tributario, a fronte della specifica eccezione del contribuente, non deve limitarsi ad accertare se l’Ufficio abbia preso in considerazione due o più anni consecutivi, ma deve verificare se dall’atto di accertamento possano desumersi le ragioni per le quali l’Ufficio stesso abbia ritenuto non congrua la dichiarazione per tali annualità.

Comm. trib. reg. Palermo, (Sicilia) sez. XII, 13/03/2019, n.1639

Il finanziamento delle spese elevate

L’onere del contribuente di provare che le spese elevate – in conseguenza delle quali l’Amministrazione finanziaria ha ricalcolato il suo reddito complessivo nelle forme dell’accertamento sintetico ai sensi dell’art. 38, comma 4, del d.P.R n. 600 del 1973 – sono state in realtà finanziate mediante redditi soggetti a ritenuta alla fonte, oppure esenti, ovvero provenienti da finanziamenti di terzi, e pertanto legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile, postula che l’Amministrazione finanziaria abbia previamente dimostrato, mediante elementi certi, la sussistenza della divergenza tra il reddito dichiarato e quello determinato in via presuntiva.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto che il disconoscimento della sottoscrizione apposta sulle distinte contabili relative al versamento di ratei di mutuo, operato dal contribuente senza che l’Ufficio proponesse procedura di verificazione, avesse privato tali documenti di ogni efficacia dimostrativa, venendo pertanto a mancare la prova, posta a carico dell’Amministrazione, dei fatti su cui l’accertamento sintetico poteva essere fondato, e la correlata presunzione di disponibilità di un reddito non dichiarato da parte del contribuente).

Cassazione civile sez. VI, 08/03/2019, n.6770

Accertamento sintetico e spesa per incrementi patrimoniali

In materia di accertamento sintetico ex art. 38, commi 4 e 5 del d.P.R. n. 600/1973, per “spesa per incrementi patrimoniali” si intende ogni esborso effettuato a tale scopo per il quale vi sia stata una effettiva uscita finanziaria da parte del contribuente, in assenza della quale non vi è espressione di capacità economica e, pertanto, viene a mancare il presupposto che possa legittimare l’accertamento sintetico.

Comm. trib. prov.le Varese sez. II, 28/02/2019, n.127

Le spese sostenute per il mantenimento o la gestione dei beni

Ai fini dell’accertamento sintetico, ex art.38, comma 4 del D.P.R. n.600 del 1973, l’effettiva capacità contributiva del contribuente va valutata non solo sulla base della mera proprietà o provenienza dei beni ma tenendo in considerazione anche la necessaria attitudine al sostenimento di spese congruo per la loro manutenzione e gestione.

Comm. trib. reg. Roma, (Lazio) sez. IV, 10/03/2020, n.1272

Accertamento sintetico: cosa deve dimostrare il contribuente? 

In caso di accertamento sintetico, ex art.38 del D.P.R. n.600 del 1973, la prova gravante sul contribuente deve riguardare non solo l’entità, ma anche la durata del possesso dei redditi esenti, da parte del soggetto accertato, con i quali lo stesso avrebbe accresciuto il suo patrimonio; ossia, più in particolare, il contribuente, oltre a dover dimostrare l’entità dei redditi esenti posseduti, deve dimostrare anche la durata del periodo di possesso di tali redditi, cioè dimostrare che tali redditi si trovassero nella sua disponibilità anche al momento della realizzazione dell’incremento patrimoniale.

Comm. trib. reg. Roma, (Lazio) sez. II, 20/02/2020, n.1000



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