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Valutazione equitativa del danno: ultime sentenze

15 Settembre 2020
Valutazione equitativa del danno: ultime sentenze

La liquidazione del danno biologico; l’esercizio del potere discrezionale conferito al giudice; le tabelle predisposte dal Tribunale di Milano. Le ultime pronunce giurisprudenziali sulla valutazione equitativa del danno biologico.

Valutazione equitativa del danno: presupposti ed onere probatorio

I presupposti per la valutazione equitativa del danno, prevista anche in tema di responsabilità extracontrattuale dall’art. 2056 co. 1 cc, sono due: la certezza dell’ an, ossia sull’esistenza del danno; l’incertezza del quantum, ossia l’impossibilità o l’estrema difficoltà di fornire la prova dell’effettiva misura del danno sulla base di elementi oggettivi. La valutazione equitativa del danno, quindi, non deve sopperire all’inerzia del danneggiato, nel senso che se il danneggiato ha omesso di provare elementi utili per la determinazione del danno, il giudice deve tenere conto solo degli elementi provati o notori. Il criterio della valutazione equitativa del danno da parte del giudice non riguarda, infatti, la delimitazione dei danni risarcibili e quindi il se ma la sola determinazione della misura del danno.

Tribunale Pisa, 11/05/2020, n.488

Criteri di quantificazione del danno biologico

Nella liquidazione del danno biologico, quando manchino criteri stabiliti dalla legge, l’adozione della regola equitativa di cui all’art. 1226 cod. civ. deve garantire non solo una adeguata valutazione delle circostanze del caso concreto, ma anche l’uniformità di giudizio a fronte di casi analoghi, essendo intollerabile e non rispondente ad equità che danni identici possano essere liquidati in misura diversa sol perchè esaminati da differenti Uffici giudiziari.

Garantisce tale uniformità di trattamento il riferimento al criterio di liquidazione predisposto dal Tribunale di Milano, essendo esso già ampiamente diffuso sul territorio nazionale – e al quale in applicazione dell’art. 3 Cost., va riconosciuta la valenza, in linea generale, di parametro di conformità della valutazione equitativa del danno biologico alle disposizioni di cui agli artt. 1226 e 2056 cod. civ. -, salvo che non sussistano in concreto circostanze idonee a giustificarne l’abbandono.

Tribunale Livorno, 14/11/2019, n.1118

Valutazione equitativa del danno e difetto di prova sulla ricorrenza del danno

La valutazione equitativa del danno – ai sensi dell’art. 1226 c.c. – espressione del più generale potere di cui all’art. 115 c.p.c., non può sopperire a un difetto di prova circa la ricorrenza del danno, ma soccorre sussidiariamente ove, provato il danno, sia difficile o impossibile quantificarlo. La stessa, pertanto, è subordinata, da un lato, alla condizione che risulti obiettivamente impossibile o particolarmente difficile per la parte interessata, provare il danno nel suo preciso ammontare, dall’altro non ricomprende anche l’accertamento del pregiudizio della cui liquidazione si tratta, presupponendo già assolto l’onere della parte di dimostrare la sussistenza del danno e non esonera la parte di fornire gli elementi probatori e i dati di fatto dei quali possa ragionevolmente disporre, affinché l’apprezzamento equitativo sia per quanto possibile ricondotto alla sua funzione di colmare solo le lacune insuperabili nell’iter della determinazione dell’equivalente pecuniario del danno.

(Nella specie, in applicazione dei riferiti principi, la Suprema corte ha ritenuto che correttamente il giudice del merito avesse rigettato la domanda di danni ex art. 1591 c.c., a causa della ritardata restituzione dell’immobile dopo la cessazione del rapporto, per mancanza di qualsiasi prova al riguardo, senza che tale assenza di prova potesse essere sostituita ricorrendo alla sua valutazione equitativa).

Cassazione civile sez. III, 13/11/2019, n.29330

Valutazione equitativa dei danni

L’esercizio del potere discrezionale conferito al giudice dall’art. 1226 c.c. in ordine alla valutazione equitativa del danno non esime la parte istante dal fornire gli elementi probatori ed i dati di fatto dei quali possa ragionevolmente disporre. Ciò perché l’apprezzamento equitativo deve essere ricondotto, per quanto possibile, alla sua funzione di colmare soltanto le lacune insuperabili nell’iter della determinazione del pregiudizio sofferto.

Ne consegue che, in mancanza del benché minimo dato oggettivo utilizzabile come possibile parametro di riferimento per la quantificazione, per lo meno approssimativa, del danno rivendicato di cui viene chiesto il ristoro, qualsiasi liquidazione dichiaratamente ispirata a criteri equitativi trasmoderebbe, di fatto, nell’arbitrio.

Corte appello Napoli sez. VII, 22/10/2019, n.5134

Le tabelle del tribunale di Milano

Nella liquidazione del danno biologico, quando mancano criteri stabiliti dalla legge, l’adozione della regola equitativa di cui all’art. 1226 cod. civ. deve garantire non solo una adeguata valutazione delle circostanze del caso concreto, ma anche l’uniformità di giudizio a fronte di casi analoghi, essendo intollerabile e non rispondente ad equità che danni identici possano essere liquidati in misura diversa sol perché esaminati da differenti Uffici giudiziari.

Garantisce tale uniformità di trattamento il riferimento al criterio di liquidazione predisposto dal Tribunale di Milano, essendo esso già ampiamente diffuso sul territorio nazionale – e al quale la S.C., in applicazione dell’art. 3 Cost., riconosce la valenza, in linea generale, di parametro di conformità della valutazione equitativa del danno biologico alle disposizioni di cui agli artt. 1226 e 2056 cod. civ. -, salvo che non sussistano in concreto circostanze idonee a giustificarne l’abbandono.

Tribunale Milano sez. X, 12/07/2019, n.7021

Ricorso alla valutazione equitativa del danno

Il ricorso alla valutazione equitativa del danno può essere giustificato dall’oggettiva difficoltà di fornire una prova precisa dell’utile effettivo e, quindi, del danno risarcibile.

Consiglio di Stato sez. V, 29/05/2019, n.3606

Liquidazione equitativa del danno da perdita del rapporto parentale

Nella liquidazione equitativa del danno da perdita del rapporto parentale, diversamente da quanto statuito per il pregiudizio arrecato all’integrità psico fisica, le tabelle predisposte dal Tribunale di Milano non costituiscono concretizzazione paritaria dell’equità su tutto il territorio nazionale, ma sono legittimamente adottabili a parametro di riferimento. Qualora il giudice scelga di utilizzare i predetti parametri tabellari, la personalizzazione del risarcimento non può discostarsi dalla misura minima prevista, mentre una personalizzazione che si collocasse al di sopra dei limiti massimi delle tabelle di riferimento adottate sarebbe pienamente legittima ove giustificata dalla peculiarità del caso di specie, ma la scelta di non ritenerla necessaria rientra nella legittima valutazione equitativa del danno effettuata dal giudice ai sensi dell’art. 1226 c.c., come tale non sindacabile se non sotto il profilo della carenza assoluta di motivazione nei limiti attuali sopra ricordati.

Cassazione civile sez. VI, 09/06/2020, n.10924

Valutazione equitativa del danno: somma comprensiva di capitale, interessi e rivalutazione monetaria

Nell’ambito della valutazione equitativa del danno, è consentito al giudice inglobare in un’unica somma, insieme con la prestazione principale, interessi e rivalutazione monetaria, ove anche per tali voci ricorrano le condizioni di cui all’art. 1226 c.c., dovendo egli tuttavia specificare quali vi abbia compreso, ma non anche quanto della somma totale sia da imputare a ciascuna di esse.

Cassazione civile sez. III, 22/08/2018, n.20889

La prestazione principale, gli interessi e la rivalutazione monetaria

Nell’ambito della valutazione equitativa del danno, è consentito al giudice inglobare in un’unica somma, insieme con la prestazione principale, interessi e rivalutazione monetaria, ove anche per tali voci ricorrano le condizioni di cui all’art. 1226 cod. civ., senza necessità di specificare i singoli elementi della liquidazione.

Tribunale Genova sez. IV, 14/05/2018, n.1335

La lesione dell’integrità psico-fisica

Ai fini della liquidazione del danno non patrimoniale conseguente alla lesione dell’integrità psico-fisica, il giudice d’appello non può rifiutarsi di applicare le tabelle milanesi qualora il punto abbia costituito specifico motivo di gravame, tenuto conto che l’indicazione della diversa parametrazione in sede di formulazione di tale motivo costituisce equivalente del “versare” le tabelle in atti e che può evocarsi il principio iura novit curia in relazione ad un dato ormai assurto a parametro di conformità della valutazione equitativa del danno biologico.

Cassazione civile sez. III, 14/11/2017, n.26805

Intervento di chirurgia estetica malriuscito

In sede di valutazione equitativa del danno biologico derivante da un intervento di chirurgia estetica malriuscito, il giudice di merito deve valutarne unitariamente tutte le componenti, tenendo conto anche dei profili psichico e dinamico-relazionali.

Cassazione civile sez. III, 24/10/2017, n.25109



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