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Condotta idrica: ultime sentenze

14 Settembre 2020
Condotta idrica: ultime sentenze

Opere edilizie completamente prive di autonomia funzionale; esigenze tecnico-funzionali della costruzione; impianti necessari per l’utilizzo dell’abitazione.

La nozione di volume tecnico

La nozione di volume tecnico, non computabile nel calcolo della volumetria massima consentita, può essere applicata solo con riferimento ad opere edilizie completamente prive di autonomia funzionale, anche potenziale, in quanto destinate a contenere impianti serventi di una costruzione principale per esigenze tecnico-funzionali della costruzione stessa; si tratta, in particolare, di impianti necessari per l’utilizzo dell’abitazione che non possono essere ubicati al suo interno, come quelli connessi alla condotta idrica, termica o all’ascensore ecc., mentre non sono volumi tecnici quelle parti del fabbricato che ne costituiscono parte integrante, come ad esempio i vani scale.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. II, 10/01/2018, n.149

La servitù di passaggio a favore di un fondo

La servitù di passaggio a favore di un fondo abilita i relativi titolari ad ottenere il permesso di costruire, per realizzare interventi coerenti col contenuto del diritto (nella specie, il Tribunale ha ritenuto assentibili i lavori concernenti la strada, ma non con riguardo a quelli inerenti la posa in opera della condotta idrica, ancorchè da realizzare sullo stesso tracciato stradale oggetto della servitù di passaggio, posto che, relativamente a tale ultimo intervento — per il quale sarebbe occorsa una servitù di acquedotto — le parti istanti erano prive di qualunque titolo che le abilitasse a conseguire il permesso di costruire).

T.A.R. Cagliari, (Sardegna) sez. II, 27/11/2014, n.1026

Impianti necessari per l’utilizzo dell’abitazione

Occorre osservare che la nozione di ‘volume tecnico’, non computabile nella volumetria ai fini in questione, corrisponde a un’opera priva di qualsivoglia autonomia funzionale, anche solo potenziale, perché è destinata a solo contenere, senza possibilità di alternative e comunque per una consistenza volumetrica del tutto contenuta, impianti serventi di una costruzione principale per essenziali esigenze tecnico-funzionali della medesima.

In sostanza, si tratta di impianti necessari per l’utilizzo dell’abitazione che non possono essere in alcun modo ubicati all’interno di questa, come possono essere — e sempre in difetto dell’alternativa — quelli connessi alla condotta idrica, termica o all’ascensore e simili, i quali si risolvono in semplici interventi di trasformazione senza generare aumento alcuno di carico territoriale o di impatto visivo.

Consiglio di Stato sez. VI, 31/03/2014, n.1512

Risarcimento per danni

In tema di risarcimento per danni arrecati ad un minore a seguito di una folgorazione da contatto con la corrente elettrica (nella specie il minore aveva poggiato la mano sul tubo della condotta idrica), la responsabilità ricade sui dai conduttori dell’immobile e non già sul proprietario-locatore ovvero dall’ente fornitrice di energia elettrica, qualora l’incidente dipenda da una condotta causale che non riguardi direttamente la conformazione degli impianti elettrici.

Cassazione civile sez. III, 12/03/2014, n.5643

Condotta idrica a servizio esclusivo della proprietà

In ipotesi di occupazione appropriativa, il privato non ha diritto al risarcimento del danno per il mancato godimento ed i costi di ripristino del terreno abusivamente trasformato, quando sia accertato che tale pregiudizio è inferiore al vantaggio patrimoniale che il proprietario ha ritratto dalle opere realizzate, pur illecitamente, dall’amministrazione (nella specie, il T.A.R. ha accertato che il privato aveva utilizzato il cavidotto realizzato dall’amministrazione per alloggiarvi una condotta idrica a servizio esclusivo della propria residua proprietà, lucrando un risparmio di spesa superiore al danno subito per l’occupazione abusiva).

T.A.R. Cagliari, (Sardegna) sez. II, 11/01/2014, n.15

Realizzazione di una condotta idrica

Ai sensi dell’art. 143 comma 1, lett. a), r.d. 11 dicembre 1933 n. 1775, è inammissibile per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo il ricorso avente ad oggetto l’imposizione di una servitù pubblica finalizzata alla realizzazione di una condotta idrica.

T.A.R. Palermo, (Sicilia) sez. II, 24/10/2008, n.1300

Danno cagionato da cose in custodia

La richiesta di risarcimento dei danni subiti da un immobile per effetto della rottura di una condotta idrica configura un’ipotesi inquadrabile nell’art. 2051 c.c. che prevede che il custode risponde dei danni cagionati dalla cosa che ha in custodia, salva la prova del caso fortuito. Presupposti della responsabilità per danni da cose sono la derivazione del danno dalla cosa e la custodia della stessa in capo al convenuto.

La res deve dunque essere capace di produrre lesioni a cose o persone e deve essere nella custodia di un soggetto determinato che ne abbia la disponibilità e la presunzione legale di responsabilità del custode può essere superata solo dalla prova del caso fortuito e, dunque, con la dimostrazione che il danno si è verificato per un evento non prevedibile e non superabile con la diligenza normalmente adeguata in relazione alla natura della cosa.

Tribunale Napoli sez. VI, 19/05/2020, n.3517

Esigenze tecnico-funzionali della costruzione

Sono volumi tecnici gli impianti necessari per l’utilizzo dell’abitazione che non possono essere in alcun modo ubicati all’interno di questa, come possono essere (sempre in difetto dell’alternativa) quelli connessi alla condotta idrica, termica o all’ascensore e simili, i quali si risolvono in semplici interventi di trasformazione senza generare aumento alcuno di carico territoriale o di impatto visivo. Seguendo dette coordinate, il vano scala chiuso non può essere considerato volume tecnico, tale essendo soltanto l’opera edilizia destinata a contenere impianti serventi di una costruzione principale, per esigenze tecnico-funzionali della costruzione stessa.

T.A.R. Salerno, (Campania) sez. II, 03/12/2019, n.2141

Volumetria del fabbricato

La nozione di vano tecnico identifica locali che hanno la caratteristica per altezza, dimensioni e dotazioni di escludere qualsiasi utilità abitativa, perché destinati esclusivamente agli impianti non installabili all’interno dell’abitazione cui sono asserviti; per potersi parlare di volume tecnico, dunque, occorre trovarsi dinanzi ad un’opera priva di qualsiasi autonomia funzionale, anche solo potenziale, in quanto destinata solo a contenere, senza possibilità di alternative e, comunque, per una consistenza volumetrica del tutto contenuta, impianti serventi di una costruzione principale per essenziali esigenze tecnico – funzionali della medesima; in sostanza, si tratta di impianti necessari per l’utilizzo dell’abitazione che non possono essere ubicati all’interno di questa, quali ad esempio quelli connessi alla condotta idrica, termica, all’ascensore e simili, che si risolvono in semplici interventi di trasformazione senza generale aumento di carico territoriale o di impatto visivo.

Pertanto, restano esclusi da tale categoria i locali che presentano indici rivelatori dell’intento di renderli abitabili (quali, ad esempio, locali sottotetto comunicanti con il piano sottostante mediante una scala interna), con la conseguenza che i vani tecnici, di solito irrilevanti, data la loro specifica destinazione, ai fini del calcolo della volumetria del fabbricato cui accedono, concorrono a pieno titolo e per intero a determinarne l’entità quando sono trasformati in spazi idonei all’uso residenziale.

T.A.R. Brescia, (Lombardia) sez. II, 12/06/2019, n.561

Impianti necessari per l’utilizzo dell’abitazione

Per potersi parlare di volume tecnico, occorre trovarsi dinanzi ad un’opera priva di qualsiasi autonomia funzionale, anche solo potenziale, in quanto destinata solo a contenere, senza possibilità di alternative e, comunque, per una consistenza volumetrica del tutto contenuta, impianti serventi di una costruzione principale per essenziali esigenze tecnico – funzionali della medesima; in sostanza, si tratta di impianti necessari per l’utilizzo dell’abitazione che non possono essere in alcun modo ubicati all’interno di questo come possono essere, e sempre in difetto dell’alternativa, quelli connessi alla condotta idrica, termica e all’ascensore e simili, i quali si risolvono in semplici interventi di trasformazione senza generale aumento di carico territoriale o di impatto visivo.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. VII, 28/11/2018, n.6874

Distanze legali tra edifici

In tema di distanze legali tra edifici, costituisce volume tecnico, non computabile nella volumetria della costruzione, solo l’opera edilizia priva di autonomia funzionale, anche potenziale, perché destinata a contenere impianti serventi di un edificio principale, per esigenze tecnico funzionali dell’abitazione, che non possono essere ubicati nello stessa (come quelli connessi alla condotta idrica e termica). Pertanto, non rientra in tale nozione il vano scale, il quale è parte integrante del fabbricato, ossia corpo di fabbrica.

Cassazione civile sez. II, 27/11/2018, n.30708

Impianti serventi la costruzione principale

La nozione di “volume tecnico”, non computabile nella volumetria, corrisponde a un’opera priva di qualsivoglia autonomia funzionale, anche solo potenziale, perché è destinata solo a contenere, senza possibilità di alternative e comunque per una consistenza volumetrica del tutto contenuta, impianti serventi di una costruzione principale per essenziali esigenze tecnico -funzionali della medesima.

In sostanza, si tratta di impianti necessari per l’utilizzo dell’abitazione che non possono essere in alcun modo ubicati all’interno di questa, come possono essere -e sempre in difetto dell’alternativa – quelli connessi alla condotta idrica, termica o all’ascensore e simili, i quali si risolvono in semplici interventi di trasformazione senza generare aumento alcuno di carico territoriale o di impatto visivo

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 23/03/2018, n.3299



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