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Accertamento parziale: ultime sentenze

15 Settembre 2020
Accertamento parziale: ultime sentenze

La sollecita emersione della materia imponibile; la possibilità dell’Amministrazione di emanare un successivo avviso di accertamento anche in base ad elementi già acquisiti; la sussistenza di introiti non dichiarati.

L’accertamento parziale

In materia di IVA, l’accertamento parziale, ai sensi dell’art. 54, comma 5, del d.P.R. n. 633 del 1972, è uno strumento diretto a perseguire la sollecita emersione della materia imponibile, laddove le attività istruttorie non richiedano, per la loro oggettiva consistenza, ulteriori valutazioni, sicché, anche nel testo anteriore alle modifiche apportate dalla l. n. 311 del 2004, può essere fondato pure su una verifica generale, che abbia dato luogo ad un processo verbale di constatazione, in quanto la segnalazione degli organi indicati costituisce un semplice atto di comunicazione, distinto dall’attività istruttoria, da esso necessariamente presupposta.

Cassazione civile sez. trib., 05/03/2020, n.6243

L’accertamento parziale costituisce un metodo di accertamento autonomo?

L’accertamento parziale disciplinato dall’art.41bis del D.P.R. 29 settembre 1973 n.600 non costituisce un metodo di accertamento autonomo rispetto a quello previsto dagli artt.38 e 39 del D.P.R. 29 settembre 1973 n.600 e dagli artt.54 e 55 del D.P.R. 26 ottobre 1972 n.633, bensì una modalità procedurale che ne segue le medesime regole, sicché il relativo oggetto non è circoscritto ad alcune categorie di redditi e la prova può essere raggiunta anche in via presuntiva.

Comm. trib. reg. Catanzaro, (Calabria) sez. II, 03/01/2020, n.1

Finalità di sollecita emersione della materia imponibile

L’accertamento parziale, che è uno strumento diretto a perseguire finalità di sollecita emersione della materia imponibile, non costituisce un metodo di accertamento autonomo rispetto alle previsioni di cui agli artt. 38 e 39 del d.P.R. n. 600 del 1973 e 54 e 55 del d.P.R. n. 633 del 1972, bensì una modalità procedurale che ne segue le stesse regole, per cui può basarsi senza limiti anche sul metodo induttivo e il relativo avviso può essere emesso pur in presenza di una contabilità tenuta in modo regolare.

Cassazione civile sez. trib., 07/11/2019, n.28681

L’avviso di accertamento in formato digitale

L’avviso di accertamento realizzato in formato digitale, ma notificato con modalità cartacee, deve recare la sottoscrizione autografa a pena di nullità dell’atto, poiché privo del requisito della sottoscrizione. La sostituzione della sottoscrizione autografa è limitata agli atti prodotti da sistemi informativi automatizzati connotati da serialità. Nel caso di specie, tali requisiti non risultano ravvisabili nell’accertamento parziale, che necessita di un processo valutativo e muove dalla specifica disamina della singola posizione da parte dell’Ufficio.

Comm. trib. reg. Brescia, (Lombardia) sez. XXIII, 24/06/2019, n.2805

Profili tributari oggetto di contestazione

In presenza di un accertamento parziale, ex art.41 -bis del D.P.R. n. 600 del 1973, non è necessaria la presenza di “nuovi elementi” per l’emissione di un altro avviso di accertamento, dal momento che l’accertamento parziale si basa sull’esigenza di consentire all’Amministrazione di procedere con immediatezza in relazione a ben determinati profili tributari oggetto di contestazione, quindi è fatta salva la possibilità di emanare un successivo avviso di accertamento anche in base ad elementi già acquisiti dall’Ufficio.

Comm. trib. reg. Palermo, (Sicilia) sez. XII, 16/04/2019, n.2394

Condono fiscale e adesione al concordato preventivo biennale del 2003

In tema di condono fiscale, l’adesione al concordato preventivo biennale introdotto dall’art. 33 del d.l. n. 269 del 2003 (nella formulazione vigente “ratione temporis”), conv. con modif. dalla l. n. 326 del 2003, preclude all’Amministrazione finanziaria, relativamente ai redditi d’impresa o di lavoro autonomo per gli anni di imposta coperti dal concordato, accertamenti analitico-induttivi ex art. 39, comma 1, lett. d), del d.P.R. n. 600 del 1973, nell’ambito dei quali rientra anche l’accertamento parziale, ex art. 41 bis del medesimo decreto, ove fondato su elementi presuntivi.

Cassazione civile sez. trib., 08/03/2019, n.6862

L’esame di un processo verbale di constatazione

L’accertamento parziale di cui all’articolo 41-bis del d.P.R. 600/1973 è uno strumento diretto a perseguire finalità di sollecita emersione della materia imponibile laddove le attività istruttorie abbiano dato contezza della oggettiva consistenza della materia imponibile, tale da non richiedere ulteriore valutazione critica. Solo a tali condizioni l’Ufficio può accedervi facendo proprio il contenuto del processo verbale di constatazione e così beneficiando di una sorta di “automatismo argomentativo” indotto da quella fonte di conoscenza.

Tocca all’Ufficio valutare in sede di esame di un processo verbale di constatazione, se sono disponibili elementi probatori che non richiedono alcun ulteriore approfondimento per cui possono essere trasferiti, sic et simpliciter, in un atto impositivo, ovvero se assumere detti elementi quale base di partenza per un accertamento ordinario, ricorrendo, nel caso, a ricostruzioni induttive, non consentite, di contro, in sede di accertamento parziale .

Comm. trib. prov.le Milano sez. I, 28/12/2018, n.6006

Accertamento parziale: può essere integrato da un successivo accertamento?

L’accertamento parziale di cui all’art. 41 bis, comma 1, del d.P.R. n. 600 del 1973 può essere integrato da un successivo accertamento, senza che sia necessario che vengano indicati gli elementi sopraggiunti, come prescritto per l’accertamento integrativo dall’art. 43 del medesimo d.P.R., che risponde a diverse finalità, sebbene il successivo atto non possa fondarsi su fatti già emersi e non contestati: peraltro, il mancato rispetto delle indicate prescrizioni può determinare l’illegittimità solo del secondo e non anche del primo accertamento effettuato.

Cassazione civile sez. trib., 01/10/2018, n.23685

Accertamento parziale: quali finalità deve perseguire?

L’accertamento parziale, che è uno strumento diretto a perseguire finalità di sollecita emersione della materia imponibile, non costituisce un metodo di accertamento autonomo rispetto alle previsioni di cui agli artt. 38 e 39 del d.P.R. n. 600/1973 e agli artt. 54 e 55 del d.P.R. n. 633/1972, bensì una modalità procedurale che ne segue le stesse regole. Pertanto, l’accertamento parziale può basarsi senza limiti anche sul metodo induttivo e il relativo avviso può essere emesso anche in presenza di una contabilità tenuta in modo regolare.

Non è, dunque, circoscritto all’accertamento del reddito d’impresa o solo a talune delle categorie di redditi di cui all’art. 6 TUIR, del resto, è richiesto all’ufficio di fornire la prova certa del maggior reddito, prova che può invece essere raggiunta anche con le presunzioni di cui alla fonte legale.

Comm. trib. reg. Venezia, (Veneto) sez. VII, 24/09/2018, n.982

Accertamento parziale dell’Iva ed i suoi presupposti

L’accertamento parziale dell’IVA non costituisce un metodo di accertamento autonomo rispetto alle previsioni di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 38 e 39, ai fini reddituali, e D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 54 e 55, ai fini Iva, nè prevede limiti in relazione al metodo di accertamento induttivo, consentito, in linea di principio, anche in presenza di contabilità tenuta in modo regolare, quanto piuttosto una modalità procedurale che segue le stesse regole previste per gli accertamenti.

Inoltre, l’utilizzo dell’accertamento parziale è nella disponibilità degli uffici anche quando ad essi pervenga una segnalazione o processo verbale di constatazione della Guardia di finanza che fornisca elementi per ritenere la sussistenza di un reddito non dichiarato, senza che tale strumento debba essere subordinato ad una particolare semplicità della segnalazione pervenuta.

Comm. trib. reg. Torino, (Piemonte) sez. VI, 27/06/2018, n.1144

Emissione dell’avviso di accertamento parziale Iva

L’accertamento parziale dell’Iva e delle imposte dirette è uno strumento diretto a perseguire finalità di sollecita emersione della materia imponibile, ove le attività istruttorie diano contezza della sussistenza a qualsiasi titolo di attendibili posizioni debitorie e non richiedano, in ragione della loro oggettiva consistenza, l’esercizio di valutazioni ulteriori rispetto al mero recepimento del contenuto della segnalazione della Guardia di finanza, che fornisca elementi idonei a far ritenere la sussistenza di introiti non dichiarati, sicché, nel confronto con gli altri strumenti accertativi, risulta qualitativamente diverso poiché si vale di una sorta di “automatismo argomentativo”, per modo che il confezionamento dell’atto risulta possibile sulla base della sola segnalazione, senza necessità ulteriore approfondimento.

Comm. trib. reg. L’Aquila, (Abruzzo) sez. IV, 22/06/2018, n.657

Quando è legittimo l’avviso di accertamento parziale?

E’ legittimo l’avviso di accertamento parziale emesso sulle risultanze del pvc poiché esso si vale di una sorta di automatismo argomentativo, senza necessità di dar corso ad ulteriori attività di approfondimento che sono appannaggio degli accertamenti più complessi.

L’accertamento parziale è strumento diretto a perseguire finalità di sollecita emersione della materia imponibile laddove le attività istruttorie diano contezza della sussistenza a qualsiasi titolo di attendibili posizione debitorie e non richiedano perciò, in ragione della loro oggettiva consistenza, l’esercizio di una valutazione ulteriore rispetto all’attività che si risolve nel recepire e fare proprio il contenuto della segnalazione.

Nel confronto con gli altri strumenti accertativi di cui dispone l’amministrazione, che, rispetto all’accertamento che ha luogo nelle forme ordinarie, sia esso analitico o induttivo, l’accertamento parziale, pur potendo fare perno sulle medesime acquisizioni istruttorie che sono talora alla radice del primo, risulta tuttavia qualitativamente diverso, poichè esso si vale di una sorta di “automatismo argomentativo” indotto da quelle fonti di conoscenza, per modo che il confezionamento dell’atto risulta possibile sulla base della sola segnalazione, senza che si renda necessario perciò dar corso ad ulteriori attività di approfondimento che sono appannaggio di regola degli accertamenti più complessi. Il presupposto dell’accertamento parziale non è dunque quello del “notevole grado di certezza degli elementi segnalati”, ma è esclusivamente il dato formale estrinseco che la comunicazione degli elementi a fondamento della pretesa provengano da organi od enti distinti ed esterni dall’Amministrazione finanziaria procedente, indipendentemente dalla maggiore o minore complessità delle indagini che hanno portato alla acquisizione di tali elementi.

(Nella specie, il Giudice confermava la legittimità dell’accertamento parziale fondato sulle emergenze del pvc della Guardia di Finanza ritenuto convincente a dimostrare l’uso distorto delle ‘indennità di trasferta’ al fine di non sottoporre a ritenuta alla fonte somme di denaro che non erano state erogate a tale titolo).

Comm. trib. reg. Milano, (Lombardia) sez. XXII, 30/01/2018, n.387

Accertamento parziale per presunti redditi non dichiarati sulla base di segnalazioni di organi esterni

È legittima l’emissione di un accertamento parziale qualora da segnalazioni pervenute dalla Guardia di Finanza risultino elementi che consentono di stabilire l’esistenza di un reddito non dichiarato o il maggiore ammontare di un reddito parzialmente dichiarato, che avrebbe dovuto concorrere a formare il reddito imponibile

Comm. trib. reg. Venezia, (Veneto) sez. VI, 29/06/2016, n.845



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